Me

Huawei P20 Pro: recensione in dieci punti dell’ultimo modello

I pro e i contro di questo modello che si pone al vertice della categoria per valutare se possa diventare o meno l'acquisto del flagship

Immagine di copertina

In questa recensione di Huawei P20 Pro andremo a isolare dieci punti tra quelli a favore e quelli contro il nuovo top di gamma della società cinese.

Dopo averlo usato per circa un mese, abbiamo scelto i dettagli e i particolari che potrebbero far propendere o meno per l’acquisto di questo smartphone con tre sensori fotografici sul retro.

In questa recensione di Huawei P20 Pro andremo dritti al punto, dunque se volete leggere la scheda tecnica completa vi rimandiamo al sito ufficiale del produttore.

1. Fotocamera – Non possiamo partire che dalla fotocamera digitale di Huawei P20 Pro, che è un po’ il cavallo di battaglia, grazie alla collaborazione con Leica e all’uso dell’Intelligenza artificiale.

Triplice il sensore con il principale Light Fusion da 40 MP ad altissima definizione, secondario in bianco e nero da 20 MP che si occupa di profondità cromatica e, infine, quello per lo zoom ibrido 5X.

Il risultato è che siamo davanti al miglior camera-fonino del momento sia per chi vuole scattare impostando tutti i parametri a mano sia per chi vuole un punta e scatta senza pensieri.

Il meglio di sé lo dà di notte, con una definizione strepitosa. Anche in video è ottimo, grazie a una stabilizzazione delle immagini che sembra un gimbal. Non allo stesso livello la fotocamera frontale, buona sì, ma non eccellente.

2. Intelligenza artificiale – Huawei ha puntato forte sull’AI per P20 Pro e il tutto è reso possibile dal SoC proprietario Kirin 970 con NPU ossia Neural Network Processing Unit) che va a migliorare diversi ambiti fondamentali dalla fotocamera alla gestione della batteria.

3. Design – Il secondo particolare che salta all’occhio è quello della scocca del nuovo Huawei P20 Pro perché segue la moda del 2018 con bordi inesistenti sui lati lunghi, minimo sul lato inferiore e con notch sul lato superiore.

La scocca è metallica. Un po’ come iPhone X. Le sfumature hanno un effetto satinato, ma il colore più interessante è “twilight” che è cangiante.

4. Ditate – Ricollegandoci all’estetica, il vetro posteriore si riempie facilmente di ditate. Questo comporta una pulizia costante e/o l’uso di una cover protettiva.

Ce n’è una inclusa oltre che numerosissime proprietarie e non, ma coprire il design è un gran peccato.

5. Waterproof – Tuttavia, il corpo è resistente all’acqua e alla polvere come da certificazione IP67 del quale è dotato.

6. No jack audio – Il trend è quello di andare a eliminare il jack audio ossia lo spinotto universale dove inserire le cuffie.

Tutto passa dall’ingresso USB e anche P20 Pro si accoda a questa moda inaugurata da Apple. Una decisione che non convince.

7. No espansione di memoria – A proposito di ispirazioni a Apple che non convincono, Huawei P20 Pro non può espandere la memoria via microSD.

Il risultato è che si dovrà far necessario uso dei servizi di cloud (Google Drive in testa per foto e video), ma la decisione di eliminare la slot da sempre scontenta, a ragione, pubblico e critica

8. Batteria – L’uso di Huawei P20 Pro, anche intensivo, dimostra quanto sia stato buono il lavoro in progettazione per far sì che i consumi fossero ottimizzati e la ricarica, al contempo, molto veloce.

Se siete molto in giro e usate molto il cellulare, con P20 Pro potrete non rimanere mai a secco.

9. Interfaccia EMUI – Questo punto si pone a metà, perché è ormai conclamato che gli utenti e la critica si dividano tra chi ama e chi detesta questa interfaccia molto ricca e “presente”.

Di certo non è consigliabile a chi preferisce un’esperienza più pulita e quasi “stock”.

1.0 Prezzo – Il costo al lancio era di 899 euro, ma cercando online si possono risparmiare fino a 200 euro. Aspettando ancora un paio di mesi il costo scenderà ancora fino a raggiungere verosimilmente la metà quest’autunno.

E quello sarà il suo prezzo più consono, ma questo trend di pompare la valutazione iniziale è condivisa tra tutti i grandi marchi.