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Buffon: “Sabato sarà la mia ultima partita con la Juventus. Modo migliore per finire la mia avventura. Futuro? Deciderò prossima settimana”

Il portiere bianconero: "Mai sentito "sopportato". Orgoglioso delle mie prestazioni. Ho diverse offerte"

Immagine di copertina
Il portiere della Juventus Gigi Buffon

Conferenza stampa Buffon | Diretta (aggiornare continuamente per nuovi aggiornamenti)|LIVE:

Inizia la conferenza stampa. Prende la parola il presidente della Juventus Andrea Agnelli che dopo aver elencato i numeri di Buffon aggiunge: “Gigi è ambizioso, leale, timido e sincero. E’ stato in paradiso, poi all’inferno, e poi ancora in paradiso. Il 2018 è stato un anno logorante. Speravamo di arrivare a Kiev. Invece, prima Italia-Svezia, poi l’infortunio e poi il finale in Champions. Senza dimenticare il gol di Koulibaly che poteva rovinare la festa per il settimo scudetto. Gli eventi di quest’anno non possono cambiare gli eventi pianificati da tempo. Szczesny il prossimo anno difenderà la porta il prossimo anno”.

L’introduzione di Buffon, visibilmente commosso: “Volevo ringraziare il presidente che per me è qualcosa di più, abbiamo sviluppato un rapporto unico, di vicinanza, di amicizia. I fattori che hanno fatto che ciò avvenisse sono quelli dell’onestà, della lealtà e della lotta feroce all’ipocrisia. Il fatto che lui sia presente insieme ai dirigenti e a Chiellini che prenderà la fascia di capitano fa piacere. Avete un ruolo importante anche per veicolare determinati messaggi”.

“Al netto delle polemiche devo dire grazie anche a voi, non perché è un fatto dovuto, ma perché è un fatto sentito. Giornata particolare per me. Ricca di emozioni. Ci arrivo con tanta serenità, felicità e appagamento. Sentimenti figli di un percorso straordinario e bellissimo che ho avuto la fortuna di poter condividere con tante persone che mi hanno voluto veramente bene. Bene che ho percepito giorno dopo giorno. Ho lottato e cercato di fare del mio meglio”.

“Sabato sarà la mia ultima partita con la Juventus e credo che sia il modo migliore per finire questa grandissima avventura. Finirla con due vittorie importanti. Finirla con la vicinanza e l’accompagnamento di Andrea e del popolo juventino. La mia paura era di arrivare alla fine da sopportato o da giocatore con il motore fuso. Posso dire che non è così. Sono orgoglioso di aver espresso in campo prestazioni all’altezza del mio nome e di quello della Juventus”.

“Arrivo a questo saluto sereno e felice. Il salto alla Juve è stato uno step giusto e che mi ha fatto crescere. Devo solo dire grazie a questo club. Lo ringrazierò per sempre”.

Cosa farai nel futuro?

“Sabato giocherò una partita. Questa è l’unica cosa certa. Andrea è un consigliere del quale non posso privarmi. Sono arrivate delle proposte e delle sfide stimolante, dentro il campo e fuori dal campo. La più prestigiosa fuori dal campo è arrivata proprio da Andrea Agnelli. La prossima settimana prenderò una decisione certa”.ù

Hai pensato che qualcosa potesse andare storto nel corso di questa stagione?

“E’ stata una stagione con dei bassi clamorosi, e dei picchi incredibili. E tutto questo ha fatto in modo che la razionalità venisse meno. Ho avuto diverse perplessità, sicuramente dopo Juve-Napoli. Ma per l’ennesima volta abbiamo dato una risposta incredibile”.

A Roma contro il Milan ho visto due parate che hanno fatto stridere età anagrafica e integrità fisica. Un anno in più non si poteva fare? Lasci la Juventus più forte di sempre?

“La prossima settimana sarà la settimana delle decisioni definitive per capire se farò un altro anno. Decisioni che non cambieranno il mio umore e il mio stato. Io fino a 15 giorni fa ero un ex giocatore e l’avevo accettato con serenità, quindi qualunque cosa capiti sarò felice e sereno, perché per me l’importante era non intaccare questa mezza vita con la Juve e deludere le aspettative loro e di chi ha creduto in me. Io credo che avendo fatto mio il modus operandi e ragionando della Juve e avendo condiviso insieme per tutto l’anno le nostre impressioni, io sono fermamente convinto che la Juve essendo una società seria debba programmare il futuro. E io che sono stato giocatore per quasi 20 anni e capitano per 7-8 sono il primo che lo capisce e ho pensato fosse giusto così. Per me era giusto concludere nel miglior modo possibile, poi la Juve non scordiamoci che ha un valore di portiere eccelso almeno al mio pari e che ha 13 anni in meno di me… Se è la Juve più grande di sempre non posso dirlo perché mancherei di rispetto a chi ha vinto qualcosa di più importante di noi. Che sia la Juve più solida, testarda e continua quello probabilmente sì, perché lo dicono i risultati”.

Tra le proposte è da escludere l’Italia?

“Non se ne parla per l’Italia. Ci poteva essere un ritorno al Parma, ma sono cose romanzate, sogni da bambino, ma niente di più”.

Quanto sei orgoglioso di quello che hai fatto dal 2010 in poi, con l’infortunio che faceva pensare  fossi finito?

“Quella è stata la svolta per me. In quel momento tutti, anche giustamente, pensavano che Buffon avesse finito la sua grande carriera. Ho trovato dentro di me, anche grazie a loro, la forza per dire che volevo che questa grande carriera diventasse unica. Per farlo però c’era da mettersi sotto, lavorare, soffrire e migliorare nonostante le vittorie. Questo tipo di sfida, questo tipo di obiettivo, ha fatto sì che a distanza di otto anni siamo qui con tanti trofei in più vinti anche grazie ai miei compagni e con tanta soddisfazione in più. E all’epoca questo era impensabile anche per me, ma sono una persona che si nutre di sogni e ambizioni e per me l’essenza della vita è quella: trovare una sfida”.

Qual è il sentimento prevalente?

“Una grande gratificazione. L’essere gratificato, sentire tutta questa vicinanza da parte della società, dei miei ex compagni e delle persone vicine a me. Per il futuro devo dire che non ho paura, un po’ di incertezza come succede a chi fa grandi cambiamenti. Ma come ho detto prima vivo per questo, vivo per uscire dalle zone di comfort e andare a misurarmi in avventure più complicate. Questo è un modo per pesarsi maggiormente e misurarsi”.

Domanda ad Agnelli: prima Gigi ha detto che l’offerta più interessante l’ha avuta da te… Ce la puoi raccontare?

“Abbiamo ragionato su un percorso lontano dal campo di gioco. Per me qualunque ruolo passa da un percorso di lunga formazione. L’inizio quindi è stato prospettare un anno di seria formazione per avere competenza e consapevolezza del significato di gestione di un club a 360 gradi. Da lì poi si può capire qual è la direzione più giusta. Questo vale per Gigi ma anche per i dipendenti di qualsiasi società”.

Quale mestiere immagine Buffon per sé stesso? L’ipotesi di continuare varrebbe anche per la Nazionale?

“Per quel che riguarda il fuori campo penso che innanzitutto un periodo di formazione e di presa di coscienza di ciò che vuol dire stare all’esterno del prato verde e quindi stare in società significa secondo me capire quali possono essere gli interessi predominanti e quindi il tipo di indirizzo specifico da prendere. Per quel che riguarda invece la Nazionale io ho detto che se Buffon era diventato un problema tre mesi fa non oso pensare cosa possa essere tre mesi dopo. Quindi poi ipoteticamente sei mesi dopo, un anno dopo eccetera. Diventerebbe qualcosa di complicato da gestire, qualcosa dal quale voglio tenermi lontano perché non penso di meritarlo. Penso che la Nazionale abbia già dei grandi e giovani portieri che hanno bisogno di fare esperienza”.

Il club che ti ha contattato o ti contatterà per continuare a giocare, cosa ti deve offrire per convincerti?

“Si va in base a percezioni, ciò che ti trasmette, l’importanza che puoi avere in un certo progetto, gli stimoli che potresti avere e il mio stato di forma fisico. Sono tante riflessioni che io devo fare senza lasciarmi condizionare dall’impeto e dall’esaltazione del momento. Sicuramente non sono uno, come dicevo tanto tempo fa, che pensa sia giusto andare a finire la carriera in chissà quale campionato di terza o quarta fascia perché sono un animale da competizione e sinceramente in quel contesto io non potrei vivere e non mi sentirei a mio agio”.

Qual è l’orgoglio di un ragazzo che al momento di cambiare vita viene accostato alla FIGC, alla FIFA, alla Juve?

“Sicuramente mi inorgoglisce, ma per il tipo di carattere che ho non voglio dare delusioni a chi ha fiducia in me. Il giorno in cui avrò la certezza di intraprendere un altro ruolo lo voglio fare con la pienezza di avere le conoscenze che servono per farlo nel migliore dei modi. Sento forte il senso del dovere e la responsabilità di non tradire gli altri e la loro fiducia”.

Che stato d’animo hai aspettando la decisione della UEFA su quanto successo a Madrid contro il Real nella gara di Champions League?

“Per quella che potrebbe essere una squalifica per il dopo Madrid penso sia anche giusto. In campo io credo che l’arbitro abbia decretato un’espulsione che a oggi non ho ancora compreso e con l’onestà intellettuale del caso credo che anche voi più che focalizzarvi sulle mie dichiarazioni dovreste porre un interrogativo su un’azione che non trova un riscontro coerente. Per quello che ho esternato fuori dal campo, l’ho detto qualche giorno dopo, è evidente che abbia trasceso e di quello ne sono estremamente dispiaciuto perché in 23 anni di Champions League non sono mai stato né espulso né squalificato, per cui penso anche di aver avuto sempre una condotta educata e sportiva con tutti. Era sicuramente una situazione particolare e a distanza di giorni ho detto che il Buffon di quella sera con i sentimenti e l’animo dilaniato di quella sera, non poteva che dire quelle cose. Passati due giorni, come ho detto anche ai vostri colleghi delle Iene, è chiaro che mi è dispiaciuto aver offeso l’arbitro. Perché l’arbitro fa un lavoro difficile, ma se l’avessi visto dopo due giorni l’averi abbracciato chiedendogli scusa, ma conservando il mio pensiero. Ma niente di più, non porto rancore e sono molto sereno in una situazione normale”.

Il futuro da dirigente alla Juventus resta un pensiero?

“Che la Juventus per me rappresenti famiglia penso sia sotto gli occhi di tutti. Che io possa essere onorato di essere percepito come uno della famiglia in questi anni e in queste ultime ore credo che Andrea me lo abbia fatto sentire con tanta forza. La Juventus è una società che programma il futuro e il suo futuro è come il presente e come il passato: vincente. Se un giorno dovrò essere considerato un elemento sul quale fare affidamento perché posso spendermi e posso dare qualcosa alla causa è chiaro che per me la Juve ha la precedenza su tutto. Però non deve essere un’imposizione o qualcosa che devo sentire di diritto perché la Juve con me è pari. Con il club siamo pari. Mi ha dato talmente tanto che un qualcosa in più sarebbe un ulteriore gesto di generosità nei miei confronti”.

C’è l’ipotesi di un uscire totalmente dal calcio?

“Rianalizzando la stagione mi sono dimenticato un dettaglio da non sottovalutare. Emotivamente febbraio e marzo sono stati mesi complicati. L’elaborazione del ritiro ti tocca dentro. Da aprile sono tornato ad essere leggero, fiducioso e felice come lo sono stato nei giorni migliori e questo grazie anche all’appoggio di tutte le componenti. Anche col presidente ho pensato che in caso di ritiro anche sei mesi sabbatici non mi farebbero male”.

In passato hai detto che ti sarebbe piaciuto giocare in Premier League. C’è la possibilità di un’esperienza in Inghilterra?

“Ho detto che ho ricevuto qualche proposta molto interessante fuori campo. La prossima settimana, a bocce ferme, ed in una situazione emotiva tranquilla deciderò il meglio per me. Ora fare totosquadre e totocampionati non ha senso. Se continuo è perché ho l’ambizione di lottare ancora per grandi traguardi. E’ l’unico modo in cui concepisco lo sport”.

Qual è l’eredità più grande che hai lasciato a Szczesny?

“Tek è un ragazzo intelligente che sin dal primo giorno, oltre all’aspetto tecnico, era anche incuriosito dal modo in cui si sta in uno spogliatoio come quello della Juve. Oltre me ha avuto anti ottimi esempi dai quali attingere e maturare. Parlo di Giorgio, Barza, Marchisio, Khedira, Licht”.

Sabato l’ultima con la Juve. Che giornata ti aspetti?

“Me la immagino come una giornata pregna di sensazioni. Sentire che sono stato sempre percepito come uno della Juve e come uno da Juve. Per le celebrazioni non sono un soggetto adatto. Già da bimbo non mi piacevano i compleanni per non sentirmi al centro dell’attenzione. Per me tutto quello che c’è stato e ci sarà fino a sabato sarà il ricordo più bello. Non ho bisogno di altro tipo di manifestazioni perché ne ho già avute tante”.

Hai mai penato o ipotizzato di fare un altro anno alla Juve da vice?

“Con Andrea abbiamo parlato di tutto, però come dicevo prima un giocatore come me che si è sempre professato juventino e ha sempre sottoscritto con forza il modo di pensare e programmare della Juve, secondo me è cosa buona e intelligente, visto che sono stato anche capitano di questa squadra, capire quando è il momento. Anche perché la Juve ha un portiere che vale me e ha 13 anni in meno di me. La mia presenza lo porterebbe a ricevere paragoni inutili  che metterebbero in disagio anche me. E io per la Juve non posso vivere situazioni di disagio. È talmente normale e la fine è stata così bella e condivisa che più di così cosa posso volere? Mi sento una persona fortunata e sono onorato di essere stato accompagnato da compagni, amici, superiori e colleghi”.

Pensando a sabato ci sono similitudini con il ritiro di Del Piero. Quello sembrava l’inizio di un ciclo, sabato si chiude un ciclo?

“Sarebbe grave. Se pensassi una cosa simile significherebbe che non avrei capito nulla della Juve e avrei speso male questi anni. La Juve prima di me ha avuto tantissimi grandi portieri. Se io avessi solo la minima presunzione che la Juve senza di me finirebbe un ciclo sarei da rinchiudere. L’unica certezza che ha un tifoso della Juve è la famiglia. Una famiglia che è 95 anni che guida questa squadra con tali risultati ha una forza data dai risultati pazzesca. Io sono stato una  parte importante, ma piccola di questa storia. La Juve programma con anticipo, sapeva che sarebbe arrivato il mio addio e non si fa trovare impreparata e continuerà a vincere come quando c’ero io e magari anche di più perché quei traguardi importanti arriveranno ne sono certo”.

Cosa ti senti di dire a Chiellini che prenderà la fascia da capitano?

“A Giorgio non posso dare consigli. Con lui abbiamo vissuto in simbiosi per 13 anni nello spogliatoio e in campo. Sappiamo perfettamente, abbiamo sviluppato con esperienza la modalità con cui si arriva ai risultati. E Giorgio incarna alla perfezione quello che deve essere il capitano della Juventus. Posso solo fargli un in bocca al lupo speciale e sincero, perché tra i traguardi che ho raggiunto c’è anche quello dell’imbattibilità. Se pensassi che la Juve senza di me non vince, sarei da rinchiudere, così come se pensassi che quel recod sia solo merito mio. Di quel record io valgo un ventesimo e devo ringraziare Giorgio e tutti. Grazie di cuore Giorgio, sono sicuro che non mi farà rimpiangere.

Il 4 giugno sarai in campo con la maglia azzurra per Italia-Olanda?

“No, non ci sarò. Come ho detto poc’anzi la Nazionale è un’altra parentesi che ha caratterizzato il mio percorso e la mia vita calcistica e le persone che hanno composto la dirigenza e la squadra il meglio di loro me l’hanno dato mentre combattevamo per i risultati. Non ho bisogno di altri attestati di stima, affetto e celebrazioni varie. Le persone, come ho detto prima, vanno celebrate, come ho detto prima, da vive e non da morte, se si ritiene lo meritino”.

Hai sentito Casillas, che ha vissuto un’esperienza simile?

“No, non l’ho sentito, ma secondo me è una situazione un po’ diversa secondo me. Qui hai persone che realmente, empaticamente ti sono vicine e pensano che quello che accadrà da sabato sarà più giusto per tutti. Iker con il Real non so come si sia lasciato e non so quali fossero le volontà delle parti”.

In chiusura di conferenza stampa ha ripreso la parola il presidente bianconero Andrea Agnelli che ha voluto ringraziare nuovamente Gigi Buffon a cui tutta la sala stampa ha riservato un lungo applauso.

Conferenza stampa Gigi Buffon

Continuerà a giocare o appenderà i guanti al chiodo? Farà il dirigente sportivo o qualcos’altro? Sono tantissime le domande a cui il portiere della Juventus Gigi Buffon risponderà a partire dalle 11.30 quando inizierà la conferenza stampa annunciata dal club bianconero qualche giorno fa.

Evento che TPI seguirà LIVE con una diretta testuale.

Quel che è certo è che quella di oggi sarà una giornata storica per Gigi e non solo. Buffon infatti ha rappresentato tanto per i tifosi italiani e della Juventus. E’ stato (e forse ancora è) il portiere più forte del Mondo. Quel Mondo conquistato nel 2006 con la maglia azzurra nell’indimenticabile Mondiale in Germania.

Primati polverizzati, trionfi memorabili e tanta Juve. Il Club che Gigi non ha abbandonato neppure dopo la vicenda Calciopoli e la conseguente retrocessione in B decretata a tavolino. Impossibile sintetizzare una carriera molto probabilmente irripetibile e certamente memorabile.

Dall’esordio in serie A del 19 novembre 1995 (Parma-Milan), ad appena 17 anni. All’ultimo scudetto (il settimo consecutivo con la Juve). In mezzo l’esordio in Nazionale (1997), i primi trofei con il Parma (1998-1999), il passaggio in bianconero (2001), le finali di Champions League perse (con il Milan nel 2003, con il Barcellona nel 2015 e con il Real Madrid nel 2017), Calciopoli, il Mondiale del 2006 e tante, tante altre emozioni.