Gaza: 40 morti in 20 giorni | Marcia del Ritorno, la protesta dei palestinesi contro Israele | Diretta
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Gaza: 40 morti in 20 giorni | Marcia del Ritorno, la protesta dei palestinesi contro Israele | Diretta

Dal 30 marzo, per sei settimane, i palestinesi hanno indetto una grande protesta con la quale chiedono che i discendenti dei rifugiati che hanno perso le loro case nel 1948 possano ritornare alle proprietà della loro famiglia nei territori che attualmente appartengono a Israele. Tutte le ultime notizie in tempo reale

23 Apr. 2018 17 ore
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Marcia del Ritorno, la protesta palestinese contro Israele | 10 morti a Gaza

Marcia del Ritorno, la grande protesta dei palestinesi | Tutte le ultime notizie in tempo reale

Dal 30 marzo al 15 maggio 2018 migliaia di palestinesi partecipano alla cosiddetta Marcia del Ritorno, manifestazione di protesta per chiedere il ritorno dei profughi palestinesi nei territori che attualmente fanno parte dello stato di Israele.

Qui di seguito tutto quello che c’è da sapere sull’iniziativa e le ultime notizie con aggiornamenti in tempo reale:

23 aprile – ore 14.00 – Altri due morti: il bilancio delle vittime sale a 40 – Due giovani palestinesi sono morti oggi in seguito alle ferite riportate nel quarto venerdì consecutivo di proteste a Gaza. Si tratta di Abdullah Shamali, 20 anni, e Tahrir Wahada, 18. Il primo era stato raggiunto da un colpo all’addome, il secondo era stato colpito alla testa. Sale così a 40 il numero delle vittime dall’inizio della Marcia del Ritorno.

20 aprile – ore 18.50 – È salito a 4 il numero dei morti –  Il bilancio delle vittime palestinesi negli scontri al confine tra la Striscia di Gaza e Israele si è aggravato: sono 4 le vittime palestinesi. A perdere la vita venerdì 20 aprile sono stati tre uomini di 24, 25 e 29 anni e un adolescente di 15, secondo quanto ha riferito il ministero della Salute. Dall’inizio delle proteste, il 30 marzo scorso, il bilancio totale delle vittime è arrivato a 38 palestinesi morti.

ore 15.15 – Il bilancio sale a 2 morti e oltre 40 feriti. Il bilancio del quarto venerdì consecutivo di proteste a Gaza, lungo il confine con Israele è salito a due morti e oltre 40 feriti il bilancio degli scontri lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele. Lo riferisce il ministero della Sanità palestinese. La seconda vittima è stata identificata in Ahmed Rashad El Athamna, un 24enne colpito dalle pallottole dell’esercito israeliano nel nord di Gaza.

ore 13.30 –  Quarto venerdì di proteste: ucciso un palestinese. Un palestinese di 25 anni è stato ucciso e altre due persone sono rimaste ferite nel quarto venerdì consecutivo di proteste a Gaza, lungo il confine con Israele, in occasione della Marcia del Ritorno. Secondo il ministero della Salute di Gaza, la vittima si chiamava Ahmad Nabil Abu Aqeb ed era disabile.

L’uomo è stato colpito e ferito gravemente alla testa dalle forze armate israeliane a est del campo profughi di Jabaliya, nel nord della striscia. In mattinata alcuni velivoli militari israeliani avevano lanciato su Gaza centinaia di volantini in arabo chiedendo alla popolazione di “evitare di avvicinarsi alla barriera difensiva” con lo stato ebraico.

Questa settimana, la marcia è dedicata ai “martiri” che sono morti nelle settimane precedenti. Secondo il ministero della Salute di Gaza, dal 30 marzo, durante le proteste lungo il confine di Gaza, l’esercito israeliano ha ucciso 35 persone e ne ha ferite 4.279.

13 aprile – ore 15.25 – Continua a salire il bilancio della rappresaglia israeliana sui manifestanti palestinesi: secondo il nuovo bollettino del ministero i feriti sono 363, di cui uno grave.

ore 15.15 – Secondo il ministero della Salute della Striscia di Gaza i feriti nel terzo venerdì di proteste sono 112 di cui uno grave.

ore 11.30 – Nuove proteste, l’esercito israeliano apre il fuoco. Terzo venerdì consecutivo di proteste a Gaza, lungo il confine con Israele. Alcuni manifestanti palestinesi si sono riuniti presso la recinzione tra la parte settentrionale della striscia di Gaza e Israele e hanno tentato di entrare nel territorio dello stato ebraico. L’esercito israeliano ha risposto sparando sulla folla con proiettili veri. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, ci sono almeno tre feriti.

9 aprile – ore 18.00 – Gaza, quei giovani israeliani riuniti come spettatori a fare il tifo per l’esercito che spara contro i palestinesi. Un gruppo di giovani israeliani è stato fotografato su una torre di osservazione al confine con Gaza mentre assiste, facendo il tifo, alla rappresaglia dell’esercito di Tel Aviv contro i manifestanti palestinesi. Leggi l’articolo.

ore 12.00 – Stando a quanto riportato da fonti ufficiali e sanitarie, sono almeno 10 i palestinesi uccisi finora nel corso della Marcia del Ritorno, a Gaza.

Tra le vittime c’è anche il giornalista Yasser Murtaja, un fotografo che lavorava presso l’agenzia Ain Media. Con lui salgono ad almeno 27 i palestinesi uccisi nel corso dell’ultima settimana.

Inoltre, si contano oltre 1.300 feriti, tra cui circa venti donne e 80 ragazzi minorenni. Nel bilancio dei feriti, oltre 30 risultano in condizioni molto gravi. Cos’è la Marcia del Ritorno? Leggi l’articolo completo.

8 aprile – ore 10.00 – A Gaza non c’è nessuno “scontro”, ma una guerra tra chi è armato e chi non lo è. A Gaza in questi giorni va in scena l’ennesima guerra delle forze israeliane contro i palestinesi. I media tradizionali però parlano di “scontri”. Ma parole come questa cancellano l’idea che la Marcia del Ritorno sia pacifica e i manifestanti disarmati, facendo invece credere che vi sia in atto un confronto diretto tra le due parti. Leggi l’articolo completo.

7 aprile – ore 10.00Chi governa davvero la Palestina? Leggi l’approfondimento

6 aprile – ore 19.45 – Il nuovo bilancio fornito dalle autorità indica che durante la violenta rappresaglia nel corso della Marcia del Ritorno, a Gaza sono stati registrati 6 morti e oltre 1.000 feriti. Tra le vittime c’è anche un ragazzo di 16 anni.

Marcia del ritorno protesta palestinesi

Manifestanti palestinesi durante gli scontri con le forze di sicurezza israeliane. Credit: Said Khatib/AFP/Getty Images

ore 15.30 – Almeno tre i palestinesi sono rimasti uccisi negli scontri con l’esercito israeliano durante le proteste nella Striscia di Gaza. Lo ha riferito il ministero della Salute della Striscia, citato dall’agenzia di stampa palestinese Safa. I feriti sono 252.

Al confine con Israele si sono radunate circa 50mila persone, che stanno dando fuoco a migliaia di copertoni per creare una cortina di fumo e oscurare la visione ai soldati israeliani.

L’esercito di Israele ha detto di essere pronto ad aprire il fuoco “se ci saranno provocazioni come la scorsa settimana”.

ore 13.20 – Nuovi scontri nella Striscia di Gaza al confine con Israele, dove i manifestanti palestinesi hanno ripreso la manifestazione di protesta con la “Grande Marcia del Ritorno” convocata da Hamas.

I manifestanti hanno bruciato pneumatici e lanciato sassi contro i soldati israeliani, che hanno risposto con fuoco vivo e lanci di lacrimogeni.

Quattro persone risultano ferite, di cui una in modo molto grave, dal bilancio del proteste in corso al confine tra Gaza e Israele. Lo riferiscono i media locali secondo cui migliaia di persone stanno marciando verso le barriere di confine.

Il 5 aprile, Israele ha annunciato che non ha intenzione di cambiare le regole di ingaggio e che l’esercito è pronto ad aprire il fuoco contro i manifestanti nella Striscia “se ci saranno provocazioni come la scorsa settimana”.

2 aprile – ore 12.40 – Si aggrava il bilancio delle vittime degli scontri di venerdì 30 marzo 2018. Uno dei feriti, il 29enne Faris al-Raqib, colpito allo stomaco, è morto oggi in ospedale. Il numero dei morti sale così a 17.

ore 11.00 – Israele dice no alla commissione d’inchiesta Onu. “Non ci sarà nessuna commissione d’inchiesta. Non ci sarà nulla del genere qui. Non collaboreremo con alcuna commissione d’inchiesta”, ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, in risposta a quanto detto dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Secondi Lieberman, i militari israeliani hanno agito “esattamente secondo le procedure”.

1 aprile 2018 – Nella giornata di oggi ancora scontri a Gaza fra le forze israeliane e manifestanti palestinesi. Il bilancio finora è di almeno 16 vittime. Tre feriti a Jabalia solo il primo aprile, nel giorno successivo alla Pasqua ebraica in Israele. Sono giorni di forti scontri e grande violenza. Il presidente turco Erdogan è intervenuto sugli scontri di Gaza per la Marcia del Ritorno indetta dai palestinesi. Il premier israeliano Netanyahu? “Un terrorista”, ha detto. La manifestazione palestinese della Grande Marcia del Ritorno giunge a pochi giorni dal 70esimo anniversario della proclamazione dello stato di Israele e della Nakba, l’esodo in massa.

Qui sotto i luoghi degli scontri della Marcia del Ritorno

 

31 marzo 2018 – ore 11.15 – Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto “un’indagine indipendente e trasparente” sugli scontri a Gaza tra palestinesi e truppe israeliane mentre i membri del Consiglio di sicurezza hanno invitato alla moderazione e a un abbassamento delle tensioni da entrambe le parti.

Il Kuwait ha richiesto una riunione del Consiglio di sicurezza di emergenza per discutere della situazione a Gaza.

Un alto funzionario delle Nazioni Unite ha avvertito che le violenze “potrebbero deteriorarsi nei prossimi giorni, e ha esortato Israele a rispettare i diritti umani internazionali.

ore 11 – Il bilancio è di 16 morti e oltre 1.400 feriti. Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha chiesto l’intervento delle Nazioni Unite. “Il gran numero di martiri e feriti nelle manifestazioni pacifiche afferma la necessità per la comunità internazionale di intervenire per fornire protezione al nostro popolo”, ha detto Abbas. Si tratta del numero di vittime palestinesi più alto dal 2014, durante la guerra di Gaza. La maggior parte delle vittime hanno un’età tra i 17 e i 35 anni.

30 marzo 2018 – ore 21.00 – Nel corso delle proteste e degli scontri, è emerso un video che mostra alcuni cecchini israeliani che aprono il fuoco e sparano su un giovane manifestante palestinese, che viene ucciso. Ecco gli ultimi istanti della sua vita, in questo articolo con video.

ore 18.00 – 10 morti e 1.000 feriti – Il ministero della Salute di Gaza ha diffuso il nuovo bilancio sugli scontri tra i manifestanti palestinesi e l’esercito di Israele: i morti sono 10 e i feriti circa mille.

ore 15.10 – Nuovo bilancio: 7 morti e 550 feriti – Sale a 7 morti e 550 feriti il bilancio complessivo delle vittime negli scontri a Gaza tra i manifestanti palestinesi e l’esercito di Israele, in occasione del primo giorno della Marcia del Ritorno.

ore 14.30 – Oltre 350 feriti – Negli scontri a Gaza, oltre ai 5 morti si segnalano almeno 370 feriti.

ore 13.45 – Sale a 5 il numero delle vittime complessive – Un quinto palestinese è rimasto ucciso negli scontri con l’esercito di Israele, nel primo giorno della Marcia del Ritorno. La vittima ha 16 anni, secondo quanto riferiscono funzionari palestinesi.

ore 13.20 – Altri 2 palestinesi morti negli scontri con l’esercito di Israele – Altri due palestinesi sono rimasti uccisi negli scontri con l’esercito di Israele. Le uccisioni sono avvenute in due punti diversi della manifestazione.

ore 12.10 – L’esercito di Israele spara sui manifestanti: un morto e 54 feriti – L’esercito di Israele ha aperto il fuoco contro i manifestanti. Negli scontri è morta una persona e sono rimaste ferite almeno 54 persone. La vittima è Mohammed Najjar, 25 anni.

I manifestanti sono migliaia. Secondo quanto riferito da funzionari palestinesi, l’esercito israeliano ha aperto il fuoco contro i dimostranti. Le forze armate israeliane parlano invece di di “disordini” in sei punti e sostengono di aver sparato “verso i principali istigatori”.

ore 08.30 – Contadino palestinese ucciso dall’esercito israeliano prima dell’inizio della manifestazione – Un contadino palestinese è stato ucciso dall’esercito israeliano poche ore prima dell’inizio della marcia.

La vittima è un uomo di 27 anni, identificato come Omar Samour, ucciso vicino a Khan Younis, nel sud dell’enclave palestinese.

Testimoni oculari riferiscono che il contadino si trovava nella sua terra vicino al confine quando è stato ucciso. Un portavoce dell’esercito di Israele ha detto che un carro armato ha sparato a due sospetti dopo attività sospette nei pressi di una barriera di sicurezza.

Cos’è la Marcia del Ritorno

A partire da venerdì 30 marzo 2018, per sei settimane, i palestinesi saranno impegnati nella cosiddetta Marcia del Ritorno. La data di avvio della manifestazione coincide con la Giornata della Terra, che segna l’espropriazione da parte del governo israeliano di terre di proprietà araba in Galilea, avvenuta il 30 marzo 1976. Le manifestazioni dureranno per sei settimane fino al 15 maggio, anniversario della fondazione di Israele, che i palestinesi definiscono “Nakba”, una catastrofe.

Gli organizzatori hanno assicurato il carattere pacifico della manifestazione, che ha l’obiettivo di realizzare il “diritto al ritorno”, una richiesta palestinese secondo la quale i discendenti dei rifugiati che hanno perso le loro case nel 1948 possano ritornare alle proprietà della loro famiglia nei territori che attualmente appartengono a Israele.

Israele si oppone a qualsiasi ritorno di rifugiati su larga scala, dicendo che distruggerebbe il carattere ebraico del paese.

“Ci siamo svegliati un giorno per scoprire che le forze israeliane avevano preso d’assalto il nostro quartiere, costringendoci a lasciare le nostre case senza preavviso”, racconta a Middle East Eye, Fadila al-Ashi, un’anziana donna di 82 anni, che non desidera altro che tornare nella sua casa di Beersheba, che oggi appartiene a Israele.

Al-Ashi è una degli oltre 750mila palestinesi cacciati con la forza dalle loro città e villaggi nei territori palestinesi occupati, dopo la proclamazione dello stato di Israele nel maggio 1948, in quella che i palestinesi chiamano la Nakba, la catastrofe.

“Abbiamo camminato per ore finché non siamo arrivati a Gaza. La situazione non era migliore lì. Abbiamo dormito per giorni in una stalla. Pensavamo che presto saremmo tornati nei nostri villaggi, ma non è mai successo”.

Un’usanza dei profughi palestinesi è quella di tenere appesa al muro di casa la chiave delle loro vecchie case prima della cacciata, simbolo di una speranza mai sopita.

A 70 anni da quel tragico episodio, il numero di rifugiati palestinesi in tutto il mondo è superiore ai 5,34 milioni, secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa).

Le richieste dei manifestanti

Una vasta rete di attivisti palestinesi ha organizzato la massiccia marcia di 46 giorni per chiedere il diritto al ritorno. La Grande Marcia del Ritorno è partita il 30 marzo da diverse aree tra cui Gaza, dove Hamas ha già allestito una tendopoli, la Cisgiordania e Gerusalemme. Altre marce sono organizzate all’estero, in Libano, Siria e Giordania.

La giornata di avvio coincide con quello che i palestinesi chiamano Land Day, la Giornata della Terra, per commemorare il giorno in cui le forze israeliane hanno ucciso sei palestinesi durante le proteste contro la confisca delle terre della Galilea nel 1976.

L’obiettivo della marcia è attraversare i confini di Israele e arrivare nei villaggi che un tempo erano abitati dai palestinesi. L’esercito israeliano ha schierato l’esercito e 100 cecchini sul confine con Gaza, e ha detto che monitorerà molto attentamente la marcia.

Oltre a marciare in occasione del 70esimo anniversario della proclamazione dello stato di Israele e della “Nakba”, i palestinesi protesteranno in risposta alla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato ebraico.

I palestinesi chiedono inoltre che venga attuata la Risoluzione 194 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del dicembre 1948, che stabiliva che “i rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero essere autorizzati a fare così alla prima data praticabile”.

Le vicende storiche della Palestina

La Palestina fu sotto il dominio britannico dal 1917 al 1948, quando le forze britanniche si ritirarono dopo mesi di aspri combattimenti. Nel 1917, Arthur Balfour, allora segretario degli esteri britannico, promise di aiutare a stabilire una casa nazionale per il popolo ebraico in Palestina, in quella che è conosciuta come la dichiarazione di Balfour.

Oggi nella striscia di Gaza vivono circa 2 milioni di persone, in condizioni economiche e sociali molto difficili.

Gaza dal 2006 è governata da Hamas. Il risultato elettorale di quelle consultazioni scatenò gli scontri tra le due fazioni, che degenerarono in una guerra civile, in cui morirono oltre 600 palestinesi.

Da allora la Palestina è de facto un paese diviso: Hamas continua a controllare la Striscia di Gaza, nonostante il suo governo non sia riconosciuto dalla comunità internazionale, mentre Fatah amministra la Cisgiordania. Hamas è un movimento radicale islamico, con un proprio braccio armato. Le origini risalgono agli anni Settanta ma fu fondato ufficialmente nel 1987, quando cominciò l’insurrezione palestinese nota con il nome di prima Intifada.

Al-Fatah o Fatah è un’organizzazione politica e paramilitare palestinese, che fa parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l’Olp. Fatah è un movimento politico laico, che si oppone alla lotta armata e gode del supporto della comunità internazionale.