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Brexit: Regno Unito, cos’è e come funziona l’unione doganale

Il dibattito nel Regno Unito sul come lasciare l’Unione europea include la possibilità di rimanere all’interno dell’Unione doganale, per molti l’unica modalità per evitare complicazioni ulteriori su diversi aspetti. Ma di cosa si tratta e come funziona?

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Un murales di Banksy sulla Brexit a Dover.

La permanenza nell’Unione doganale europea sta spaccando governo e parlamento su quello che sarà il futuro dei traffici commerciali fra il Regno Unito e l’Ue.

Le unioni doganali sono un meccanismo consolidato per facilitare gli scambi di merci tra paesi, con l’intento di aumentare la prosperità di tutti i suoi membri che le compongono.

Questi accordi hanno tre vantaggi principali: nessuna tariffa sui beni scambiati tra i membri; una tariffa comune per i paesi terzi che vi esportano; la negoziazione congiunta di accordi commerciali con paesi terzi, che possono aumentare chiaramente l’ influenza vista una larga rappresentanza di consumatori e ottenendo quindi più potere negoziale.

Le unioni doganali operano secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio – arbitro e notaio del commercio globale – e puntano a coprire in larga parte tutto il flusso di beni tra i loro membri. Nel mondo sono presenti diverse aree di unioni doganali, con il comune scopo di incrementare il volume degli scambi facilitando la circolazione delle merci.

La Custom Union europea e l’importanza per il Regno Unito

L’Ue è un’unione doganale che ha importanti benefici per i tre punti sopra citati: regole di origine comuni; standard di prodotto comuni; accordi commerciali preferenziali con oltre 50 paesi al di fuori del blocco e nessun controllo doganale alla frontiera.

Le imprese britanniche hanno sviluppato complesse catene di approvvigionamento che vanno avanti e indietro attraverso i confini del Regno Unito con l’Ue, poiché nell’unione doganale vi sono pochi oneri se non quelli legati al costo del trasporto.

Con il sostegno della Cbi (la Confindustria britannica),  vari istituti di analisi, moltissimi parlamentari compresi diversi della maggioranza ed esperti sostengono che il Regno Unito dovrebbe rimanere in un’unione doganale con l’Ue per evitare di dover reintrodurre complessi e costosi controlli delle merci alla frontiera, il che farebbe aumentare i prezzi e renderebbe le esportazioni meno competitive. Inoltre sarebbe da considerare il tempo speso per i effettuare i controlli. Più che mai, in una catena di distribuzione e approvvigionamento, il tempo è denaro.

La questione irlandese e la pace nell’isola

Nel contesto britannico, l’unione doganale dell’Ue ha l’ulteriore vantaggio di facilitare gli scambi con l’Irlanda. Il confine tra le due parti nei meandri della sempre verde Irlanda è lungo circa 220 miglia e ha oltre 250 punti di attraversamento. In alcuni punti, con dei casi estremi e in maniera tanto simpatica quanto problematica, il ​​confine attraversa il centro di qualche abitazione chi si divide nel confine.

L’abolizione dei controlli doganali all’interno dell’Ue è precedente all’Accordo del Venerdì Santo di Belfast del 1998, ma il loro ritiro è stato senza dubbio di grande aiuto. I controlli doganali sono stati una fonte costante di lamentele da quando persino le dogane sono state attaccate dall’Ira in diverse occasioni.

Dal momento che molte persone devono attraversare il confine ogni giorno, l’arresto e il controllo dei veicoli è stata una delle principali interferenze nella vita ordinaria e un costo aggiuntivo per le imprese. Entrambe le comunità, repubblicani irlandesi e monarchici nell’Irlanda del Nord, non sarebbero certo felici del fatto che tali controlli vengano reintrodotti, per una questione di tempo speso nelle postazioni e per la possibilità dei dazi sulle merci se non si trovasse l’accordo finale dai negoziati per il post Brexit.

Essere in un’unione doganale con l’Ue appare quindi al momento come l’unico modo realistico per ridurre al minimo i controlli alle frontiere sul confine tra Irlanda del Nord e Irlanda.

La posizione dei “Brexiteer”

Alcuni sostenitori della Brexit sostengono che un accordo di facilitazione doganale, magari tipo quello che l’Ue ha con la Svizzera, sarebbe lo stesso che fare un’unione doganale. Non è così.

La Svizzera ha ancora controlli alla frontiera, il che significa costi aggiuntivi per trasporti e ritardi. Tali controlli a volte possono coinvolgere funzionari armati che fanno dei regolari controlli. Niente da temere se si è in regola, ma si tratta di spendere del tempo alla postazione.

Le frontiere svizzere con l’Ue funzionano senza intoppi per la gente comune, i lavoratori pendolari o turisti,  con rare ricerche basate su motivi validi. Tutto questo perché la Svizzera è un membro dell’area Schengen e non a causa del suo accordo doganale con l’Unione Europea.

Allora perchè i Brexiter voglio abbandonare anche la Custom Union?

I Brexiteers si oppongono al fatto che il Regno Unito resti in un’unione doganale con l’Ue dopo la Brexit perché perderebbero la possibilità di negoziare accordi di libero scambio con altri paesi nel mondo. Questa è una posizione non corretta, quantomeno non lo è del tutto.

Si è liberi di negoziare accordi di libero scambio che coprano tutti i beni non inclusi nell’unione doganale (ad esempio l’agricoltura, che è esclusa dall’unione doganale Ue-Turchia), oltre al settore dei servizi e che permettono di raggiungere un accordo con i paesi che hanno un accordo di libero scambio l’Unione Europea.

In conclusione, un’unione doganale con l’Ue non è vantaggiosa come l’adesione all’Ue. Le unioni doganali non coprono i servizi, il settore più grande dell’economia del Regno Unito che copre quasi l’80% del Pil britannico.  Stare all’interno dell’ Ue, inoltre,  significa avere la rappresentanza quando si stabiliscono le regole sia dell’unione doganale che del mercato unico. Uscendo, tali diritti di partecipazione al potere decisionale andranno persi, in quanto senza nessun parlamentare che rappresenta il Regno Unito sarebbe presente nei centri decisionali di Bruxelles dopo la Brexit.

Accordare un’unione doganale con l’Ue renderebbe senza dubbio la Brexit più “ammortizzata” nelle conseguenze, ma si perderebbero comunque la maggior parte dei benefici dell’adesione totale come paese mebro comunitario.