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Alfie Evans è morto: a dare l’annuncio i genitori | Ultime notizie | Storia

A dare l'annuncio è stato il padre con un post su Facebook: "Il mio gladiatore ha spiccato il volo". I genitori si sono detti "totalmente distrutti" per la morte del bambino

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Alfie Evans

Alfie morto all’ospedale di Liverpool | Alfie Evans Ultime notizie | Storia

Alfie Evans, il bambino britannico di 2 anni affetto da una grave malattia neurodegenerativa e finito al centro di una disputa tra i genitori e le autorità del Regno Unito, è morto la notte scorsa all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, dove era ricoverato dal dicembre 2016.

A dare l’annuncio è stato il padre del bambino, Thomas  Evans, attraverso un post pubblicato su Facebook: “Il mio gladiatore ha posato lo scudo e ha spiccato il volo alle 2.30”

Il padre di Alfie ha detto di essere “totalmente distrutto” per la morte del figlio.

Lunedì  23 aprile il giudice d’appello britannico Anthony Hayden aveva ordinato il distacco dei macchinari che lo tenevano in vita.  Nonostante il distacco dei macchinari, il bimbo era riuscito a sopravvivere.

Ad Alfie era stata concessa la mascherina con l’ossigeno per respirare. L’equipe dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù lunedì 23 aprile si era detta pronta per partire per Liverpool con un aereo fornito dal ministero della Difesa.

Lo stesso giorno ad Alfie era stata concessa la cittadinanza italiana.

L’iniziativa era stata presa dal Ministro degli esteri Alfano e dal Ministro degli interni Minniti.

“I ministri Alfano e Minniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. In tale modo il governo italiano auspica che l’essere cittadino italiano permetta, al bambino, l’immediato trasferimento in Italia”, avevano comunicato sulla pagina ufficiale della Farnesina.

“Alfie ha la mascherina per l’ossigeno però c’è bisogno di trasportarlo. Ho parlato con l’ambasciatore Trombetta a cui ho detto che la nostra equipe è allertata e pronta a partire in pochi minuti”, aveva detto la presidente dell’ospedale Bambin Gesù, Mariella Enoc.

Il padre di Alfie, Thomas Evans, che su Facebook aveva confermato il distacco dei macchinari che fornivano ossigeno al piccolo, aveva anche spiegato che il bimbo continuava a respirare senza assistenza da diverse ore dopo il distacco dei macchinari e aveva aggiunto che gli stessi medici si erano detti “stupiti” dalla forza del piccolo.

“Ho combattuto duramente in tribunale per mio figlio perché so cosa è giusto!!”, aveva scritto il padre su Facebook. “E guarda dove siamo ora, mio figlio è ancora vivo dopo 10 ore orribili spaventose strazianti”.

Anche la madre, Kate James, aveva pubblicato un post, nel quale affermava che al piccolo sono stati concessi acqua e ossigeno. “Ad Alfie è stato dato il permesso di ossigeno e acqua!! Quanto è incredibile lui? Qualunque cosa accada, ha già dimostrato che questi dottori hanno torto. Quanto è bello?”, ha scritto la donna.

I genitori avevano sperato che la cittadinanza italiana potesse permettere al bambino di essere trasferito all’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, per sottoporlo almeno a cura palliative e tenerlo in vita.

“Alfie ha problemi, è in difficoltà”, avevadetto avvocato di Kate Evans, madre del piccolo Alfie, davanti alla Corte d’Appello, composta dai tre giudici Lord Justice McFarlane, Lady Justice King e Lord Justice Coulson,  durante l’udienza decisiva, a Londra, per decidere se il bimbo potesse essere trasportato in Italia.

“Non lasciate nulla d’intentato, salvate mio figlio”, aveva aggiunto il padre del bambino, Tom.

“Forse può aver bisogno di una tracheotomia, forse no, quel che è certo è che al momento sta ancora lottando e dimostrando che i dottori e i tribunali si sbagliavano. Ci era stato detto che non sarebbe durato 5 minuti e invece sono 36 ore che siamo sulla breccia. Hanno iniziato a nutrirlo solo ieri all’una. Il modo in cui viene trattato è disgustoso, nemmeno un animale sarebbe trattato così” aveva dichiarato a ITV” Tom Evans.

Il padre del bambino aveva anche minacciato di far causa a tre medici dell’Alder Hey Hosipital di Liverpool per cospirazione finalizzata all’omicidio di Aflie.

La dolorosa vicenda ricorda quella del piccolo Charlie Gard, di appena dieci mesi, affetto dalla rarissima ed incurabile sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, le cui cure vennero sospese alla fine del luglio 2017 per via di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che diede ragione ai medici contro i genitori.

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Anche in quel caso i genitori avevano programmato un trasferimento verso una clinica degli Stati Uniti, cui i medici si erano opposti per risparmiare al bambino ulteriori sofferenze e proteggerne la dignità. Dopo cinque mesi di processi, la corte di Strasburgo ha dato ragione all’ospedale.

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Michael Mylonas QC, difensore della struttura ospedaliera che aveva in cura Alfie, aveva spiegato alla corte: “Uno dei problemi di questo caso è che loro guardano [Alfie] e, eccetto i macchinari per farlo respirare e mangiare, è un dolce, adorabile bambino che appare normale, apre gli occhi, sorride”.

Gli ultimi esami mostravano però un costante peggioramento nella degradazione del tessuto cerebrale del bimbo, e anche i tre medici dell’ospedale di Roma che lo hanno visitato hanno concluso che i tentativi di trovare una cura sarebbero inutili.

Dopo una settimana di udienze il giudice Anthony Hayden aveva deciso di concordare con gli specialisti, dichiarando “disumano” continuare a tenerlo in vita artificialmente, cosa che “nuocerebbe alla sua futura dignità”.

Il magistrato aveva specificato di essere giunto a questa conclusione con il cuore colmo di tristezza.

Il padre, Tom Evans, era  scoppiato a piangere in aula, e aveva dichiarato alle telecamere che suo figlio è stato “condannato a morte”.

alfie morto

Tom Evans e Kate James con il figlio Alfie / Facebook

La vicenda riporta a galla il dramma che accompagna ogni caso in cui una corte si trovi a dover decidere sull’interesse del minore, trovandosi di fronte a concezioni di vita, dolore e dignità opposte e spesso inconciliabili.

Anche in questa circostanza il child’s best interest è chiaramente interpretato in modo molto diverso dai medici e dai genitori del bambino, il quale non può ovviamente esprimersi per risolvere la questione.

“Ciò di cui Alfie ha bisogno ora è un trattamento palliativo di qualità”, aveva concluso il giudice, ritenendo i piani di trasferirlo in Italia inconciliabili con il suo interesse. “Ha bisogno di pace, calma e privacy per poter concludere la sua vita come l’ha vissuta, cioè con dignità”.