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La storia dietro l’immagine dell’universo più famosa di sempre

La prima immagine nitida dell'universo è stata scattata nel 1995 dal telescopio spaziale Hubble, aprendo le porte a scoperte scientifiche molto importanti, anche se in pochissimi inizialmente credettero nel progetto

Immagine di copertina
L'immagine scattata dal telescopio spaziale Hubble nel 1995, dopo 100 ore di esposizioni. Credit: NASA

Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, l’astrofisico Robert Williams, allora direttore dello Space Telescope Science Institute ideò e progettò il telescopio spaziale Hubble (Hubble Space Telescope), con lo scopo di scattare alcune foto dell’universo, aggirando il problema della distorsione atmosferica.

Il difetto di costruzione del telescopio spaziale Hubble

Il telescopio spaziale Hubble venne costruito dalla NASA, con una spesa di quasi un miliardo di euro, e venne lanciato in orbita il 24 aprile 1990.

Due mesi dopo il lancio del telescopio spaziale, i tecnici della NASA invitarono la comunità scientifica per ammirare le foto ottenuto, ma dalle prime immagini viste il 25 giugno 1990 fu subito chiaro che qualcosa non andava: le foto erano completamente sgranate.

Il problema risiedeva nel fatto che lo specchio primario del telescopio era stato accidentalmente levigato troppo, e risultava appiattito di due millesimi di millimetro di troppo.

Le immagini, sgranate e sfocate, con cui il telescopio spaziale Hubble aveva immortalato l’universo, vennero prese in giro dalla comunità scientifica, e dall’opinione pubblica in generale.

La soluzione della NASA

Dopo aver speso centinaia di milioni euro per un progetto apparentemente inutile, nei tre anni successivi la NASA lavorò per trovare una soluzione adeguata al problema.

Gli scienziati allestirono una nuova serie di specchi che si comportassero sostanzialmente come un paio di occhiali e, nel 1993, il telescopio spaziale Hubble tornò ad essere operativo.

La particolarità del telescopio spaziale Hubble, infatti, era che poteva essere riparato mentre era già in orbita. Così, dal 2 al 9 dicembre 1993, 7 astronauti addestrati appositamente per 11 mesi furono spediti nello spazio, e coraggiosamente ripararono il guasto.

L’idea dell’astrofisico Robert Williams

Ma non contento dei risultati ottenuti, un paio d’anni dopo Robert Williams decise di puntare il telescopio nel punto più buio e vuoto dell’universo. Il telescopio rimase fermo sullo stesso punto per 100 ore.

Le prime immagini chiare che il telescopio spaziale Hubble aveva scattato, mostravano galassie lontane che non erano mai state viste con i telescopi terrestri. Williams voleva sapere fino a che punto Hubble potesse vedere, e il modo migliore per farlo era lontano da stelle luminose o galassie.

Nonostante i suoi colleghi pensassero che fosse un’idea ridicola, non solo perché la maggior parte degli astronauti rischiavano la morte, ma anche perché i calcoli suggerivano che il suo piano sarebbe stato comunque un fallimento.

Hubble era potente, ma non abbastanza da rilevare galassie lontane, sostenevano i ricercatori della comunità scientifica. Ma non ci avevano mai provato e Williams voleva sapere se era possibile. “La scoperta scientifica richiede dei rischi”, ha detto Williams alla rivista National Geographic. “Ed ero in un punto della mia carriera in cui ho detto, ‘Se andrà molto male, mi dimetterò'”.

Nel 1995, poco prima di Natale, Williams e il suo team puntarono il telescopio spaziale Hubble in un’area appena sopra l’Orsa Maggiore. Nei successivi 10 giorni, il telescopio scattò 342 fotogrammi in più di 100 ore di esposizione. Ne risultò questa immagine:

L’iconica immagine dell’universo scattata dal telescopio spaziale Hubble

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L’immagine scattata dal telescopio spaziale Hubble nel 1995, dopo più di 100 ore di esposizione. Credit: NASA

Tutto quel tempo di esposizione ha aiutato Hubble a catturare migliaia di galassie, anche a miliardi di anni luce di distanza. Questo è importante perché quando guardiamo un oggetto distante nel cielo, come ad esempio una stella, stiamo effettivamente guardando indietro nel tempo.

Poiché la luce richiede tempo per percorrere distanze così grandi, quella che ci raggiunge da un oggetto a miliardi di anni luce di distanza è un’istantanea di quell’oggetto miliardi di anni fa.

Le galassie più lontane mostrate nell’immagine scattata da Hubble sono distanti 12 miliardi di anni luce. E se calcoliamo che l’intero universo ha 13,8 miliardi di anni, il telescopio ha permesso lo studio di alcune delle prime galassie dell’universo.

Questo ha fatto capire molto sul modo in cui esse si formano.

Da quell’immagine iconica, Hubble ha beneficiato di apparecchiature a risoluzione maggiore, grazie alle quali ha immortalato immagini ancora più rivelatrici.

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