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Una nuova impostazione di Spotify censura le canzoni dal contenuto esplicito
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Spotify, la piattaforma britannica di musica online

Una nuova impostazione di Spotify censura le canzoni dal contenuto esplicito

Al momento, più di un terzo delle 50 canzoni più popolari su Spotify contengono testi espliciti. Ma la novità è disponibile solo per gli account Premium

24 Apr. 2018
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Spotify, la piattaforma britannica di musica online

Spotify, il servizio di musica in streaming più grande al mondo, ha iniziato a testare un modo per filtrare e censurare le canzoni dal contenuto esplicito.

La modalità è stata già inserita nell’applicazione su iPhone e iPad.

L’azienda ha introdotto questa novità in seguito alle richieste, provenienti da un forum, in cui si chiedeva appunto l’inserimento di un sistema che censurasse le canzoni dal contenuto esplicito.

Applicazioni concorrenti, come Apple Music, hanno già da tempo la funzione parental-control, che permette ai genitori di bloccare determinati contenuti per proteggerne la visualizzazione dai proprio figli.

È dal 2011 che gli utenti chiedono a Spotify di mostrare preventivamente la parola “esplicito” a fianco delle canzoni che contengono un testo non adatto ai bambini.

Al momento, più di un terzo delle 50 canzoni più popolari su Spotify contengono testi espliciti.

Nicola Ford, madre, ha lanciato una petizione online per richiedere l’applicazioni di filtri sui brani disponibili sull’app musicale dopo un episodio da lei stessa vissuto.

“Ho vissuto alcuni momenti imbarazzanti, in cui i bambini avevano ascoltato delle canzoni per radio e improvvisamente la nostra casa era piena di imprecazioni perché avevano cercato lo stesso brano su Spotify”, ha raccontato la donna.

“Ho creato una petizione online e ho trovato molte persone che volevano la stessa cosa”.

La nuova modalità, che è stata introdotta ad aprile, blocca le canzoni dal contenuto esplicito ed evita che siano riprodotte, ma la versione originale non viene eliminata dal sito.

Nicola Ford non è ancora soddisfatta delle modifiche introdotte dalla piattaforma.

“I ragazzi vogliono ascoltare la canzone che hanno già sentito, per cui cercheranno di farlo e di riprodurre il brano. Se devono cercare di ascoltarlo, voglio che sentano la versione censurata”.

Altri si sono lamentati del fatto che la modalità, che è disponibile solo su Spotify Premium, non ha un codice Pin e può essere modificata da chiunque abbia accesso al dispositivo.

“Sarebbe utile per chi gestisce l’account, ossia i genitori, poter controllare le impostazioni”, continua Nicola Ford.

“Queste compagnie devono cercare davvero di aiutarci a gestire ciò che succede nelle nostre case, Spotify incluso. Penso che avrebbero potuto dimostrare il loro interesse molto prima”.

La censura dei brani dal contenuto esplicito è stata presentata dall’azienda come una “versione Beta” e che al momento “alcuni utenti” la stanno testando.

“Testiamo sempre i nuovi prodotti  e le nuove esperienze a Spotify, ma al momento non abbiamo altre novità”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato ufficiale.

Di recente, Spotify ha provveduto a cancellare tutti gli account che, tramite un’applicazione non ufficiale, aggirano il sistema e riescono ad utilizzare la versione Premium senza pagare l’abbonamento.

L’operazione è stata condotta prima della quotazione in borsa dell’azienda, avvenuta il 3 aprile 2018.

Spotify ha deciso di quotarsi per aumentare i suoi profitti. Finora, infatti, i costi per i diritti di riproduzione della musica hanno superato le entrate.

Secondo i documenti depositati negli uffici della Securities and exchange commission, l’organo di vigilanza della Borsa statunitense, Spotify nel 2017 ha registrato ricavi per circa 4,09 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 2,9 dell’anno precedente, ma ha chiuso il bilancio in perdita, con un buco di 1,24 miliardi di dollari, raddoppiato rispetto a quello del 2016, pari a circa 539 milioni.

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