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Tutto quello che c’è da sapere sul Ramadan

Cos'è, perché si festeggia e come funziona il mese sacro del Ramadan per i musulmani, spiegato senza giri di parole

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Per 1.6 miliardi di persone nel mondo martedì 15 maggio inizia il Ramadan, che termina il 14 giugno, giorno di festa chiamato Aid Al Fitr o Aid Assaghir.

Tutti parlano del mese di digiuno, ma pochi sanno come funziona esattamente. Qui ci sono alcune cose, non necessariamente scontate, da sapere a riguardo:

Cos’è il Ramadan?

Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico e dura 29 o 30 giorni. Il numero dei giorni varia in base all’osservazione della prima falce di luna nuova, essendo i mesi del calendario islamico basati proprio su una scansione del tempo lunare.

Cosa si fa durante il Ramadan

Per tutto il mese i fedeli devono astenersi dal mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali tra l’alba e il tramonto e festeggeranno in preghiera la rivelazione del Corano da parte di Dio a Maometto. Nel mese del Ramadan (in cui secondo la tradizione il Profeta consumava solo un bicchiere di latte di capra e sei datteri al giorno) il Corano prevede che siano esentati dal digiuno i bambini, i malati, le donne incinte e coloro che devono intraprendere lunghi viaggi. Prima di ritirarsi per la notte i fedeli sono chiamati a speciali preghiere comunitarie in cui si recitano lunghi passi del Corano.

La preghiera

Durante il Ramadan ogni musulmano praticante deve recarsi a pregare in moschea. In questo periodo oltre alle consuete cinque preghiere giornaliere si deve recitare una preghiera speciale, il Taraweeh, la preghiera notturna.

Cosa significa calendario islamico?

Il calendario islamico è un calendario lunare in cui l’anno zero corrisponde al 622 d.C., anno in cui il profeta Maometto e i primi devoti musulmani si trasferirono dalla città di Mecca a quella di Medina, nella emigrazione storica nota come l’Egira. Per i musulmani l’anno corrente è il 1438.

Perché il Ramadan non è mai nello stesso periodo dell’anno?

Il calendario lunare dura circa dieci giorni in meno rispetto a quello solare gregoriano utilizzato nella maggior parte del mondo. Ogni anno, quindi, tutti i mesi islamici arrivano con dieci giorni di anticipo rispetto all’anno precedente.

Perché è un mese sacro?

Secondo la tradizione islamica, i primi versi del Corano furono rivelati al profeta Maometto proprio durante il Ramadan, nella notte di Laylat al-Qadr, che corrisponde a una delle notti dispari negli ultimi dieci giorni del mese. I musulmani credono che in questa notte Dio perdoni ogni peccato ed esaudisca ogni desiderio, ma non avendo la certezza di quale notte si tratti esattamente, i fedeli passano tutte le notti dispari degli ultimi dieci giorni a pregare.

In cosa consiste il digiuno?

Il digiuno è spesso largamente inteso come un’astinenza dal cibo, ma non è solo questo. I digiuni del Ramadan prevedono che ci si astenga dal bere, mangiare, avere rapporti sessuali, mentire, fumare, usare un linguaggio scurrile e fare la guerra, laddove “fare la guerra” si può anche riferire all’atto di tagliare un albero. Bisogna essere più devoti possibile, fare beneficenza e passare molto tempo a leggere il Corano e meditare. Il Corano è diviso in 30 parti uguali chiamate juz’, e molti fedeli ne leggono una al giorno in questo mese.

Quanto dura il digiuno?

Il digiuno comincia prima dell’alba e termina dopo il tramonto. Non bisogna mangiare o bere nulla nelle ore di luce. In Italia, nel 2017, bisogna smettere di mangiare intorno alle 3:30 di mattina e riprendere a farlo dopo le 20:30, ma gli orari variano da città a città. Nei Paesi più a nord, dove durante l’estate il sole non tramonta o tramonta solo brevemente, si tendono a rispettare gli stessi orari della Mecca. 

Quali sono le differenze di durata del digiuno nel mondo?

Il digiuno dipende dagli orari dell’alba e del tramonto e per questo motivo varia in ogni area geografica del mondo. Si va, quindi, da una durata del digiuno di dieci ore al giorno in Cile a una di 21 ore in Groenlandia. Al Jazeera ha sintetizzato in una mappa la diversa durata del digiuno in ogni zona del mondo: 

Chi deve digiunare?

Il digiuno in questo mese è obbligatorio per tutti i fedeli che possono sostenerlo. Bambini, anziani, persone malate, viaggiatori e donne incinte, in fase di allattamento o mestruate, sono esenti dall’obbligo religioso.

Cosa succede se non si rispetta il digiuno?

Se una persona non è in grado di digiunare può decidere se recuperare i digiuni durante l’anno, prima dell’arrivo del prossimo Ramadan, o se dare un pasto a un povero per ogni giorno di digiuno che salta.

Perché si digiuna?

Per disciplinarsi e purificarsi. I musulmani imparano a controllare le loro voglie e reprimere i loro istinti. Imparano a essere padroni di se stessi e si avvicinano a Dio.

Si può mangiare qualsiasi cosa al termine del digiuno?

Sì. Dopo aver recitato una brevissima preghiera, si è soliti mangiare datteri o bere acqua per aprire il digiuno, come faceva il profeta Maometto. Segue poi un pasto abbondante.

Cosa succede dopo l’ultimo giorno di digiuno?

Si festeggia. La festa che cade alla fine del Ramadan si chiama Eid ul Fitr. I festeggiamenti cominciano con il sorgere della luna nuova. Durante l’Eid, i musulmani indossano i loro vestiti migliori, partecipano in processioni religiose, si scambiano regali, passano del tempo con la loro famiglia, mangiano abbondantemente e si augurano a vicenda Eid mubarak, ovvero “buon Eid“. La maggior parte dei fedeli dona soldi in beneficenza per assicurarsi che anche i meno fortunati possano festeggiare.

Cosa succede se non si rispettano le regole del Ramadan

Chi dovesse contravvenire volontariamente a qualche regola, a cominciare dal digiuno, ha l’obbligo di rimediare attraverso atti di carità verso i bisognosi, come offerte di cibo o di denaro, o attraverso il prolungamento dell’astinenza fino a un periodo di 60 giorni. Per chi invece dovesse contravvenire involontariamente, il Corano non prescrive nessuna punizione o rimedio, purché subito dopo l’interruzione si riprenda l’osservanza delle regole del Ramadan.

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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 23 giugno 2015, a firma di Sabika Shah Povia.