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Matteo Renzi rompe il silenzio e va da Fazio prima della direzione del Pd
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Matteo Renzi a Che tempo che fa, su Rai1

Matteo Renzi rompe il silenzio e va da Fazio prima della direzione del Pd

L'ex segretario del Pd torna a parlare per la prima volta in pubblico dal giorno delle sue dimissioni dopo la sconfitta al voto dal 4 marzo

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Matteo Renzi a Che tempo che fa, su Rai1

L’ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi torna oggi in tv, domenica 29 aprile, a parlare in pubblico per la prima volta dal giorno in cui si è dimesso dalla segreteria del Pd. Ecco cosa ha detto, qui il riassunto del suo discorso.

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Renzi ha scelto di andare su Rai 1 ospite del programma Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, a pochi giorni dalla riunione della direzione del Pd in programma per il 3 maggio, chiamata a confrontarsi sull’ipotesi di un accordo di governo con il Movimento Cinque Stelle.

Difficile pensare che la scelta di tornare a parlare in pubblico proprio adesso per l’ex segretario sia casuale.

Cosa ha detto Renzi da Fazio

Al presentatore, che gli chiedeva quale sarà il titolo dei giornali di domani, Renzi ha detto che il titolo sarà quello di sempre “chi ha perso non può andare al governo”.

“Non possiamo con un gioco di palazzo rientrare dalla finestra quando gli italiani ci hanno fatto uscire dalla porta”, ha detto l’ex segretario del Pd.

“Penso che parlarsi sia sempre un bene”, ha detto Renzi. “Si parlano le Coree, figuriamoci se non possiamo parlare noi con i Cinque Stelle. Secondo me l’incontro andrebbe fatto in streaming, è importante che i cittadini sappiano se loro hanno cambiato idea sui vaccini, sulla Tav”.

In campagna elettorale, sottolinea Renzi, “ci hanno detto che eravamo dei mafiosi, ladri di democrazia, pidioti. Io sono anche disposto a dire, lasciamo perdere il passato, ma cosa penserà chi è a casa?”.

“Deciderà la direzione”, ha risposto l’ex presidente del Consiglio quando Fabio Fazio gli ha chiesto se è possibile un’alleanza con M5S.

“Se saranno capaci di fare il governo, noi li rispetteremo, non li tratteremo male. Ma se il reddito di cittadinanza è impossibile, che vadano loro a dirlo ai giovani del sud”, ha aggiunto Renzi.

“La prima forza politica in Italia è il centrodestra, e a me dispiace, perché non ho niente in comune con Salvini, a parte il nome”, ha scherzato Renzi. “Per due mesi abbiamo assistito a balletti sulle poltrone. A un certo punto Di Maio dice: io con Salvini non vado d’accordo, proviamo col Pd. La teoria dei due forni, che è un po’ antipatica come modo di fare”.

“Penso che un accordo sia difficile tra forze politiche che, non solo si sono insultate, ma hanno anche pochi punti di contatto nelle questioni di merito”.

Renzi ha escluso anche la possibilità di un governo con M5S se il premier non dovesse essere Di Maio. “Sono stati loro a escluderlo”, ha detto.

L’ex segretario del Pd ha sottolineato che M5S e Pd non condividono un’idea di futuro per il paese.

“Se il Movimento Cinque Stelle vuole annullare il Jobs Act, lo faccia con l’altro Matteo. Perché per me il Jobs Act ha creato posti di lavoro”.

“Il problema delle elezioni non nasce il 4 marzo, ma il 4 dicembre sul referendum sul futuro dell’Italia”.

“Salvini e Di Maio avrebbero avuto tutto l’interesse” a votare per il sì, osserva l’ex premier. “O fanno il governo i populisti che hanno vinto o loro facciano una proposta di riforma costituzionale”, aggiunge l’ex premier facendo l’esempio di Macron che con il ballottaggio è “riuscito ad essere il punto di riferimento poi di tutta Europa”.

“Hanno raccontato un sacco di bugie in campagna elettorale”, ha detto Renzi del Movimento Cinque Stelle. “Se le realizzano, bene. Altrimenti vedremo quando si torna a votare”.

“Se si dovesse tornare a votare sarebbe uno schiaffo colossale ai cittadini”, ha aggiunto.

“Questa palude è la dimostrazione più evidente che con la riforma costituzionale noi avevamo ragione. Ora non tocca a noi proporre una via d’uscita. Se loro non riescono a fare un governo, prima di tornare a votare facciano loro una proposta di legge elettorale e riforma costituzionale”.

Renzi propone un anno o due di governo in cui appoggiare una proposta di riforma istituzionale, per poi tornare al voto. Il governo, sottolinea, sarebbe quello indicato dal presidente Mattarella.

“O loro si mettono d’accordo o riscriviamo le regole insieme”, ha detto.

Quando Fazio ha chiesto se Renzi ha intenzione di fondare un suo partito alla Macron, l’ex segretario Pd ha risposto: “Io ho intenzione di fondare un sistema di governo alla francese, con un governo solido. I francesi hanno un programma per diventare la seconda manifattura in Europa dopo la Germania. Vogliono sorpassarci”.

“L’opposizione può essere un buonissimo posto da cui ripartire. Non dobbiamo pensare che la politica inizi e finisca con la spartizione delle poltrone”, ha detto Renzi.

“Io ho iniziato a far politica quando c’era il partito azienda di Berlusconi, non vorrei che la conclusione adesso fosse un altro partito azienda, quello con Rousseau. Vorrei dire ai Cinque Stelle che non esiste alcun contratto con società private a cui devono essere sottoposti i nostri parlamentari. Quel contratto è incostituzionale”.

Scontro interno al Pd sul governo con M5S

All’interno del Pd ci sono posizioni diverse in merito a un possibile accordo di governo con il M5S guidato da Luigi Di Maio.

Mentre alcuni esponenti, tra cui ad esempio Franceschini e Orlando, sono più aperti nei confronti di M5S, la linea dei renziani sembra essere più netta.

“Per me Salvini e Di Maio sono la stessa cosa”, fa sapere il presidente del Pd Matteo Orfini.

Nelle trattative interne al partito gli uomini del segretario avrebbero chiesto quindi condizioni molto dure da accettare per il M5s, come legittimare le riforme del Jobs Act e della Buona Scuola, entrambe osteggiate dai grillini durante la scorsa legislatura.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, in un’intervista di oggi 29 aprile, ha escluso che il Pd possa “fare la ruota di scorta a un governo Di Maio” e ha aperto invece a un “governo istituzionale serio”.

Calenda ha detto che è un bene per il Partito democratico che Matteo Renzi prenda di nuovo la parola e “torni a parlare direttamente”, ora serve fare “una segreteria costituente”.

“Io e Renzi abbiamo avuto molte discussioni, forse con lui ho discusso più di tutti ma condivido molte cose che ha fatto, a partire dal Referendum”, ha detto, “io con Renzi ci ho anche litigato, ma è stato uno dei migliori presidenti del Consiglio che l’Italia ha avuto e non credo ritirerà le sue dimissioni”.

La direzione Pd del 3 maggio

Il segretario reggente del Partito democratico, Maurizio Martina, sabato 28 aprile ha aperto a un referendum tra gli iscritti al Pd per decidere in merito a un’alleanza di governo con M5S.

“Se la direzione del 3 maggio darà il via libera al confronto con i Cinque Stelle penso sia giusto che l’eventuale esito finale di questo lavoro venga valutato anche dalla nostra base nei territori con una consultazione”, ha detto Martina.

“Il 3 maggio non dovremo decidere se fare o non fare un governo con M5s ma se iniziare un confronto, entrare nel merito delle questioni, capire se ci possono essere punti d’intesa”, ha aggiunto.

“Siamo forze molto diverse e la strada è in salita. Ma i presunti vincitori del voto del 4 marzo non hanno offerto prospettive e ipotesi concrete per il paese. Credo che arrivati a questo punto sia giusto capire se esiste la possibilità di un confronto”.

Perché Renzi ha rassegnato le dimissioni?

Matteo Renzi ha scelto di rassegnare le sue dimissioni dopo la sconfitta elettorale subita dal Pd lo scorso 4 marzo (qui tutti gli aggiornamenti sulle elezioni).

I partiti usciti vincitori da quel voto sono stati il Movimento Cinque Stelle e la Lega, risultato primo partito della coalizione di centrodestra.

Durante le consultazioni che hanno fatto seguito al voto, condotte dal presidente Serrgio Mattarella, non è stato però raggiunto l’accordo tra M5S e centrodestra. Neanche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, è riuscita a far convergere queste forze politiche.

In seguito all’affidamento di un mandato esplorativo a Roberto Fico, invece, sembra aver avuto esito positivo l’apertura di un confronto tra i grillini e i dem, che inizialmente avevano assicurato che sarebbero stati all’opposizione.

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