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I genitori di Alfie Evans: “Non lasciate nulla d’intentato, salvate nostro figlio”

Il bambino britannico, di soli 2 anni, è affetto da malattia neurodegenerativa grave e attende il distacco del respiratore, sotto sedazione

Immagine di copertina
Alfie Evans

I genitori di Alfie Evans, il bambino britannico affetto da grave malattia neurodegenerativa, non si arrendono e sperando che il bambino possa essere trasferito in Italia, paese del quale è cittadino da due giorni, dopo che gli è stata concessa la cittadinanza.

“Alfie ha problemi, è in difficoltà”, ha detto avvocato di Kate Evans, madre del piccolo Alfie, davanti alla Corte d’Appello, composta dai tre giudici Lord Justice McFarlane, Lady Justice King e Lord Justice Coulson,  durante l’udienza decisiva, a Londra, per decidere se il bimbo possa essere trasportato in Italia.

“In queste ore si è verificato un cambiamento significativo di circostanze come conseguenza del distacco dei macchinari salvavita ma Alfie respira ancora”, ha detto il legale della famiglia Evans.

“Non lasciate nulla d’intentato, salvate mio figlio”, ha detto il padre del bambino, Tom.

“Forse può aver bisogno di una tracheotomia, forse no, quel che è certo è che al momento sta ancora lottando e dimostrando che i dottori e i tribunali si sbagliavano. Ci era stato detto che non sarebbe durato 5 minuti e invece sono 36 ore che siamo sulla breccia. Hanno iniziato a nutrirlo solo ieri all’una. Il modo in cui viene trattato è disgustoso, nemmeno un animale sarebbe trattato così” ha dichiarato a ITV” Tom Evans.

Il padre del bambino ha minacciato di far causa a tre medici dell’Alder Hey Hosipital di Liverpool per cospirazione finalizzata all’omicidio del bambino.

L’Italia ha concesso la cittadinanza ad Alfie Evans il 23 aprile 2018.

Non si sa ancora quali conseguenze avrà la decisione sulle sorti del bambino.

L’iniziativa è stata presa dal Ministro degli esteri Alfano e dal Ministro degli interni Minniti.

“I ministri Alfano e Minniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. In tale modo il governo italiano auspica che l’essere cittadino italiano permetta, al bambino, l’immediato trasferimento in Italia”, hanno comunicato sulla pagina ufficiale della Farnesina.

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, ha ringraziato su Facebook il governo “per aver accolto il mio appello”.

Da ormai 36 ore il bambino respira da solo, dopo che è stato staccato il respiratore per la ventilazione assistita.

Domenica 22 aprile 2018 l’ospedale di Liverpool aveva notificato alla famiglia procedura per spegnere i macchinari che tengono in vita Alfie se non dovessero intervenire fatti nuovi, esterni all’ospedale e alle aule di giustizia britannici.

I genitori sperano che la cittadinanza italiana possa permettere al bambino di essere trasferito al Bambin Gesù di Roma, per sottoporlo almeno a cura palliative e tenerlo in vita.

Il bimbo, nato il 9 maggio 2016, è affetto da una grave patologia neurologica degenerativa che i medici non sono ancora completamente riusciti a diagnosticare, che gli impedisce di respirare o nutrirsi senza l’aiuto delle macchine.

I genitori Tom Evans e Kate James, entrambi ventenni, avevano chiesto di poter trasferire il figlio all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, sottoposto alla giurisdizione della Santa Sede, ma i medici dell’ospedale britannico si erano opposti al trasferimento, ritenendolo inutile se non dannoso per l’infante.

La dolorosa vicenda ricorda quella del piccolo Charlie Gard, di appena dieci mesi, affetto dalla rarissima ed incurabile sindrome da deplezione del DNA mitocondriale, le cui cure vennero sospese alla fine del luglio 2017 per via di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che diede ragione ai medici contro i genitori.

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Anche in quel caso i genitori avevano programmato un trasferimento verso una clinica degli Stati Uniti, cui i medici si erano opposti per risparmiare al bambino ulteriori sofferenze e proteggerne la dignità. Dopo cinque mesi di processi, la corte di Strasburgo ha dato ragione all’ospedale.

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Alfie si trova in questo momento in stato semi-vegetativo, e le sue condizioni continuano a peggiorare. Di recente ha perso la capacità di udire, vedere, odorare o rispondere agli stimoli tattili, se non attraverso riflessi automatici che gli causano piccoli spasmi.

I genitori ritengono però che i suoi siano invece movimenti di risposta agli stimoli, come hanno dichiarato in tribunale, dove hanno deciso di difendere la loro posizione senza l’ausilio di un avvocato.

Michael Mylonas QC, difensore della struttura ospedaliera, ha spiegato alla corte: “Uno dei problemi di questo caso è che loro guardano [Alfie] e, eccetto i macchinari per farlo respirare e mangiare, è un dolce, adorabile bambino che appare normale, apre gli occhi, sorride”.

Gli ultimi esami mostrano però un costante peggioramento nella degradazione del tessuto cerebrale del bimbo, e anche i tre medici dell’ospedale di Roma che lo hanno visitato hanno concluso che i tentativi di trovare una cura sarebbero inutili.

Dopo una settimana di udienze il giudice Anthony Hayden ha deciso di concordare con gli specialisti, dichiarando “disumano” continuare a tenerlo in vita artificialmente, cosa che “nuocerebbe alla sua futura dignità”.

Il magistrato ha specificato di essere giunto a questa conclusione con il cuore colmo di tristezza.

Il padre, Tom Evans, è scoppiato a piangere in aula, e ha dichiarato alle telecamere che suo figlio è stato “condannato a morte”.

Tom Evans e Kate James con il figlio Alfie / Facebook

La vicenda riporta a galla il dramma che accompagna ogni caso in cui una corte si trovi a dover decidere sull’interesse del minore, trovandosi di fronte a concezioni di vita, dolore e dignità opposte e spesso inconciliabili.

Anche in questa circostanza il child’s best interest è chiaramente interpretato in modo molto diverso dai medici e dai genitori del bambino, il quale non può ovviamente esprimersi per risolvere la questione.

“Ciò di cui Alfie ha bisogno ora è un trattamento palliativo di qualità”, ha concluso il giudice, ritenendo i piani di trasferirlo in Italia inconciliabili con il suo interesse. “Ha bisogno di pace, calma e privacy per poter concludere la sua vita come l’ha vissuta, cioè con dignità”.

L’ospedale pediatrico Alder Hey ha diffuso un comunicato in cui si legge: “Comprendiamo come questo sia un momento molto difficile per la famiglia di Alfie e continueremo a lavorare con loro per garantirgli il più appropriato piano di cure palliative”.