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Cosa sta impedendo a Lega e M5S di fare un accordo di governo

Non solo il nome del premier: tra Salvini e Di Maio divergenze su temi come immigrazione ed Europa

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Luigi Di Maio, capo politico M5S. Credit: Andrea Ronchini

Dopo l’ennesimo giro di consultazioni, la sera di lunedì 14 maggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella “ha preso atto” della richiesta di altro tempo da parte della Lega e del Movimento Cinque Stelle, che da una settimana stanno trattando per la formazione del governo.

Le parole pronunciate dal leader M5S Luigi Di Maio, al termine dell’incontro con Mattarella, sono state ottimiste (“Ancora qualche giorno e faremo il governo del cambiamento”).

Non può dirsi lo stesso invece per quelle pronunciate dal segretario della Lega Matteo Salvini, che ha aperto il suo intervento ammettendo la difficoltà per trovare un accordo.

“Stiamo facendo uno sforzo enorme, e non stiamo ragionando per convenienze politiche, altrimenti non saremmo qui”, ha detto Salvini, riferendosi al vantaggio elettorale che potrebbe trarre la Lega se si tornasse alle urne.

La tentazione di mollare tutto ed andare al voto, quindi, c’è. Ma Salvini ha parlato anche di “questioni importanti” sulle quali ancora non c’è l’accordo.

Immigrazione

Di Maio, nel suo discorso, aveva parlato di punti del contratto assodati su reddito di cittadinanza, legge Fornero, taglio degli sprechi, lotta alla corruzione, carcere per chi evade il fisco.

“Vogliamo cancellare la Fornero, vogliamo intervenire sull’Iva e sulle accise, sulla legittima difesa”, ha detto invece Salvini. Ma soprattutto: “La Lega deve avere mano libera sull’immigrazione e sullo smantellamento del business sui migranti”.

Salvini non ha nascosto le distanze da cui partono M5S e Lega sul tema dell’immigrazione, e ha aggiunto: “mi rifiuto di pensare all’ennesima estate-autunno degli sbarchi, del business dell’immigrazione clandestina in saldo”.

Secondo i giornali, i grillini hanno parlato di un approccio “molto duro” sul tema da parte dei leghisti. Questi insisterebbero sulla creazione di nuovi centri di detenzione temporanea a livello regionale e sullo smantellamento totale dei campi rom, oltre a nuove procedure di espulsione per gli irregolari. Il Movimento Cinque Stelle sul tema adotta invece un approccio più cauto.

Unione europea

Un altro importante tema su cui ancora non c’è l’accordo è il ruolo dell’Italia in Europa.

“Su questo o c’è accordo o non c’è”, ha detto Salvini, che ha parlato della necessità di “sbloccare la possibilità di spendere soldi fuori dai vincoli esterni” posti dall’Unione europea. Per sostenere la sua posizione ha fatto riferimento al crollo del soffitto avvenuto in una scuola di Fermo, che per fortuna non ha provocato feriti.

“Il governo parte se può ridiscutere i vincoli dell’Europa, se non possiamo farlo non cominciamo neanche”, ha dichiarato il leader della Lega.

Salvini vuole adottare quindi una linea dura verso l’Europa, che i Cinque Stelle invece escludono dopo la loro svolta europeista. “Siamo contro l’austerity e per la flessibilità”, avrebbero detto i pentastellati, “ma bisogna vedere come viene esplicitata”.

La mattina di oggi, 15 maggio, l’economista leghista Claudio Borghi si è espresso anche sulla difficoltà di attuare il reddito di cittadinanza se non verranno meno i vincoli europei.

Borghi riconosce che tra M5S e Lega “c’è un po’ di disaccordo sull’essere più o meno aggressivi su numeri e ambizioni”. Ha detto inoltre che vorrebbe che fosse scritto nel contratto che “ci siano le risorse” per poter attuare il programma “senza aggiungere tasse”.

A chi gli chiede, infatti, se il reddito di cittadinanza sia uno dei temi di disaccordo, l’esponente leghista dice “assolutamente no” ma aggiunge un paletto molto preciso: “Basta che sia chiaro che ci siano le risorse per farlo, e la volontà di capire che queste risorse, se si tengono i vincoli attuali, specie quelli stringenti come il pareggio di bilancio, non si potranno mai trovare”.

Giustizia e infrastrutture

Un altro tema da cui Lega e M5S partono con posizioni diverse è quello della giustizia. A proposito di questo argomento Salvini si è sbilanciato: “Parlo in nome del centrodestra unito”, ha detto evocando Berlusconi.

Infine, sul tavolo c’è anche il tema delle infrastrutture. I leghisti sono favorevoli a realizzare una serie di strutture, tra cui pedemontana veneta, il progetto del Terzo valico e Tav, mentre i grillini hanno condotto battaglie contro queste opere.

“Su qualche punto importante ci sono visioni diverse, o c’è un programma omogeneo o altrimenti gli accordi un tanto al chilo non fanno per me”, ha concluso il segretario del Carroccio.

Campagna regione lazio

Resta da vedere se arriverà l’accordo su tutti questi importanti temi, non ultimo il nome del premier.

Il futuro presidente del Consiglio

Salvini e Di Maio sono d’accordo nel non fare pubblicamente nomi sulla premiership, ma è possibile che alcuni nominativi siano già arrivati sul tavolo del capo dello Stato, sebbene senza un accordo certo.

Dopo che il portavoce M5S Rocco Casalino ha escluso che il nome portato a Mattarella sia quello dell’economista Giulio Sapelli, gradito alla Lega, rimane forse sul tavolo quello di Giuseppe Conte, il professore di diritto all’università già presente nella lista dei ministri proposta da Di Maio prima del voto.

Il voto della base

Un ultimo scoglio è infine quello del vaglio da parte della base. Sia M5s che Lega hanno dichiarato che sottoporranno l’accordo ai loro iscritti. I primi con un voto online e i secondi con i gazebo nelle piazze.

Che venga dato il via libera da entrambe le parti non è affatto scontato: secondo i sondaggi, un elettore su tre del M5s è scontento dell’accordo con la Lega (e non ha ancora vagliato il contenuto del “contratto”), mentre gli elettori di Salvini potrebbero essere tentati da un suo riavvicinamento a Berlusconi e al centrodestra, ora che il Cavaliere è stato riabilitato e l’entusiasmo dell’accordo con i Cinque Stelle sembra essersi raffreddato.

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