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Congo, il virus Ebola raggiunge le città: allarme aumento esplosivo dei casi

Il focolaio di ebola in corso nel paese ha raggiunto la prima grande città, Wangata, di circa un milione di abitanti, a 130 chilometri dall'epicentro dell’epidemia

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Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC)  è allarme ebola.

Sembrava fosse stato definitivamente debellato, ma un nuovo focolaio del virus ha cominciato nuovamente a mietere vittime. Almeno 20 persone sono decedute per febbre emorragica lo scorso aprile.

Nello specifico, dal 4 aprile al 13 maggio 2018, si sono registrati nuovi episodi nella zona di Bikoro, a nord ovest del paese, nella provincia di Equateur: in tutto ci sono 42 casi, tra cui due confermati, 25 probabili e dodici sospetti. Il rischio di contagio è ritenuto elevato per il paese africano, ma meno per gli stati confinanti.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che è impegnata in questi giorni contro il nuovo focolaio ha fatto sapere che “un nuovo caso di malattia da virus ebola è stato confermato a Wangata, uno dei tre distretti sanitari di Mbandaka, una città di quasi 1,2 milioni di abitanti nella provincia di Equateur, nella Repubblica Democratica del Congo nordoccidentale”.

Lo hanno confermato le autorità sanitarie locali, secondo cui il confermato in città ha portato il totale dei casi, fra sicuri e sospetti, a 42.

Il focolaio di ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo ha quindi raggiunto la prima grande città, di circa un milione di abitanti, a 130 chilometri dall’epicentro dell’epidemia.

“Entriamo quindi in una nuova fase dell’epidemia di ebola, che attualmente interessa tre distretti, di cui uno urbano”, ha confermato il Ministero della Salute.

“Questo è uno sviluppo importante del focolaio”, ha detto Salama, portavoce dell’Oms, alla Bbc. Abbiamo un ebola urbano, che è molto diverso da quello rurale. Ora c’è il potenziale per un aumento esplosivo dei casi”.

Mercoledì 16 maggio, 5.400 dosi di vaccino contro l’ebola sono giunte nel paese, ed è stata intensificata la sorveglianza di tutte le rotte, con controllo alle vie di accesso e uscita dal Congo.

Il vaccino che sarà usato è il Vsv Zebov e V920 e ne sono state preparate già 4300 dosi a Ginevra e 300mila negli Usa.

L’équipe di emergenza di Medici Senza Frontiere presente nel paese è sul posto e da sabato scorso sta supportando il Ministero della Salute per affrontare la situazione.

L’ebola è una malattia frequente in RDC, con epidemie ripetute ma contenute nel paese.

Si tratta del nono focolaio di ebola nella RDC da quando gli scienziati hanno identificato per la prima volta la malattia.

La maggior parte dei focolai del paese si esaurisce rapidamente perché si verificano in zone relativamente remote, ma ciascuno di essi ha fatto registrare un elevato tasso di mortalità.

I primi casi di ebola noti al mondo si sono verificati nella RDC nel 1976 (quando il paese si chiamava Zaire), causando la morte di 280 delle 318 persone sicuramente infette. Nel 2017 sono stati segnalati otto casi e la metà delle persone infette è morta.

La malattia si diffonde tra gli esseri umani attraverso il contatto diretto con i liquidi corporei di una persona malata o morta di ebola. Può essere trasmessa tramite contatto sessuale. E può anche diffondersi a persone che entrano in contatto con i liquidi corporei o le viscere di primati o pipistrelli infetti, per esempio quando qualcuno prepara questi animali come cibo.

La maggior parte dei focolai ha avuto origine in Africa o altrove in seguito a incidenti di laboratorio, ed è rimasta circoscritta, ma persone provenienti dai siti di un focolaio che aveva colpito l’Africa occidentale nel 2014 hanno portato a casi isolati in varie località tra cui il Regno Unito, Italia, Spagna e Stati Uniti.

Gli esperti di ebola nutrono vari sospetti sul fatto che la RDC sia così vulnerabile. La maggior parte delle teorie riguarda le grandi aree boschive del paese e la possibilità che i pipistrelli della frutta infetti, largamente considerati il principale serbatoio della malattia, siano comuni nelle zone colpite.

“Se vivi o lavori in una foresta dove si rifugiano i pipistrelli, potresti avere la sfortuna di entrare in contatto con il guano di pipistrello di un animale infetto. O magari di imbattersi nella saliva o nel guano di un animale infetto finito su un pezzo di frutta”, dice Daniel Bausch, esperto di ebola e direttore del Public Health Rapid Support Team britannico.

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