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Iran, le mosse di Trump sulle sanzioni mettono in pericolo gli accordi economici siglati con l’Italia

La decisione del presidente americano Donald Trump di reintrodurre le sanzioni contro l'Iran non è comunque l'unico motivo alla base delle difficoltà dell'Italia nell'implementare gli accordi economici con Teheran

Immagine di copertina
Matteo Renzi e il presidente iraniano Rohani

La decisione del presidente Donald Trump di abbandonare l’accordo sul nucleare iraniano potrebbe avere ripercussioni anche sugli accordi commerciali siglati tra Iran e Italia nel 2016.

Nel gennaio di due anni fa, infatti, il governo di Matteo Renzi aveva stretto delle importanti intese commerciali con il presidente iraniano, Hassan Rohani.

In questo articolo vi avevamo riportato i risultati positivi che erano stati raggiunti dai due leader nel 2016 durante uno dei primi incontri del presidente iraniano con un capo di stato estero dopo la firma dell’accordo sul nucleare.

In base agli accordi commerciali siglati, la società petrolifera Saipem, il cui primo azionista è  l’Eni, aveva raggiunto due intese dal valore di 5 miliardi di dollari a gennaio e una terza nel mese di aprile.

La società torinese Fata Spa e Finmeccanica, invece, avevano firmato un contratto da 237 milioni di dollari con l’iraniana Foulad Boutia per la costruzione di una centrale elettrica nella provincia meridionale iraniana di Kerman.

La società iraniana aveva anche siglato un accordo del valore di 350 milioni di euro con il gruppo dell’acciaio Danieli per il trasferimento di attrezzature e servizi industriali da impiegare nella costruzione di una società siderurgica in Iran.

Anche il Gruppo Belleli, la società di ingegneria e project management italiana, aveva stretto un accordo con il gruppo iraniano Jahan Pars.

“È soltanto l’inizio di un cammino, ci sono settori in cui possiamo fare di più: energia, oil and gas, ma anche piccole e medie imprese, investimenti in innovazione, infrastrutture, nel settore sanitario e in campo farmaceutico”, aveva dichiarato nel 2016 Matteo Renzi.

L’Italia aveva mantenuto buone relazioni commerciali con l’Iran anche negli anni in cui le sanzioni occidentali erano ancora in vigore, e la firma dell’accordo sul nucleare sembrava un’ottima occasione per implementare i rapporti già esistenti.

La decisione di Trump di stracciare il patto, come già detto, potrebbe influire negativamente sugli accordi commerciali tra Iran e Italia.

Ma la colpa non è solo del presidente americano.

I contratti commerciali siglati nel 2016, infatti, non hanno mai ottenuto le coperture finanziarie necessarie.

“Sembra che all’origine dell’impasse ci sia la mancata copertura Sace (società pubblica che opera nei finanziamenti all’export, ndr) ai finanziamenti delle banche italiane ai committenti iraniani, ma ci sono ritardi anche nella concessione dei crediti stessi, nonché delle controgaranzie del governo di Teheran”, aveva spiegato Affari & Finanza a gennaio 2017.

Quello stesso anno, la società petrolifera Saipem aveva fatto sapere di essere ancora in attesa dei finanziamenti necessari per l’avvio dei progetti firmati con l’Iran.

“In Iran c’è stata una fase di entusiasmo per Saipem che adesso si sta raffreddando. Abbiamo avuto un momento di entusiasmo, abbiamo anche siglato una serie di memorandum of understanding e poi c’è stato un raffreddamento. Al momento siamo impegnati con Total nella gara per il giacimento di gas South Pars e stiamo facendo piccoli studi di ingegneristica sulla raffinazione”.

Questo il resoconto offerto nel 2018 dall’amministratore delegato dell’azienda, Stefano Cao.

Se gli accordi siglati nel 2016 tra Italia e Iran non sono diventati realtà in un periodo propizio come quello che ha fatto seguito alla firma dell’accordo sul nucleare iraniano, è molto difficile che possano essere implementati dopo le ultime dichiarazioni del presidente americano.

Qui vi abbiamo spiegato cosa cambia con l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano.