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I consumatori occidentali finanziano l’Isis ogni volta che comprano il talco

I talebani e l'Isis stanno combattendo per avere il controllo sulle miniere di talco nell'est dell'Afghanistan. Il minerale viene venduto in Pakistan ed esportato negli Stati Uniti e in Europa

Immagine di copertina
Miliziani dell'Isis

Lo Stato islamico e i talebani sono impegnati in una lotta per il controllo delle miniere dell’Afghanistan da cui viene estratta la maggior parte del talco usato dai consumatori europei e americani.

Il minerale, impiegato nei prodotti per bambini, nei cosmetici e anche per la costruzione di alcuni componenti delle auto, proviene da alcune aree dell’est dell’Afghanistan attualmente contese da talebani e Isis.

A rivelare l’esistenza della lotta per il controllo dell’estrazione del talco e di altri minerali come la cromite è stato Global Witness.

Il gruppo ha trascorso diversi mesi cercando di capire come i consumatori occidentali stanno finanziando i gruppi terroristici attraverso l’acquisto del talco.

Il responsabile delle ricerche di Global Witness, Nick Donovan, ha riferito che il talco è un “minerale di sangue”, riproponendo l’associazione che generalmente viene fatta tra i diamanti e lo sfruttamento.

“Questa inchiesta mostra le vie insidiose grazie alle quali i gruppi insorgenti hanno preso parte all’estrazione del talco e il rischio che anche l’Isis sia sempre più coinvolto”, spiega Donovan.

Mentre il ruolo dei talebani nell’estrazione del minerale è ormai chiara, la decisione dell’Isis di ritagliarsi uno spazio in questo ambito sembra seguire uno schema che vede il gruppo impegnato a cercare nuove fonti di guadagno per sostenere le proprie attività.

Lo stesso modello è stato seguito dal gruppo terrorista anche in Siria e in Iraq, dove l’Isis ha preso il controllo dei giacimenti di petrolio.

Lo Stato islamico, secondo quanto spiegato nel report di Global Witness, controlla una gran numero di miniere di talco, marmo e cromite nell’est dell’Afghanistan, soprattutto intorno alle loro roccaforti nel distretto di Achin, nella provincia di Nangarhar.

In quella stessa zona gli Stati Uniti sganciarono la “madre di tutte le bombe” nell’aprile del 2017 contro le postazioni dell’Isis.

Diverse fonti intervistate nel corso dell’inchiesta hanno confermato che lo Stato islamico è riuscito ad estendere il suo controllo sulle miniere nell’est dell’Afghanistan dopo alcune battaglie con i talebani.

In particolare, uno degli intervistati crede che l’Isis abbia cercato di costruire una strada che collegasse le miniere con il Pakistan per esportare il talco estratto nelle aree sotto il loro controllo.

“Lo Stato islamico sembra avere un interesse strategico nei confronti dei minerali e controlla alcune delle aree di estrazione più importanti. Siccome sappiamo già che il gruppo ha sfruttato le risorse naturali in Iraq e Siria, questo dovrebbe essere un segnale di avvertimento per il governo afghano e per l’Amministrazione Trump”, commenta Donovan.

“Devono aumentare il controllo sul commercio in zone come Nangarhar, ma anche introdurre riforme sulla trasparenza e sulla sorveglianza in modo tale che le miniere legali possano essere una valida alternativa [a quelle dell’Isis, ndr] “.

Lo studio di Global Witness fa seguito ad altre indagini che avevano già dimostrato che i talebani guadagnano ogni anno milioni di dollari dal commercio di talco e che in generale le estrazioni di diversi minerali fruttano al gruppo circa 300 milioni di dollari all’anno.

Quasi tutto il talco estratto in Afghanistan è venduto in Pakistan e successivamente esportato negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali.

“I consumatori americani ed europei stanno inconsapevolmente aiutando i gruppi estremisti dell’Afghanistan”, riferisce Donovan.

Gli Stati occidentali devono imporre delle regole più stringenti alle compagnie che importano il tabacco per controllare la provenienza del minerale ed evitare di finanziare l’Isis o i talebani.