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Olivia Arévalo Lomas, uccisa perché proteggeva i diritti degli ultimi indigeni in Perù
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Olivia Arévalo Lomas ambientalista indigeni peru
Olivia Arévalo Lomas | Uccisa l'ambientalista che proteggeva gli indigeni

Olivia Arévalo Lomas, uccisa perché proteggeva i diritti degli ultimi indigeni in Perù

La donna si batteva per proteggere i diritti del popolo indigeno degli shipibo-konibo, in Perù. È stata uccisa da 5 colpi di arma da fuoco

21 Apr. 2018
Olivia Arévalo Lomas ambientalista indigeni peru
Olivia Arévalo Lomas | Uccisa l'ambientalista che proteggeva gli indigeni

Olivia Arévalo Lomas era una donna di 81 anni, leader degli shipibo-konibo, una tribù indigena del Perù che vive lungo il fiume Ucayali.

È stata uccisa da 5 colpi di arma da fuoco nella comunità interculturale di Victoria Gracia, nella regione di Ucayali, nel centro del paese.

Saggia indigena e studiosa delle tradizioni degli shipibo-konibo, si era battuta per anni in difesa dei diritti culturali e ambientali di questo popolo. L’identità degli assassini è ancora sconosciuta.

Olivia conservava le conoscenze legate alla medicina tradizionale degli shipibo-konibo e i canti sacri, dichiarati patrimonio culturale a giugno del 2016 dal Ministro della cultura peruviano.

La Federazione delle comunità native di Ucayali e Affluentes (FECONAU) e altre organizzazioni hanno condannato l’omicidio e hanno chiesto allo Stato del Perù di tutelare i leader delle popolazioni indigene.

Questo il comunicato stampa e la foto di Olivia, pubblicate su Facebook dalla Federazione:

“Comunicato stampa:

Assassinata l’attivista per i diritti culturali del popolo shipibo-konibo.

Nella comunità interculturale “Victoria Gracia”, situata a 20 minuti dalla località di Yarinacocha, oggi [19 aprile 2018] alle 12.30 circa, la nostra sorella shipibo-konibo Olivia Arévalo Lomas e saggia (meraya) è stata assassinata con 5 colpi di pistola al cuore, da degli sconosciuti.

FECONAU e COSHICOX, gli organi più importanti del popolo shipibo-konibo, condannano energicamente questi fatti di sangue che insultano la famiglia e il popolo shipibo-konibo.

Facciamo appello all’opinione pubblica nazionale e internazionale affinché lo Stato peruviano ci dia delle garanzie sulla sicurezza degli altri leader indigeni del popolo shipibo-konibo che oggi devono affrontare altre minacce di morte.

Yarinacocha, 19 aprile 2018

FECONAU e COSHICOX,”

L’omicidio di Olivia è solo l’ultimo di una serie avvenuto a Ucayali ai danni dei leader indigeni. Nel 2014 erano stati uccisi altri 4 leader della comunità ashaninka di Saweto, al confine con il Brasile. Gli uomini erano stati minacciati da alcuni disboscatori illegali e da trafficanti di droga.

L’America Latina è la regione del mondo più pericolosa per attivisti indigeni, secondo uno studio dell’ong Global witness e del quotidiano britannico Guardian. 

Nel 2017 sono state uccise 197 persone “per essersi opposte ai governi e alle imprese che saccheggiano le loro terre e danneggiano l’ambiente tramite corruzione e pratiche inique”.

Nel solo 2017 in Brasile sono stati uccisi 46 attivisti, in Colombia 32 e 15 in Messico.

Il caso Marielle Franco in Brasile

A marzo del 2018 era stata uccisa Marielle Franco, 38 anni, attivista e portavoce delle persone svantaggiate che vivono nelle favelas.

La donna era stata uccisa a Rio de Janeiro a colpi di arma da fuoco.

Tredici proiettili calibro nove millimetri sparati da un’auto scura con targa di fuori città (si rivelerà clonata) investono l’utilitaria dal suo lato destro a una velocità balistica stimata intorno ai 1300 chilometri orari, l’impatto è un incubo istantaneo: quattro colpi sono per la testa di Marielle, uccisa a sangue freddo.

Altre tre pallottole la trapassano e raggiungono ai fianchi, ferendolo a morte, Anderson Gomes, 39 anni, un autista Uber che saltuariamente accompagna la paladina dei diritti umani nei suoi spostamenti.

Non viene rubato niente, è un’esecuzione in piena regola, orchestrata da mani professioniste che, lo sveleranno immagini riprese da telecamere di sicurezza, seguivano la vittima da almeno due ore.

Sul sedile posteriore dell’auto, accanto alla giovane consigliera del Partito socialista (Psol) uccisa, c’è anche la sua amica e addetta stampa, unica sopravvissuta all’agguato.

Mentre prova a guarire da una ferita che non si può rimarginare, ora collabora a indagini che le piazze di mezzo mondo pretendono siano celeri e certe.

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