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Cosa succede ora che Trump è uscito dall’accordo sul nucleare con l’Iran

Gli scenari possibili dopo la decisione del presidente americano di ritirarsi dall'intesa con Teheran

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Il presidente Trump mostra il documento che sancisce il ritiro degli Usa dall'accordo sul nucleare con l'Iran. Credit: Afp/Saul Leb/Alternative crop

Martedì 8 maggio 2018 il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran.

Trump ha accusato il governo iraniano di aver continuato “ad arricchire uranio” per costruire armi nucleari e ha annunciato la reintroduzione delle sanzioni economiche contro Teheran.

Il presidente americano ha anche minacciato “severe conseguenze” per i paesi che continueranno a fare affari con l’Iran.

La presa di posizione di Washington ha messo in allarme i governi europei, mentre Cina e Russia hanno espresso la loro delusione.

Israele e Arabia Saudita, invece, hanno accolto con favore la decisione di Trump.

L’accordo sul nucleare con l’Iran era stato firmato nel 2015 dall’allora presidente Barack Obama e da Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito.

L’intesa, abbandonata per ora solo dagli Usa, prevede che Teheran limiti le sue attività nucleari in cambio della revoca di gravi sanzioni economiche.

Le sanzioni

Secondo quanto affermato dal dipartimento del Tesoro americano, guidato da Steven Mnuchin, le sanzioni saranno reintrodotte gradualmente entro un periodo che va da 90 a 180 giorni.

Inizialmente saranno infatti ripristinate le misure sull’acquisto di dollari americani dall’Iran e quelle sui metalli e il settore dell’auto.

Successivamente saranno revocate le autorizzazioni per le esportazioni iraniane di aerei, componenti e servizi.

Le sanzioni legate al petrolio saranno infine reintrodotte fra circa sei mesi.

I rapporti tra Europa e Usa

La decisione di Trump crea una spaccatura tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei, che per mesi hanno tentato di dissuadere il presidente americano dall’idea di abbandonare l’accordo con l’Iran.

Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, ha affermato che l’Ue è “determinata a preservare” l’intesa.

I ministri degli Esteri di Francia, Regno Unito e Germania si sono affrettati a fissare un vertice lunedì 14 maggio con i rappresentanti di Teheran per discutere su come portare avanti l’accordo.

Il ministro francese, Jean-Yves Le Drian, ha sottolineato che, malgrado l’uscita degli Usa, l’accordo “non è morto”.

La sua “sopravvivenza” è “necessaria per la sicurezza e la stabilità della regione”, ha detto Le Drian.

A creare apprensione nei governi europei è, in particolare, l’avvertimento lanciato da Trump ai paesi che continueranno a fare affari con Teheran.

Il presidente americano ha affermato che a questi paesi sarà concesso un periodo di tempo per “fermare le operazioni”. Scaduto questo termine, che si ritiene sarà tra i tre e i sei mesi, chi non si sarà adeguato dovrà fronteggiare “severe conseguenze”.

“Non è accettabile” che gli Stati Uniti si siano messi a fare il “poliziotto economico del pianeta”, ha dichiarato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire.

La minaccia di sanzioni americane alle aziende che hanno rapporti con l’Iran preoccupa diversi colossi europei, in particolare nei settori dell’automotive, del petrolio e del turismo.

Nel 2017 l’export italiano verso il paese mediorientale ha superato gli 1,7 miliardi di euro.

La reazione dell’Iran

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare complica ulteriormente le relazioni tra Washington e Teheran.

Alcuni parlamentari iraniani hanno reagito all’annuncio di Trump dando fuoco a una bandiera di carta statunitense e cantando “morte all’America”.

La reintroduzione delle sanzioni decisa dalla Casa Bianca dovrebbe far sentire i propri effetti nel 2019.

A essere colpite saranno principalmente le esportazioni di petrolio.

Prima dell’accordo sul nucleare, quando erano in vigore le sanzioni internazionali, l’Iran esportava in media 1,1 milioni di barili di greggio al giorno.

Dopo l’intesa raggiunta nel 2015 il volume di export è salito a 2,5 milioni di barili al giorno.

Secondo alcune stime, il ripristino delle misure restrittive da parte degli Usa comporterà una riduzione contenuta in 300-500mila barili al giorno, che comunque innescherà un aumento del prezzo del petrolio a livello globale.

Inoltre, resta da vedere che destino avranno i circa 100 miliardi di dollari che il governo di Teheran detiene in asset finanziari.

Diversi leader iraniani hanno assicurato che il paese rimarrà unito di fronte a nuove sanzioni o minacce da parte degli Stati Uniti.

Il primo vicepresidente, Eshaq Jahangiri, ha detto che il governo ha “un piano per gestire il paese in ogni circostanza”.

Secondo l’agenzia di stampa locale Tasnim, Jahangiri, popolare riformista, ha detto che sarebbe “ingenuo” avviare di nuovo trattative con gli Stati Uniti.

Il presidente, Hassan Rohani, ha affermato che Teheran “non abbandonerà l’accordo”.

La posizione è stata rimarcata dal vicepresidente del parlamento, Ali Motahari.

“Se gli europei sono disposti a darci garanzie sufficienti, ha senso per noi rimanere nell’accordo”, ha detto, aggiungendo che bisognerà attendere alcuni mesi per vedere se l’Europa sarà capace di resistere alla pressione degli Stati Uniti per disimpegnarsi dall’economia iraniana.

Se l’Europa ci riuscirà, “sarà una vittoria per l’Iran, perché creerà una divisione tra gli Stati Uniti e l’Europa”, ha affermato.

Le tensioni tra Iran e Israele

Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran accentua le tensioni tra il governo di Teheran e Israele.

La decisione di Trump è arrivata a una settimana esatta di distanza dalle rivelazioni del premier israeliano, Benjamin Nethanyahu, sulla presunta violazione dell’intesa da parte iraniana.

Nethanyahu ha affermato di essere in possesso di documenti che provano che l’Iran non ha mai rinunciato al proprio programma nucleare per scopi militari.

Il premier ha affermato di “sostenere pienamente” il ritiro “audace” del presidente americano da un accordo “disastroso”.

Un’ora dopo l’annuncio di Trump le forze armate di Israele hanno condotto un raid missilistico contro una base militare siriana vicino a Damasco.

Nell’attacco sono morti almeno nove combattenti pro-regime siriano, probabilmente di nazionalità iraniana.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, le vittime sono “appartenenti alle Guardie rivoluzionarie iraniane o alle milizie sciite filo-iraniane”.

In precedenza l’esercito israeliano aveva chiesto alle autorità delle Alture del Golan, nel nord del paese, di aprire i rifugi e di tenerli pronti per la popolazione “a causa di irregolari attività delle forze iraniane in Siria”.

L’Iran ha promesso di rispondere ai recenti attacchi israeliani contro gli avamposti iraniani in Siria.

Nessun piano B

Gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo sul nucleare nella speranza di essere seguiti da altri paesi, per lo meno quelli europei.

Washington punta a usare la leva economica delle sanzioni per spingere Francia, Regno Unito e Germania a uscire a loro volta dall’intesa.

L’obiettivo è isolare l’Iran. Il problema è che la Casa Bianca non ha un’alternativa pronta.

“Non abbiamo parlato di un piano B perché eravamo concentrati sulla negoziazione di un accordo supplementare”, ha detto un funzionario del dipartimento di Stato americano citato dalla Cnn.

Il funzionario ha spiegato che gli Stati Uniti sono pronti a sanzionare i paesi europei che faranno affari con l’Iran con l’obiettivo di formare una “coalizione globale” per lavorare a un accordo che affronti tutte le preoccupazioni statunitensi sull’Iran usando la leva dell’isolamento economico.

Secondo diversi analisti, tuttavia, si tratta di una strategia che difficilmente avrà successo.

“Sarà molto difficile vedere ottenere un accordo migliore, dato che l’Iran non avrebbe motivo di tornare al tavolo dei negoziati e non c’è motivo di fidarsi di noi”, ha dichiarato Andrew Keller, ex vice-segretario di Stato per le sanzioni.

“Anche se dovessimo convincere i paesi europei, qual è il piano dell’amministrazione per coinvolgere i russi e i cinesi?”, si domanda l’ex funzionario

“Se non c’è un piano per un nuovo e migliore accordo, come possiamo essere più al sicuro al di fuori di quello che abbiamo appena abbandonato?”, ha aggiunto Keller.