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Siria | Raid Israele su base militare, 9 iraniani morti | Ultime notizie
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Secondo quanto riporta la tv di stato siriana, le forze militari filo-Assad hanno subito fatto entrare in azione i dispositivi anti-aerei per contrastare i raid aerei Usa in Siria.

Siria | Raid Israele su base militare, 9 iraniani morti | Ultime notizie

Tutti gli ultimi aggiornamenti in tempo reale sulla crisi in Siria. Alta tensione tra USA e Russia. Intanto gli ispettori di armi chimiche sono entrati a Douma

09 Mag. 2018
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Secondo quanto riporta la tv di stato siriana, le forze militari filo-Assad hanno subito fatto entrare in azione i dispositivi anti-aerei per contrastare i raid aerei Usa in Siria.

Siria ultime notizie | Trump ha ordinato di bombardare in Siria | Alta tensione tra USA e Russia | Siria: scoperta fossa comune a Raqqa | Diretta

Il presidente USA Donald Trump ha attaccato la Siria nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile con una serie di raid aerei in risposta al presunto attacco chimico avvenuto domenica 8 aprile 2018 a Douma, che ha causato la morte di almeno 100 persone.

aggiornamento 9 maggio, ore 08.30 – Raid Israele su base militare, nove iraniani morti. Almeno nove combattenti pro-regime siriano sono stati uccisi nella serata di ieri in un raid missilistico condotto dalle forze armate di Israele in su una base militare vicino a Damasco, nel distretto di Kissweh. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui le vittime sono “appartenenti alle Guardie rivoluzionarie iraniane o milizie sciite filo-iraniane”.

L’agenzia di stampa statale siriana Sana aveva riferito in precedenza che la difesa anti-aerea aveva intercettato e distrutto due missili lanciati contro il distretto di Kissweh. Ieri l’esercito israeliano aveva chiesto alle autorità delle Alture del Golan (nel nord del paese) di aprire i rifugi e di tenerli pronti per la popolazione, “a causa di irregolari attività delle forze iraniane in Siria”.

aggiornamento 2 maggio, ore 11.00 – Gli Usa lanciano l’offensiva finale contro l’Isis. Gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio dell’offensiva finale contro l’Isis in Siria. “I giorni in cui l’Isis controlla il territorio e terrorizza la popolazione della Siria stanno arrivando alla fine”, ha dichiarato la portavoce del dipartimento di stato americano, Heather Nauert.

“Gli Stati Uniti, la coalizione internazionale e i partner locali, tra cui le forze democratiche siriane, stanno lanciando operazioni per liberare le ultime roccaforti” del sedicente Stato Islamico, ha spiegato Nauert, aggiungendo che Washington lavorerà con “la Nato, la Turchia, Israele, Giordania, Iraq e Libano per proteggere i loro confini dall’Isis”.

aggiornamento 30 aprile, 0re 09.15 – Missili contro basi militari siriane, 40 morti tra cui 18 iraniani. Almeno 40 combattenti fedeli al governo di Bashar al-Assad sono rimasti uccisi in raid missilistici contro alcune basi militari nella notte tra domenica 29 e lunedì 30 aprile 2018. Tra le vittime ci sono 18 militari iraniani (qui l’articolo completo).

È quanto riferiscono i media di stato siriani, compresa l’agenzia di stampa siriana Sana, che parlano di “nuova aggressione”. Il raid notturno ha colpito alcune basi nella provincia centrale di Hama e in quella settentrionale di Aleppo.“Per la natura degli obiettivi, è probabilmente un bombardamento israeliano”, ha dichiarato il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman.

aggiornamento 27 aprile, ore 13.00 – Gli Usa non contribuiscono al fondo Onu per i rifugiati. Gli Stati Uniti hanno interrotto i loro finanziamenti al fondo delle Nazioni Unite per la popolazione siriana colpita dalla guerra (qui l’articolo completo).

In occasione della conferenza dei donatori sulla crisi della Siria, che si è tenuta il 24 e 25 aprile 2018 a Bruxelles, l’amministrazione americana guidata dal presidente Donald Trump non ha contribuito a ridurre il deficit del fondo, che ammonta ora a circa 5 miliardi di dollari.

aggiornamento 24 aprile, ore 10.30 – Lavrov: “Usa non vogliono lasciare il paese”. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno intenzione di lasciare la Siria, nonostante Washington abbia più volte annunciato piani in questo senso.  Secondo l’agenzia di stampa ufficiale russa Ria, durante la sua visita a Pechino in occasione del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai, Lavrov ha detto ai giornalisti che spera in una maggiore chiarezza riguardo la cooperazione sulla crisi siriana.

Gli Stati Uniti al momento schierano oltre 2mila uomini in Siria, soprattutto nel nord-est del paese. Domenica 15 aprile, il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato di aver “convinto Trump a restare in Siria”, ma la Casa bianca aveva smentito le sue dichiarazioni, facendo sapere che “la missione degli Stati Uniti non è cambiata e il presidente ha chiarito che vuole che le forze statunitensi tornino il prima possibile”. Secondo il quotidiano statunitense The Wall Street Journal, il presidente Trump vuole che forze arabe come Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti o Qatar prendano il posto dei militari Usa attualmente schierati nel nord est della Siria.

aggiornamento 22 aprile 2018, ore 13.30 – Siria: scoperta fossa comune a Raqqa, potrebbe contenere 200 corpi. In un campo di calcio situato nei pressi di uno degli ospedali nel centro di Raqqa, in Siria, è stata trovata una fossa comune che potrebbe contenere fino a 200 corpi. A riferirlo all’emittente Al Arabiya è stato un funzionario della città, Abdallah al-Eriane, che ha parlato di circa 50 corpi, tra civili ed estremisti, recuperati finora. I morti potrebbero essere militanti di Isis, ma anche civili e prigionieri uccisi all’ultimo minuto.

aggiornamento 21 aprile 2018, ore 15.00 – Gli ispettori internazionali di armi chimiche sono potuti entrare a Douma, luogo del sospetto attacco chimico in Siria (qui il riassunto di quella vicenda).

A riferirlo è stato il ministero degli Esteri russo. Il team dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ha lasciato Damasco per la vicina città di Douma. Gli stati occidentali dicono che il governo siriano ha colpito la città con attacchi aerei chimici l’8 aprile, causando molti morti. La Siria e la Russia, che controllano Douma da quando i militanti sono partiti, negano l’attacco chimico.

aggiornamento 20 aprile – ore 17.40 – Lavrov: “I raid di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia sulla Siria hanno complicato i negoziati di pace di Ginevra” – Il ministro degli esteri russo ha inoltre dichiarato che il mandato dell’inviato speciale Onu Staffan de Mistura è stato compromesso dai recenti attacchi contro la Siria. “Questo atto aggressivo ha complicato molte cose, tra cui quel mandato di cui è stato investito dal segretario generale Onu l’inviato speciale Staffan de Mistura”, ha affermato Lavrov al termine del suo colloquio a Mosca proprio con de Mistura. “I tre paesi citati il 14 aprile hanno bombardato non solo gli inventati impianti chimici in Siria, ma anche i negoziati di Ginevra”.

14 aprile, ore 03:10: –  Il presidente USA Donald Trump ha ordinato un attacco in Siria con una serie di bombardamenti aerei contro alcuni importanti siti strategici di armi chimiche controllati dal regime di Bashar al-Assad. L’intervento militare a guida USA, con il supporto delle forze aere di Francia e Regno Unito, giunge in risposta all’attacco chimico di Douma di una settimana fa, che ha causato la morte di almeno 100 persone.

L’ordine di Trump di bombardare in Siria è stato annunciato in diretta tv, con un discorso di sette minuti circa, quando in Italia erano le 3 di notte e negli Stati Uniti erano da poco passate le 21.00, di venerdì 13 aprile 2018. L’obiettivo dell’attacco aereo in territorio siriano è quello di colpire strutture strategiche dove sono presenti armi chimiche

Siria: cosa è stato bombardato il 14 aprile

L’attacco si è concentrato su Damasco e Homs ed è avvenuto quando in Siria erano le 4 di notte. Gli Stati Uniti hanno bombardato con i missili Tomahawk (qui cosa sono e come funzionano). Il Regno Unito ha fatto decollare da Cipro quattro Tornados della Royal Air Force (RAF) utilizzando i missili Storm Shadow. Questi bombardamenti si sono concentrati vicino Homs, dove si ritiene che il regime siriano avesse accumulato riserve di armi chimiche.

Nel complesso USA, Regno Unito e Francia hanno bombardato con missili aerei e missili lanciati da unità navali. Sono stati colpiti almeno tre importanti obiettivi: un laboratorio scientifico a Damasco, un sito di stoccaggio per precursori di armi chimiche a ovest di Homs e un posto di comando nelle vicinanze.

Non è chiaro se siano previsti ancora altri raid aerei. Trump ha inizialmente detto che gli USA e i suoi alleati intendono andare avanti sino a quando il regime siriano non cessi l’utilizzo di armi chimiche tout court. Ma poco dopo il segretario alla Difesa James Mattis ha precisato che si tratta di un “one-time shot”.

Un anno fa, ad aprile del 2017, il presidente USA aveva già ordinato di bombardare in Siria, in risposta a un attacco chimico nella provincia di Idlib. Ma i bombardamenti di quest’anno sono stati più intensi e mirati, ha precisato il segretario alla Difesa. 

Secondo alcuni osservatori, tuttavia, l’attacco ordinato da Trump è sembrato contenuto e in ogni caso volto a evitare una possibile risposta da parte della Russia o dell’Iran.

Il coinvolgimento di Regno Unito e Francia

Da Downing Street a Londra, la premier britannica Theresa May fa eco a Trump: “Ho ordinato alle forze britanniche di condurre attacchi coordinati e mirati per ridurre il potenziale dell’armamento chimico del regime siriano e dissuaderne l’uso”, ha detto May, sottolineando il fatto che l’attacco è stato compiuto di comune accordo insieme agli alleati statunitensi e francesi.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che l’attacco sarà “limitato” ai siti strategici coinvolti nell’utilizzo di armi chimiche. Anche l’Australia, tramite il premier Malcolm Turnbull, si è schierata a favore dell’attacco di Trump in Siria. Qui di seguito un video diffuso dall’Eliseo mostra i jet francesi al decollo prima dei raid aerei in Siria.

La reazione in Siria

Secondo quanto riporta la tv di stato siriana, in seguito all’inizio dei raid USA le forze militari filo-Assad hanno subito fatto entrare in azione i dispositivi anti-aerei per contrastare i bombardamenti.  La stampa locale riporta che le forze aeree siriane hanno colpito 13 missili a sud di Damasco.

A Damasco sono state avvertite forti esplosioni. La sede di un laboratorio scientifico a Barzeh, distretto di Damasco, è stata colpita perché si tema possa essere una struttura utilizzata per armi chimiche, secondo quanto riporta Reuters.

Un team speciale dell’Onu sulla proibizione delle armi chimiche avrebbe dovuto visitare Damasco per determinare se fossero state utilizzate armi chimiche a Douma. • Armi chimiche: come funzionano e come difendersi da un attacco

La reazione della Russia

“Ci saranno conseguenze”. L’ambasciatore russo presso gli USA, Anatoly Antonov, ha immediatamente risposto ai bombardamenti in Siria, dicendo che Trump non ha voluto ascoltare i suggerimenti della Russia di desistere a un attacco in territorio siriano e che questo comporterà delle conseguenze. Il diplomatico ha anche aggiunto che gli Stati Uniti, che a loro volta sono in possesso di armi chimiche, non hanno alcun diritto morale di incolpare altri paesi per il loro utilizzo.

Come si è arrivati fin qui

13 aprile – ore 19.35 – Regni Unito: le accuse di Mosca sono “grottesche” – Karen Pierceambasciatrice britannica all’Onu, ha definito “grottesche” le accuse  dell’esercito russo secondo cui il Regno Unito avrebbe partecipato alla messa in scena del presunto attacco con armi chimiche a Duma. “È una sfacciata menzogna. Una delle peggiori notizie false della macchina propagandistica della Russia”, ha dichiarato l’ambasciatrice, negando “categoricamente” qualsiasi coinvolgimento.

– ore 18.40 – L’ambasciatore siriano all’Onu “Se attaccati ci difenderemo” – La Siria “non avrà altra scelta” che difendersi in caso di attacco militare condotto dalle potenze occidentali contro il paese. “Non è una minaccia. È una promessa”, ha affermato l’ambasciatore siriano Bashar Jaafari al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

– ore 17.00 – La Russia accusa il Regno Unito. Il portavoce dell’esercito russo, Igor Konachenkov, ha dichiarato che Mosca ha “prove che dimostrano il coinvolgimento diretto del Regno Unito nell’organizzazione della provocazione nella Ghouta orientale”. Secondo Konachenkov, Londra ha esercitato “forti pressioni” sui Caschi Bianchi siriani per mettere in scena il presunto attacco chimico.

– ore 12.30 –  Russia: “Attacco chimico una messa in scena straniera”. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che il presunto attacco con armi chimiche compiuto a Douma è stato una “messa in scena” organizzata con l’aiuto di un’agenzia di intelligence straniera.

Intanto, il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, ha affermato che l’Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria. Il premier lo ha detto nel corso delle telefonate avute con vari interlocutori internazionali, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel. In base agli accordi internazionali e bilaterali vigenti, l’Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a garantirne la sicurezza e la protezione.

12 aprile – ore 14.00 – Macron: “Abbiamo le prove che sono state usate armi chimiche”. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che è stato dimostrato che nell’attacco a Douma, in Siria, sono state utilizzate armi chimiche. “Abbiamo le prove che la scorsa settimana, quasi dieci giorni fa, sono state usate armi chimiche, almeno il cloro, e che sono state usate dal regime di Bashar al-Assad”, ha affermato Macron in un’intervista all’emittente televisiva francese TF1.

11 aprile – ore 20.00 – Sono decollati dalla base aerea americana di Sigonella nel catanese gli aerei dell’aeronautica usa. I jet si sono diretti verso la Siria in missione di ricognizione. Lo riferiscono diversi media russi.

– ore 19.00 – Eurocontrol, l’agenzia europea per la sicurezza aerea ha pubblicato un’allerta su possibili bombardamenti aerei in Siria “entro le prossime 72 ore”, chiedendo alle compagnie aeree la “dovuta considerazione” nel pianificare voli nel settore del Mediterraneo Orientale. Qui l’articolo completo sulle dichiarazioni dell’agenzia Eurocontrol.

– ore 18.00 – Sono 500 le persone rimaste ferite dal presunto attacco chimico avvenuto a Douma, in Siria, il 7 aprile 2018, in cui sono morte almeno 100 persone. Lo sostiene l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ,Peter Salama, vicedirettore generale dell’Oms per le emergenze, ha chiesto “un accesso immediato e senza ostacoli all’area per fornire assistenza alle persone colpite, per valutare gli impatti sulla salute e fornire una risposta sanitaria globale”.  Continua a leggere l’articolo completo qui.

Alta tensione tra USA e Russia

Gli USA e i suoi alleati potrebbero rispondere militarmente in Siria in seguito al presunto attacco chimico avvenuto a Douma, nel Ghouta orientale, ai danni della popolazione civile.

La minaccia è arrivata in modo concreto quando oggi, mercoledì 11 aprile, (in Italia era l’ora di pranzo) il presidente Donald Trump ha dichiarato attraverso il suo account Twitter che gli USA attaccheranno la Siria “con missili nuovi e intelligenti” e che la Russia non dovrebbe difendere chi “uccide la sua gente con il gas e si diverte”.

Una dichiarazione che suona come una risposta all’ambasciatore russo in Libano, Alexander Zasypkin, il quale ha fatto sapere che ogni missile statunitense sparato verso la Siria sarà abbattuto e che in quel caso le forze armate di Mosca potrebbero prendere di mira gli stessi siti di lancio.

Gli Stati Uniti al momento schierano oltre 2mila uomini in Siria, soprattutto nel nord est del paese arabo. La Russia invece è presente da anni con uomini e mezzi a fianco del governo di Damasco, che concede a Mosca l’uso di due basi militari nel paese.

Washington ha inviato nel mar Mediterraneo un gruppo di navi da guerra, guidato dalla portaerei USS Harry S. Truman. Il gruppo d’attacco comprende anche l’incrociatore con missili guidati USS Normandy e quattro cacciatorpediniere.