Me

Assemblea nazionale Pd | Maurizio Martina confermato segretario reggente, Calenda: “Cose indecorose” | Diretta

Il partito è diviso tra chi vuole procedere subito all'elezione di un nuovo segretario, e chi invece punta direttamente al congresso

Immagine di copertina
Il segretario reggente del Pd Maurizio Martina

Assemblea nazionale Pd | Verso l’elezione del nuovo segretario o il congresso | Diretta

Sabato 19 maggio 2018 si è tenuta a Roma, presso l’Ergife Palace Hotel, l’Assemblea nazionale del Partito democratico.

All’ordine del giorno le dimissioni del segretario uscente del partito, Matteo Renzi, e i relativi adempimenti.

Maurizio Martina, che aspirava a diventare nuovo segretario, è stato confermato segretario reggente del partito.

Il nuovo leader sarà eletto durante il prossimo Congresso.

Lunedì 21 maggio – ore 08.20 – Calenda: “Il Pd rischia di finire, cose indecorose”. “Le cose che si sono viste nell’Assemblea di sabato non hanno nulla a che fare con un grande partito progressista che ha governato bene l’Italia per una legislatura. Cose indecorose per il Paese”. Lo sostiene Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico uscente e recentemente iscrittosi al Partito democratico.

Calenda, intervistato dal quotidiano La Repubblica, sostiene che il Pd “rischia di finire”. “Un partito che diventa la somma di ‘io sto con Renzi, io sto con Franceschini, io sto con Y’, non è più un partito ma una terza media all’ora di ricreazione”, ha aggiunto.

Nessuna tentazione di “restituire la tessera”, però, ha sottolineato Calenda, “è chiaro che il Pd così com’è non va da nessuna parte e non basta più”. “Siamo diventati un partito incomprensibile, non saprei neppure spiegare a un cittadino quello che è successo lì dentro”. Calenda auspica che “ci sia la forza di sospendere ogni confronto insulso e di avere in Gentiloni il punto di riferimento”.

Sabato 19 maggio – ore 16.50 – Martina resta segretario reggente –  L’Assemblea ha approvato all’unanimità la relazione di Maurizio Martina (294 voti a favore, 8 astenuti e nessun voto contrario) e lo ha confermato segretario reggente del partito. Il futuro del Pd sarà deciso durante il prossimo Congresso.

ore 13.15 – L’Assemblea prende atto delle dimissioni di Matteo Renzi – L’assemblea del Pd ha preso atto delle “dimissioni irrevocabili” dell’ex segretario Matteo Renzi e ha deciso di rimandare a una nuova Assemblea la decisione fra segretario eletto nell’assise o eletto al congresso. La votazione si è svolta tra i delegati democratici presenti all’Assemblea ed è stato respinto il “congelamento” delle dimissioni di Renzi, che avrebbe permesso a Martina di restare segretario reggente fino alla prossima Assemblea.

ore 12.55 – Annunciato il Congresso anticipato – “Faremo un congresso anticipato, sarà un congresso importante. Lavoriamo insieme per portare in maniera unitaria e forte questo partito a quell’appuntamento”, ha commentato il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina. “Se tocca a me, anche se sono solo poche settimane, tocca a me. Non uso parole a caso e quando dico collegialità. So benissimo che costa fatica, ma io so che questo è un lavoro da fare, in particolare in questo momento”.

ore 12.15 –  Cambiato l’ordine del giorno dell’Assemblea – La richiesta di rinviare ad un’altra riunione le dimissioni di Matteo Renzi e di concentrarsi sulla situazione politica attuale è stata approvata a maggioranza con 397 voti a favore, 221 contrari e 6 astenuti.

ore 12.10 – Messa ai voti la richiesta di rinvio delle dimissioni di Matteo Renzi – “Abbiamo all’ordine del giorno le dimissioni del segretario e gli adempimenti conseguenti. Molti, in queste settimane e in queste ore, hanno chiesto di cambiare la natura di questa nostra Assemblea di oggi per dedicarla a una discussione politica su quel che avviene nel Paese, con la possibile nascita di un governo Lega-M5s. Noi come presidenza ci siamo fatti carico di ascoltare nel modo più largo possibile, e proponiamo di accettare all’unanimità questa richiesta”. Queste le parole del presidente dell’assemblea Pd, Matteo Orfini.

ore 11.55 – Matteo Renzi potrebbe congelare le sue dimissioni – In questo modo Maurizio Martina potrebbe guidare il partito fino al congresso. Si tratta dell’ultima ipotesi di mediazione su cui stanno lavorando i membri del PD. I  sostenitori dell’ex segretario hanno respinto il testo presentato da chi invece appoggia Maurizio Martina.

ore 11.55 – Il documento dell’ordine del giornoPreso atto delle dimissioni del segretario Matteo Renzi, vista la delicata situazione politica e istituzionale e l’esigenza immediata di assumere un’adeguata iniziativa avendo una guida legittimata, l’assemblea delibera: di procedere all’elezione di un segretario in assemblea ai sensi dell’articolo 3 comma 2 dello statuto nazionale del partito. Di riconvocarsi per procedere all’indizione del congresso anticipato che si dovra’ svolgere entro quest’anno”, è quanto si legge nel documento sull’Ordine del giorno.

Verso l’elezione del nuovo segretario o il congresso

Martina spera di essere eletto per guidare la fase congressuale del partito. Con lui si sono schierati i ministri uscenti Dario Franceschini e Andrea Orlando, oltre al premier Paolo Gentiloni e al governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

La posizione dei renziani, invece, è per andare diritti al congresso in autunno, senza eleggere un segretario.

A sostenere apertamente questa posizione è il vicepresidente della Camera Rosato, che ha detto: “Le strade sono due: o si fa subito il congresso o si vota il segretario che completa il suo mandato. Il congresso è la strada più naturale”.

Se si sceglierà di eleggere un nuovo segretario, l’ala renziana intende comunque proporre un proprio nome. Secondo le indiscrezioni di stampa potrebbe trattarsi di Lorenzo Guerini.

Anche la data del congresso è stata oggetto di discussione. Inizialmente Martina aveva ventilato ipotizzato congresso e primarie per il 2019, ma poi è tornato sui suoi passi, anticipando l’appuntamento “entro l’anno in corso”.

Il Pd punta comunque ad evitare la conta interna, perché in un momento di difficoltà come questo non gioverebbe una nuova spaccatura nel partito. 

Come funziona l’elezione del nuovo segretario

Il caso di dimissioni del segretario nazionale è disciplinato dall’articolo 3 dello Statuto del Partito democratico, al comma 2.

Questo prevede che, se il segretario cessa dalla carica prima del termine del suo mandato, l’Assemblea può eleggere il nuovo segretario per la parte restante del mandato oppure determinare lo scioglimento anticipato dell’Assemblea stessa.

In caso di dimissioni, l’Assemblea può eleggere un nuovo segretario con la maggioranza dei due terzi dei componenti.

Nel caso in cui nessun candidato ottenga questa maggioranza, si procede a nuove elezioni sia per il segretario sia per l’Assemblea.

Negli scorsi giorni il presidente del Pd Matteo Orfini ha spiegato che “l’assemblea o elegge il nuovo segretario o decide di convocare il congresso. Se convoca il congresso resta la presidenza del partito, il presidente e i vice che rappresentano le minoranze, ma soprattutto viene nominata la commissione del congresso, terza, plurale, che gestisce il congresso. Non ci sono altre soluzioni possibili”.