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Avicii, il successo, la pressione, le emozioni: “Non provavo più alcuna felicità”

"L'intera faccenda riguardava il successo per il successo, non provavo più alcuna felicità", l'intervista a Rolling Stones del 2017 in cui Avicii parla del suo rapporto con il successo

Immagine di copertina
Avicii, il dj svedese morto il 20 aprile 2018

Avicii, che è morto il 20 aprile 2018, ha trascorso la maggior parte dei suoi vent’anni come uno dei più grandi dj al mondo. Eppure il suo successo planetario che lo ha travolto da giovanissimo, non sempre ha significato la felicità per lui.

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Lo stress e la pressione del successo, l’eccesso di alcol, i suoi problemi di salute, una vita sempre in giro per i tour, i tanti ricoveri, non sono stati facili da affrontare per il dj svedese, tanto da spingerlo a ritirarsi dalle scene nel 2016. A marzo del 2016 aveva pubblicato una lettera d’addio ai fan.

Le cause della sua morte non sono ancora note, ma in molti hanno evidenziato i suoi problemi con l’alcol e il suo travagliato rapporto con il successo. La polizia dell’Oman esclude la pista criminale.

“Avevo bisogno di capire la mia vita”, ha raccontato Avicii a Rolling Stones, in una toccante intervista del settembre 2017, subito dopo l’uscita del suo nuovo EP, Avīci (01). “L’intera faccenda riguardava il successo per il successo, non provavo più alcuna felicità”.

Uno spaccato del suo rapporto con il successo e la pressione di essere il miglior dj del mondo è raccontato nel documentario Netflix sulla sua vita, “Avicii: true stories”, uscito nelle sale italiane il 12 dicembre 2017, l’unica data. Il dj aveva commentato sul suo profilo Facebook personale:

“Il mio documentario è in programmazione nelle sale dei cinema italiani – solo nella giornata di domani (12 dicembre @ The Space Cinema)! Il regista mi ha seguito negli ultimi quattro anni raccogliendo moltissimo materiale durante le registrazioni e dietro le quinte nei concerti, nei momenti belli, ma anche in quelli difficili. Sono davvero emozionato. Sono anche un po ‘nervoso perché in certe parti e’abbastanza crudo. È un documentario molto personale”. 

Il trailer

Nell’intervista a Rolling Stones, alla domanda su cosa avesse significato per lui guardarsi in quel documentario lui risponde: “Ho guardato me stesso dicendomi, ‘Cazzo, dovresti veramente pensare di più a te stesso, dai Tim! Perché non ho fermato la nave prima?”.

“L’unica cosa che mi ha impedito di fermarmi era che mi sentivo strano, del tipo: “Perché cazzo non posso godermi tutto questo come gli altri dj?, ma sto iniziando a rendermi conto che molti dei dj che sembrano entusiasti di ogni spettacolo hanno gli stessi pensieri”, racconta ancora il dj. Nell’intervista non mancano i riferimenti all’immenso giro di denaro che girava intorno al mondo della musica dance elettronica, e al suo rifiuto ad essere associato soltanto a questo genere, volendo sperimentare altro.

“Le feste possono essere fantastiche, ma è molto facile diventare troppo attaccati alle feste in luoghi come Ibiza. Ti senti solo e provi ansie. Diventa tossico”, prosegue Avicii, raccontando come la musica e i concerti avessero smesso di fargli provare gioia.

Nell’intervista Avicii racconta inoltre quanto fosse difficile il suo rapporto con le emozioni: “Nessuno di noi oggi riesce a gestire le nostre emozioni, la maggior parte di noi si sta comportando in modo reattivo. Ecco perché ho dovuto interrompere il tour, perché non potevo leggere le mie emozioni nel modo giusto”.

“Ho lasciato troppo poco spazio per la vita della persona reale dietro l’artista”, spiega ancora il dj svedese.

Un’altra delle cose di cui soffriva Avicii era il non poter dedicare il giusto tempo alle cose, essere sempre occupato e sommerso dagli impegni: “molte cose iniziano a soffrire quando non hai l’energia o il tempo per fare le cose correttamente. Pensi di poter farcela, ma la qualità ne soffre”.