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“Stuprata e costretta a subire violenze ed esorcismi”, la mia vita da bambina in una setta

Christina Babin, durante gli anni trascorsi da prigioniera all'interno di una setta, è stata costretta a prostituirsi, a guardare e a subire violenze ed esorcismi e ad attirare nuove reclute all'interno di questo culto

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Christina Babin, durante gli anni trascorsi da prigioniera all’interno di una setta, è stata costretta a prostituirsi, a guardare e a subire violenze ed esorcismi e ad attirare nuove reclute all’interno di questo culto.

Quando, all’età di undici anni, doveva seguire una coppia sposata nella loro camera da letto, sentiva contorcersi il suo lo stomaco, perché sapeva perfettamente cosa avrebbe dovuto fare.

Fu questa la sua terribile introduzione al sesso nel mondo del Culto dei Bambini di Dio, una setta dove gli adulti potevano dormire con i bambini e le donne dovevano attirare nuovi membri maschi.

Ma gli abusi sessuali erano solamente una parte di quel luogo deformato, fondato nel 1968 da David Brandt Berg.

Christina ha raccontato di essere stata esposta al lato oscuro di questa setta e di aver assistito e subito prostituzione, violenza ed esorcismi.

Il suo compito e quello dei suoi fratelli era quello di andare in giro a chiedere l’elemosina.

Quello era l’unico momento in cui poteva avere contatti con il mondo esterno.

Lei, come gli altri bambini, venivano trasformati in robot, gli era vietato piangere e venivano picchiati se non riuscivano a sorridere.

Da piccoli, anche l’attrice Rose McGowan, il chitarrista dei Fleetwood Mac Jeremy Spencer e l’attore Joaquin Phoenix furono introdotti alla setta, ma riuscirono a fuggire.

Christina non è stata così fortunata.

Dopo la sua prima volta con quella coppia, terminato il rapporto, all’inizio provò un sensazione di sollievo, ma subito fu presa dallo sconforto e dal senso di colpa.

“Ecco quanto controllo e coercizione c’era”, ha raccontato Christina al Mirror.

“Ci è stato detto che il sesso era una buona cosa e che dovevamo godercelo”.

“In seguito ho sentito l’uomo dire che si era sentito molto male dopo quello che aveva fatto”, ricorda.

“Non sto sminuendo in alcun modo ciò che questa coppia ha fatto, ma voglio dire che anche loro sono stati chiaramente sottoposti al lavaggio del cervello”.

“Ero così confusa sul perché non mi era piaciuto quello che era successo. Non riuscivo a capire perché non fosse stata la cosa incredibile che mi era stato detto che sarebbe stata”.

Da quel giorno sarebbero passati altri 11 anni, nei quali subì altri due stupri, prima che Christina lasciasse finalmente il culto, al quale aderivano migliaia di persone in tutto il mondo.

Oggi Christina è madre di quattro figli e ha deciso di sollevare il telo che ha coperto la vita all’interno dei Bambini di Dio e di mostrare le cicatrici interiori che porta ancora dentro dopo 20 anni.

Adesso ha 42 anni e sta tentando di recuperare il tempo perduto della sua infanzia.

“Ora mi diverto a passeggiare tra l’erba a piedi nudi e se vedo un irrigatore che innaffia il campo da golf, voglio attraversarlo”, racconta.

Christina e suo fratello di due anni entrarono nel culto perché la loro madre era attratta dallo stile di vita della setta, che per ogni comune contava la presenza dalle tre alle venti famiglie.

Quando Christina raggiunse l’età otto anni, il fondatore Berg introdusse quella che definiva la “Legge dell’amore”, che in pratica consentiva agli uomini di andare a letto con chiunque volessero.

La sua vita di bambina seguiva una severa routine.

I piccoli, infatti, venivano svegliati alle 7 del mattino per le preghiere.

Dopo aver pregato per ore, Christina sbrigava le faccende domestiche e spesso si prendeva cura dei bambini più piccoli di lei.

Il gioco era vietato, perché in caso di lesioni che necessitavano di visite in ospedale c’era il rischio di incappare in scomode domande da parte di estranei.

Christina e la sua famiglia si trasferivano da una comune all’altra e furono testimoni di terrificanti violenze da parte dei membri del culto.

Le storie della buonanotte erano sostituite da spaventosi racconti sulla apocalisse che era in arrivo in arrivo o su quanto fosse minaccioso e cattivo il mondo esterno.

Christina racconta: “Ci è stato detto che la gente non ci capiva, che la fine del mondo stava arrivando oppure che saremmo morti come martiri, uccisi da estranei”.

Ma la vita all’interno delle varie comuni che Christina ha girato nel corso della sua vita era altrettanto spaventosa e per di più reale.

“Ho visto un ragazzo venire picchiato semplicemente perché si era accigliato invece di sorridere e un altro venire lanciato attraverso una finestra perché non voleva smettere di piangere”, racconta la donna.

“Siamo stati addestrati per essere dei robot emotivi, sempre felici e sempre sorridenti. Non ci era permesso di suonare o di leggere libri e uno degli unici film che potevamo vedere era The Sound Of, perché in quella pellicola i ragazzi erano sempre felici”.

“Avevo sempre paura e bagnavo il letto”, ricorda, “ma cercavo di nasconderlo perché era considerato un possesso demoniaco”.

Quando Christina aveva 12 anni, lei e il suo fratello maggiore furono mandati in Giappone per un mese di campo, senza la loro mamma.

Ma la loro permanenza in quella comune così lontana durò per ben due anni.

In Giappone era costretta a leggere la Bibbia per ore, a giurare ripetutamente fedeltà al culto e sottoporsi a regimi di esercizio punitivi.

In quel periodo fu violentata due volte.

Christina ricorda: “Il culto attirava emarginati sociali, tossicodipendenti e persone con problemi mentali. Le persone cambiavano il loro nome per rimanere in incognito”.

“Eravamo isolati dal resto del mondo ma ci veniva detto che erano gli altri che vivevano in maniera sbagliata e che il nostro modo di vivere era il quello giusto”.

All’età di 15 anni, Christina è stata trasferita ancora una volta in un campo simile a una prigione a Manila, nelle Filippine.

Il luogo era circondato da recinzioni di filo spinato e violenza, isolamento ed esorcismi erano all’ordine del giorno.

“Nel momento stesso in cui sono arrivata, sono stata portata in isolamento e ho raccontato i pensieri mondani che avevo avuto: ho ammesso di aver ascoltato della musica mentre pregavo e che possedevo una giacca di pelle. Mi hanno punito e hanno bruciato la giacca”.

“Una delle guardie, che si chiamava Mary Malaysia, era cattiva. Ti picchiava anche se sorridevi troppo. Mio fratello è stato rinchiuso in isolamento per due mesi perché ha ammesso di aver fumato e di aver letto libri”.

Passarono 18 mesi prima che a Christina e a suo fratello fosse permesso di lasciare il campo

Furono messi su un aereo per Guam, un territorio degli Stati Uniti che si trova nel Pacifico occidentale, e poi in California, dove il suo passaporto venne bruciato.

“Hanno bruciato la mia storia”, ha raccontato, “questo era il loro modo di coprire ciò che stavano facendo”.

Era la metà degli anni Ottanta e il culto cambiò nome in The Family dopo che le sue pratiche finirono sotto i riflettori delle autorità.

Il fondatore e capo della setta, Berg, viveva in isolamento e dettava i suoi insegnamenti attraverso lettere e foto che raffiguravano bambini che facevano sesso con adulti.

Scappò, ricercato, nel 1993 e morì un anno dopo, all’età di 74 anni.

 

Christina cominciò a sentire il profumo della libertà all’età di 20 anni, quando conobbe il suo futuro marito in una comune della Louisiana.

Lui la incoraggiò a visitare i suoi parenti, dove poté vedere con i suoi occhi la vita all’interno di una normale famiglia.

Quando è rimasta incinta, la setta si aspettava che la coppia consegnasse a loro il neonato, ma loro si rifiutarono e alla fine trovarono il coraggio di scappare.

Christina ha impiegato un po’ di tempo prima di abituarsi alla sua nuova vita a Los Angeles.

Oggi non incolpa sua madre per come ha reso la sua infanzia ed è riuscita a mettersi il passato alle spalle.

“Non riesco a provare rabbia: a cosa servirebbe? Tutto ciò che provo per i membri del culto è un forte senso di pietà”, dice.

“Loro sono costretti a vivere con il peso di quello che hanno fatto mentre io sono andata avanti con la mia vita”.

“Ho quattro bellissimi bambini e sono veramente grata per ogni giorno che vivo in libertà”.

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