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Oggi in Irlanda si vota per il referendum sull’aborto

In Irlanda l'aborto è vietato, e punito con una pena fino a 14 anni di carcere. Il 25 maggio i cittadini irlandesi sono chiamati alle urne per decidere se rendere l'aborto legale. Cosa c'è da sapere

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Il 25 maggio 2018 i cittadini irlandesi sono chiamati a decidere se vogliono o meno cambiare l’attuale legge sull’interruzione di gravidanza

Aggiornamento sabato 26 maggio: i primi exit poll indicano che l’Irlanda ha votato a favore della legalizzazione dell’aborto in occasione dello storico referendum di venerdì 25 maggio 2018.

Secondo l’exit di Irish Times/Ipsos MRBI, il 68 per cento dei cittadini irlandesi ha votato per l’abrogazione di una delle leggi più restrittive al mondo in tema di interruzione di gravidanza contro il restante 32 per cento che avrebbe preferito mantenere il divieto.

Il 25 maggio i cittadini irlandesi sono chiamati alle urne per il referendum sull’aborto. Le urne sono aperte dalle 7 ora locale e si può votare fino a stasera alle 22.

I residenti delle isole hanno già votato ieri.

Il conteggio dei voti inizierà la mattina di sabato 26 maggio e i primi risultati sono attesi per sabato pomeriggio.

Il referendum era stato indetto nel marzo 2018 dal governo irlandese dopo che il Senato ha approvato un disegno di legge, con 40 voti a favore e dieci contrari, per indire la consultazione.

Tre milioni di cittadini irlandesi sono chiamati a decidere se vogliono o meno cambiare l’attuale legge sull’interruzione di gravidanza, che vieta l’aborto sulla base dell’ottavo emendamento della Costituzione irlandese, che “riconosce il diritto alla vita del nascituro”.

Attualmente l’aborto in Irlanda è illegale anche nei casi di stupro, di incesto o di problemi del feto, e per questo migliaia di donne sono costrette ad andare ogni anno all’estero per poter abortire. Il divieto di aborto in Irlanda è stato istituito per legge nel 1983, e fino al 2013 è stato totale, e punito con una pena fino a 14 anni di carcere. 

Migliaia di donne si sono recate all’estero per abortire, come confermano i dati del ministero della Salute britannico, secondo il quale sono state 165.438 le donne che si sono recate nel Regno Unito tra il 1980 e il 2015 per abortire.

Nel solo 2016 sono state 3.265 le donne residenti in Irlanda che si sono recate in Inghilterra e Galles per aggirare il divieto irlandese.

La campagna per legalizzare l’aborto ha raggiunto il suo apice nel 2012, quando una donna indiana, Savita Halappanaar, è morta in un’ospedale di Galway in seguito ad un aborto spontaneo.

Salita aveva chiesto di abortire a causa delle complicazioni della gravidanza, ma la legge irlandese non glielo ha permesso. 

Qui abbiamo spiegato come funziona il diritto all’aborto nei vari paesi del mondo

Cenni storici sul divieto di aborto in Irlanda

L’ottavo emendamento che di fatto vieta l’aborto in maniera rigida venne introdotto nel 1983 attraverso un referendum costituzionale, e protegge “il diritto alla vita di chi non è ancora nato”.

Nel 1992, la Corte Suprema irlandese stabilì che l’aborto potesse essere praticato nel caso in cui la donna fosse in “reale e sostanziale pericolo di vita”. Tuttavia, a causa della vaghezza della norma, per molti anni quella sentenza è rimasta sostanzialmente inapplicata, anche in virtù del credo religioso di moltissimi medici in Irlanda.

Un primo reale cambiamento si è avuto soltanto nel 2013 quando, attraverso una legge votata in parlamento, il Protection of Life During Pregnancy Act, fu stabilito in maniera più chiara e stringente che, in caso di pericolo di vita della donna, la gravidanza potesse essere interrotta.

La norma fu varata a seguito delle feroci polemiche per il caso di una donna di origini indiane, Savita Halappanavar, morta per un’infezione dopo che i medici di un ospedale di Galway si erano rifiutati di rimuovere il feto, alla diciassettesima settimana di gravidanza, perché “l’Irlanda è un paese cattolico”.

Cosa dicono i sondaggi

Secondo i sondaggi, però, il sì all’abrogazione dell’ottavo emendamento è in vantaggio e ha buone possibilità di vincere il referendum del 25 maggio, sebbene la distanza con il no si stia progressivamente assottigliando.

Il fronte pro-life, nell’ultimo mese, ha infatti riguadagnato terreno. Al momento i sì sono intorno al 57 per cento; l’abrogazione della norma è sostenuta soprattutto dai giovani, dagli abitanti dei centri urbani e dai ceti più colti e benestanti.

Nell’Irlanda rurale la tradizione fortemente cattolica del paese continua a farsi sentire, sebbene già tre anni fa l’Irlanda abbia legalizzato i matrimoni gay, la prima nazione a farlo attraverso un voto popolare (i sì vinsero con il 62,1 per cento).

Manifestanti per il no al referendum del 25 maggio

Come dimostrò quella consultazione, il vento nel paese sta cambiando ormai da tempo, e persino nelle aree a più forte componente cattolica si registra un clima di apertura sui diritti civili.

In questo articolo abbiamo spiegato perché l’Irlanda è pronta a cambiare la storia e a votare sì al referendum sull’aborto il prossimo 25 maggio.

Facebook, Google e YouTube hanno deciso di bloccare tutti gli annunci pubblicitari e le inserzioni a pagamento sia della campagna del sì che di quella del no, per “per mantenere un atteggiamento di integrità nei processi elettorali”.