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Nucleare, Trump si ritira dall’accordo con l’Iran: le reazioni nel mondo

Gli Stati Uniti abbandonano l'accordo sul nucleare iraniano: "Sanzioni anche a chi fa affari con Teheran". Diplomazie europee al lavoro per preservare l'intesa

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Credit: Afp/Nicholas Kamm/Getty Images

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran.

La decisione è stata resa ufficiale martedì 8 maggio, intorno alle 02.00 del pomeriggio ora di Washington (le 20.00 in Italia).

Qui abbiamo provato ad analizzare le possibili conseguenze del ritiro americano.

Trump ha duramente attaccato il governo dell’Iran.

L’Iran, ha detto il presidente, ha continuato “ad arricchire uranio” per costruire armi nucleari e ha definito l’accordo, siglato nel 2015 dal presidente Obama, “un imbarazzo per gli Usa”.

Trump ha annunciato la reintroduzione delle sanzioni economiche contro Teheran e ha minacciato ritorsioni contro i paesi che continueranno a fare affari con il paese.

Il presidente aveva tempo fino al 12 maggio per decidere se abbandonare l’intesa, rispetto alla quale aveva già in precedenza espresso forti critiche.

Le reazioni

È “scorretta” e “inaccettabile” la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, ha detto in diretta tv il presidente dell’Iran, Hassan Rohani.

Il presidente iraniano ha assicurato che Teheran è “pronta a continuare a rispettare l’intesa”, se saranno garantiti i suoi interessi, e in caso contrario, “prenderà decisioni” in seguito.

Quella degli Usa, secondo Rohani, è sono una “guerra psicologica”.

Alcuni parlamentari iraniani hanno reagito all’annuncio di Trump dando fuoco a una bandiera di carta degli Stati Uniti e cantando “morte all’America”.

I ministri degli Esteri di Francia, Regno Unito e Germania si incontreranno lunedì 14 maggio con i rappresentanti di Teheran per discutere su come preservare l’accordo nucleare iraniano.

Secondo il ministro francese, Jean-Yves Le Drian, “la sopravvivenza dell’accordo nucleare è necessaria per la sicurezza e la stabilità della regione”.

Da Parigi sono arrivate dure prese di posizioni contro Trump.

Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha criticato in particolare la decisione del presidente americano di reintrodurre le sanzioni all’Iran, con annessa minaccia ai paesi che continueranno a fare affari con Teheran.

“Non è accettabile” che gli Stati Uniti si siano messi a fare il “poliziotto economico del pianeta”, ha dichiarato Le Maire.

Federica Mogherini, alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, ha affermato che l’Ue è “determinata a preservare” l’accordo.

Un portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “profondamente preoccupato” per l’annuncio e ha invitato gli altri firmatari a rispettare i loro impegni.

La Cina ha espresso “rammarico” per la decisione degli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, ha assicurato che il paese asiatico avrà “un atteggiamento obiettivo, imparziale e responsabile” nel cercare il dialogo per “salvaguardare l’integrità” dell’accordo.

Il ministero degli Esteri della Russia si è detto “profondamente deluso” dalla decisione di Trump.

Per contro il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, ha affermato di “sostenere pienamente” il ritiro “audace” del presidente americano da un accordo “disastroso”.

L’Arabia Saudita, rivale regionale dell’Iran, “appoggia e accoglie” le iniziative di Trump.

Cosa ha detto Trump

Gli Stati Uniti “si ritireranno dall’accordo” sul nucleare iraniano, ha dichiarato Trump in diretta televisiva.

“Se non facciamo niente, sappiamo cosa accadrà”, ha aggiunto.

Il presidente ha lanciato un duro attacco al governo dell’Iran.

“Il paese che ripete lo slogan ‘death to America’ (morte all’America, ndr) è il primo sponsor del terrorismo in tutto il Medio Oriente”, ha detto il presidente americano.

“Negli anni ha sostenuto terroristi come Hezbollah, Hamas, i Taleban e Al Qaeda, ha rapito, torturato, ucciso prigionieri americani. Ma nessuna operazione intrapresa dal regime iraniano è stata più pericolosa del tentativo di ottenere le armi nucleari”.

Secondo Trump, “l’accordo avrebbe dovuto proteggere gli Usa e i suoi alleati dai tentativi del regime iraniano di ottenere la bomba atomica, ma questi tentativi sono continuati”.

Il presidente ha sostenuto di “avere le prove definitive che quelle iraniane erano bugie”. “Gli israeliani hanno reso pubbliche le prove definitive”, ha sottolineato il presidente facendo riferimento alle accuse lanciate dal premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Contro l’Iran reintrodurremo sanzioni economiche “di massimo livello”, ha aggiunto Trump.

Il presidente ha anche lanciato un monito contro i paesi che faranno affari con Teheran. “A coloro che fanno affari con l’Iran sarà dato un po’ di tempo per fermare le operazioni”. Alla fine di questo periodo, chi non si sarà adeguato, dovrà far fronte a “severe conseguenze”.

Le ore prima dell’annuncio

Il presidente francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel e la premier britannica Theresa May si sono messi in contatto telefonicamente alle 19.30, mezz’ora prima dell’annuncio dell’uscita degli Stati Uniti dall’accordo iraniano, per preparare una posizione comune.

La decisione di Trump era stata anticipata dai media statunitensi nelle ore precedenti all’annuncio.

Il quotidiano New York Times citava diplomatici europei, che avevano detto di non essere riusciti a convincere Trump a confermare l’impegno degli Stati Uniti.

Un ex diplomatico europeo che è stato profondamente coinvolto nel tentativo di persuadere il presidente aveva spiegato che la possibilità che il presidente mantenesse intatto l’accordo era “molto piccola”.

Secondo il quotidiano Washington Post, Trump era pronto a reintrodurre alcune sanzioni contro l’Iran: in particolare, quelle volte a ridurre l’export di petrolio da Teheran.

Il giornale citava fonti statunitensi e internazionali.

L’avvertimento di Rohani

Gli Stati Uniti “rimpiangeranno” la decisione di abbandonare l’accordo sul nucleare e pagheranno l’eventuale uscita “a caro prezzo”, aveva detto Rohani in un discorso trasmesso in diretta dalla televisione di stato, lunedì 7 maggio, prima dell’annuncio di Trump.

“Abbiamo ripetuto più volte che non stiamo lavorando a una bomba nucleare, ma se vogliono indebolire l’Iran e limitare la sua influenza sia nella regione che a livello globale, l’Iran si opporrà fermamente”, aveva aggiunto il presidente iraniano.

Già domenica 6 maggio Rohani aveva lanciato un avvertimento agli Stati Uniti.

“Se gli Usa lasceranno l’accordo sul nucleare, vedrete che se ne pentiranno come mai nella storia”, aveva detto durante un discorso nella città di Sabzevar, trasmesso dalla tv pubblica.

Teheran, ha aggiunto il presidente, “non negozierà con nessuno le proprie armi difensive” e continuerà a combattere contro il terrorismo “in qualsiasi paese della regione”.

“Trump dice continuamente che l’accordo è favorevole all’Iran e a scapito degli Usa, e che l’Iran li ha ingannati. Ma questo non è ragionevole, noi non abbiamo ingannato nessuno”.

Il presidente ha poi sottolineato che l’Iran ha sempre tenuto fede ai suoi obblighi “benché gli americani non abbiano rispettato i loro impegni in ogni fase” del processo.

La posizione del Regno Unito

Il ministro degli Esteri del Regno Unito, Boris Johnson, aveva esortato il presidente americano Trump a non rinunciare all’accordo sul nucleare iraniano.

“In questa delicata congiuntura sarebbe un errore andarsene”, ha dichiarato Johnson, che da domenica 6 maggio è in missione a Washington, dove incontrerà il vicepresidente Mike Pence e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton.

Il quotidiano statunitense New York Times ha pubblicato un articolo firmato dallo stesso Johnson in cui il ministro spiega perché gli Usa non dovrebbero uscire dall’accordo.

“Tra tutte le opzioni che abbiamo per garantire che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare, questo patto offre il minor numero di svantaggi”, ha scritto.

“Ha delle debolezze, certamente, ma sono convinto che si possa rimediare. In effetti in questo momento il Regno Unito sta lavorando a fianco dell’amministrazione Trump e dei nostri alleati francesi e tedeschi” per migliorarlo, ha aggiunto Johnson.

Il pressing di Israele

Il 30 aprile il premier israeliano, Benjamin Netanyahu,  ha rivelato di essere a conoscenza di “documenti nucleari segreti” che provano che l’Iran non ha mai rinunciato al proprio programma nucleare per scopi militari.

Netanyahu sarebbe in possesso di 55mila pagine di materiale in cui si dimostra che l’Iran ha ingannato il mondo da quando ha firmato l’accordo sul nucleare nel 2015 con le potenze occidentali.

I documenti, denominati “Archivi atomici”, sono stati condivisi con gli Stati Uniti.

Parlando in inglese dal ministero della Difesa israeliano con sede a Tel Aviv, il premier israeliano ha mostrato le “copie esatte” dei documenti segreti ottenuti dall’intelligence a Tehran.

“I file provano che l’Iran stava mentendo sfacciatamente quando ha detto che non aveva mai avuto un programma per costruire armi nucleari”.

“L’accordo sul nucleare si basa su delle menzogne”, ha detto Netanyahu, aggiungendo che Trump “farà la cosa giusta” abbandonando l’accordo.

Il 6 maggio il leader israeliano ha rincarato la dose, sottolineando il “totale fallimento” dell’accordo che, sostiene, consente a Teheran di “arricchire illimitatamente l’uranio e su scala industriale, perché rimuove le sanzioni”.

L’appello dell’Onu

Nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva esortato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a non uscire dall’accordo sul nucleare con l’Iran.

Parlando alla Bbc, Guterres aveva avvertito che ci sarà un reale rischio di guerra se l’accordo, firmato nel 2015  dall’allora presidente americano Barack Obama, non sarà mantenuto.

Secondo Guterres, l’accordo con l’Iran è stata una “importante vittoria diplomatica”.

“Non dovremmo eliminarlo, a meno che non abbiamo una buona alternativa”, ha dichiarato, sottolineando che “affrontiamo tempi pericolosi”.

L’accordo sul nucleare con l’Iran

Nel 2015, dopo oltre un anno e mezzo di difficili trattative, l’Iran ha firmato un accordo con Stati Uniti, Cina, Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna concordando di limitare le sue attività nucleari in cambio della revoca di gravi sanzioni economiche.

Si è trattato di un patto storico, che ha segnato un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra l’Iran e le grandi potenze internazionali.

Nell’ambito dell’accordo, ufficialmente noto come Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), Teheran si è impegnata a ridurre il numero delle sue macchine utilizzate per arricchire l’uranio e a ridurre drasticamente le scorte di uranio arricchito necessario per la produzione di armi nucleari.

Il governo iraniano ha sempre sostenuto che il suo programma nucleare non avesse scopi militari.

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