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Da Foodora a Deliveroo: la prima legge in Italia per tutelare i riders arriva dalla Regione Lazio

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti spiega come funziona e a cosa serve la legge che intende scrivere per promuovere e garantire i diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali

Immagine di copertina
Rider Foodora.

Una legge per promuovere e garantire tutele e diritti ai lavoratori delle piattaforme digitali: la Regione Lazio, su iniziativa del presidente Nicola Zingaretti, la intende scrivere entro i primi 100 giorni di mandato “perché vogliamo porre fine a un limbo dei diritti che rischia di popolarsi sempre di più nei prossimi anni. Proprio perché stiamo puntando con forza sull’innovazione e sui servizi che derivano dallo sviluppo digitale non possiamo far finta che finora tanti lavoratori sono andati avanti senza regole certe”.

“Sono convinto che l’Italia e il Lazio abbiano bisogno di più innovazione ma anche di più diritti. Fare innovazione infatti significa investire nella ricerca, nell’università, nel sostegno alle Pmi che vogliono innovare, ma è importante che accanto a questa innovazione tecnologica ci sia una innovazione nella sfera dei diritti. Anche a questa tipologia di lavoro, che esiste e si vede anche in strada, bisogna dare una dignità e va inserita nella sfera di diritti che questo Paese nel Dopoguerra ha costruito. Non si può escludere una nuova generazione da una sfera di diritti e non si può fermare il progresso, quindi questa innovazione va accompagnata”.

Ecco come funziona e a cosa serve la legge che approveremo:

  • Tutele per le nuove forme del mercato del lavoro. La novità, inizialmente, riguarderà i rider, ma potrà poi essere allargata anche ad altre tipologie di fragilità, con particolare attenzione proprio ai nuovi mercati del lavoro che si aprono con la rivoluzione digitale. Il percorso inizia oggi con la memoria di Giunta che abbiamo approvato.
  • Un percorso nel segno della condivisione, insieme a tutti gli attori. La proposta di legge avrà il massimo della condivisione possibile: proprio ieri abbiamo incontrato i sindacati per avviare il percorso di elaborazione di un foglio dei diritti del lavoro digitale. Un documento d’intenti che contiene già alcune proposte di tutela per i lavoratori della gig economy. Continueremo con il coinvolgimento delle aziende.
  • La consultazione pubblica attraverso il Web. Partirà tra 10 giorni, vogliamo un confronto aperto al contributo delle imprese, dei singoli cittadini, degli studiosi, degli stessi lavoratori che hanno sperimentato personalmente questa forma di lavoro. La consultazione si chiuderà il 14 giugno, e il nostro obiettivo è portare in Giunta la proposta di legge entro il 28 giugno.
  • L’anagrafe del lavoro digitale: Attualmente sul numero di operatori coinvolti esistono solo stime. Anche per questo un ulteriore strumento di cui la Regione si vuole dotare è un’anagrafe 4.0 a cui i lavoratori digitali possono iscriversi (in pieno rispetto della privacy).  Potranno registrarsi sia le imprese che operano nella Gig economy sia i lavoratori che offrono il proprio lavoro attraverso app digitali. È grazie a questa iscrizione che possono successivamente essere erogate le tutele previste dalla Legge. La Regione si farà così garante di un patto tra lavoratori e aziende, a cui parteciperà anche con proprie iniziative.
  • Da apripista per l’Italia. Sentiamo il dovere di farci promotori di un dibattito nazionale. Proprio su questo terreno credo sia già evidente un protagonismo delle istituzioni locali, su cui ricadono più direttamente i problemi. Serve quindi una piena collaborazione tra parti dello stato per trovare soluzioni condivise e sostenibili. Il vuoto normativo che si è creato attorno alla gig economy ci impone di impegnarci per garantire diritti inalienabili di ogni lavoratore e investendo anche risorse regionali per garantire le giuste tutele previdenziali, assicurative e sanitarie.

Tutele e diritti:

  • Ci faremo promotori di stabilire, attraverso la contrattazione collettiva, un salario minimo da garantire ai lavoratori;
  • Avvieremo politiche di natura sanitaria (per esempio controlli periodici sulla salute dei rider);
  • Contributi per la previdenza e garanzie assicurative;
  • Politiche di formazione, perché il “lavoretto” non diventi una trappola senza via d’uscita;
  • Potenzieremo l’informazione attraverso i centri per l’impiego i rider devono sapere che c’è un luogo fisico dove potersi rivolgere a loro dedicato.

Conoscenza e monitoraggio del fenomeno gig economy:

  • L’anagrafe regionale ci consentirà inoltre di monitorare la situazione dei lavoratori e di intervenire in maniera più mirata dove c’è bisogno;
  • Introdurremo strumenti permanenti di confronto tra le Parti sociali per monitorare l’incidenza di questa legge su un settore nuovo e in continua evoluzione come la gig economy.

Qui l’articolo originale pubblicato sul sito della Regione Lazio.