Me

Roma, un uomo faceva violentare la figlia disabile mentre la filmava: rinviato a giudizio

Fondamentali per le indagini le dichiarazioni di un immigrato che era stato avvicinato dal padre della ragazza

Immagine di copertina

Un padre faceva violentare la figlia disabile mentre la filmava: rinviato a giudizio

È stato rinviato a giudizio un uomo che aveva fatto violentare la figlia da alcuni uomini mentre la filmava. I fatti risalgono a settembre 2017.

Nel quartiere Monteverde, a Roma, un immigrato viene avvicinato da un italiano di 56 anni.

Da quanto riportato dallo straniero, l’uomo gli fa la seguente proposta: “Se accetti di fare sesso con una ragazza, per te ci sono dei soldi”.

L’extracomunitario, come riportano le autorità, era un detective nel suo paese di provenienza, la Nigeria.

L’immigrato finge di accettare l’invito e, dopo aver concordato un appuntamento, avvisa immediatamente le autorità.

Gli inquirenti si appostano nel luogo dove era stato fissato l’incontro tra l’uomo e l’extracomunitario.

All’incontro il padre si presenta con la figlia a bordo di un fuoristrada.

Il padre comunica all’immigrato che per fare sesso con la figlia e avere dei soldi, avrebbe anche dovuto consumare un rapporto omosessuale con lui.

Il detective extracomunitario finge di accettare e sale sul veicolo insieme al padre e sua figlia.

A quel punto intervengono le forze dell’ordine per bloccare l’uomo.

Nel suo cellulare vengono diversi video pedopornografici, in cui la figlia, minorenne e disabile, veniva violentata da diversi uomini.

In alcuni filmati rinvenuti, il padre partecipava attivamente alle violenze.

L’uomo è stato rinviato a giudizio il 3 maggio 2018 con l’accusa di violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti e detenzione di materiale pedopornografico.

Insieme a lui, rinviati a giudizio anche un gambiano e un nigeriano, i quali avrebbero violentato la giovane.

Per il suo gesto, il detective nigeriano è stato premiato con un permesso di soggiorno premio e un ringraziamento pubblico da parte del questore “per il suo encomiabile e meritorio comportamento”.

Non è la prima volta che dei minorenni in Italia vengono venduti dai genitori per soldi.

A Trappeto, a 60 chilometri da Palermo, una bambina di 9 anni era costretta dai genitori a compiere atti sessuali con degli “amici” del padre. 

I fatti in questione risalgono a febbraio 2018.

A rendere ancora più tragica la vicenda della piccola, la quale viveva con la famiglia in una situazione di totale degrado, il fatto che la madre non solo partecipasse a questi incontri insieme alla figlia, ma aiutasse anche il padre nella gestione degli appuntamenti.

Campagna regione lazio

 

Leggi ancheBambini dai 7 ai 9 anni costretti a prostituirsi con il consenso dei genitori per pochi euro: il fenomeno della prostituzione minorile in Italia e le sue implicazioni psicologiche sulle vittime