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I misteri irrisolti più inquietanti della storia 

Di tanto in tanto, nella storia dell'umanità, capitano cose che non possono essere spiegate. È il caso di queste sei, inquietanti, storie

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La morte della famiglia Gruber nella fattoria Hinterkaifeck. Credit: Wikipedia

Nella storia dell’umanità ci sono stati diversi eventi a cui le persone non sono riuscite a dare una spiegazione razionale. Misteri senza logica e senza risposta, che restano sospesi nel dubbio e mettono i brividi solo pensandoci.

Ecco sei casi che, durante la loro epoca, sconvolsero l’opinione pubblica e tutt’oggi rimangono irrisolti, misteriosi e inquietanti.

I misteri irrisolti più inquietanti della storia 

La statua di Caroline Walter

Per cominciare con una storia più leggera rispetto alle altre, un mistero a cui nessuno ha mai saputo dare una spiegazione logica è quello che si svolge sulla statua di Caroline Walter.

Caroline Walter, originaria di Friburgo, in Germania, morì nel 1867 quando era ancora giovanissima: aveva solo 16 anni.

Per superare l’immenso dolore, la sorella di Caroline chiese ad uno scultore dell’epoca di creare una statua a grandezza naturale da posizionare sulla pietra tombale.

Sono passati 151 anni dalla morte della ragazza, e tutti i parenti e gli amici di Caroline sono ormai deceduti, ma da allora una persona di cui non si conosce l’identità è tornato tutti i giorni sulla tomba della ragazza, posizionando ogni giorno un mazzo di fiori sotto il braccio della scultura.

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La statua di Caroline Walter. Credit: Vanilla Magazine

I nove morti del passo Dyatlov

Era il 1959 quando un gruppo di neolaureati presso l’istituto tecnico degli Urali, che si trovavano in quella che allora era ancora l’Unione Sovietica, decisero di partire per un’escursione sui monti Urali.

Il primo febbraio di quell’anno i nove escursionisti, dopo aver lasciato a Vižaj, la cittadina più vicina, Jurij Judin, uno dei loro compagni che non si sentiva bene, si diressero verso la cime del monte Otorten, il “monte della morte”.

Una volta arrivati quasi in cima, gli escursionisti si accamparono per passare la notte, prima di rimettersi in marcia. Ma qualcosa andò storto.

Nessuno sa spiegare il motivo per cui i neolaureati, quella notte, si trovarono costretti a lacerare la tenda dall’interno, e scappare, seminudi e senza scarpe, quando fuori c’erano -30 gradi.

Il 26 febbraio, cioè ben 25 giorni dopo, le autorità, insieme ad alcuni studenti volontari, andarono alla ricerca dei nove escursionisti, e trovarono due dei corpi morti per ipotermia sotto un albero a circa un chilometro e mezzo dalla tenda.

Vicino a quel cedro, la notte del primo febbraio, in fuga da chissà cosa, i due avevano cercato disperatamente di accendere un fuoco per non morire di freddo.

Altri tre corpi furono ritrovati tra l’albero e la tenda, in una posizione che indicava che stavano tornando indietro, verso il loro accampamento.

Gli altri quattro corpi, invece, vennero rintracciati in una gola scavata da un torrente solamente il 4 maggio, quindi più di un mese dopo la loro morte.  Si trovavano sotto più di quattro metri di neve, poco distanti dal cedro.

Il torace di due degli ultimi quattro corpi ritrovati avevano subito un impatto “non umano”, più simile a un incidente d’auto, mentre la ragazza aveva la lingua e parte della mascella tagliate, e non aveva più gli occhi.

I quattro, inoltre, quando furono ritrovati, indossavano gli abiti dei loro compagni, probabilmente perché li spogliarono dopo la loro morte per combattere il freddo.

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I nove morti del passo di Dyatlov. Credit: Wikipedia

Le successive autopsie confermarono che sei escursionisti morirono di ipotermia, mentre tre di loro, oltre al freddo, subirono traumi fatali e inspiegabili.

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Una delle cose più curiose fu che non si trovarono mai tracce della presenza di altre persone, mentre le impronte dei deceduti erano ben visibili anche un mese dopo la famosa notte, e indicavano che i nove ragazzi erano fuggiti tutti di comune accordo dalla tenda.

Un’altra misteriosa curiosità è che gli abiti degli escursionisti avevano un livello molto alto di radioattività, il che però è piuttosto curioso per una zona incontaminata come il passo Dyatlov, e i corpi sembrava tutti “abbronzati”.

Più tardi, un gruppo di escursionisti che si trovavano a 50 chilometri dall’accampamento dei ragazzi, raccontò di aver visto delle “palle di fuoco” che attraversavano il cielo che, durante la notte del primo febbraio, si dirigevano verso il luogo dell’accaduto.

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I nove morti del passo di Dyatlov. Credit: Wikipedia

Le autorità russe, in seguito, spiegarono l’incidente attribuendo le colpe ad una “irresistibile forza sconosciuta” che avrebbe spinto gli escursionisti a fuggire dalla tenda col buio e con un freddo mortale, per poi gettarsi in un profondo dirupo.

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I nove morti del passo di Dyatlov. Credit: Wikipedia

L’affondamento della SS Ourang Medan

Giugno 1947, la nave mercantile olandese Ourang Medan è in viaggio nello Stretto di Malacca, e tutto sembra procedere normalmente.

Improvvisamente, però, una nave statunitense vicina entrò in contatto con la Ourang Medan, dalla quale partì il seguente messaggio: “Tutti i funzionari, tra cui il capitano, sono morti, e si trovano in sala nautica e sul ponte. Forse tutto l’equipaggio è morto”.

E, dopo aver aspettato qualche secondo, concludeva: “Sento che sto per morire, aiutatemi”.

Quando la flotta statunitense della Silver Star riuscì a raggiungere la Ourang Medan, l’intero equipaggio era morto, e tutti avevano un’espressione profondamente spaventata.

Nessun indizio indicava violenze, colluttazioni o disordini; e la nave era perfettamente funzionante. Senza riuscire a darsi una risposta, la nave statunitense cercò di trainare la nave olandese fino al porto più vicino per analizzare le cause dell’incidente.

La nave, però, prese misteriosamente fuoco durante il tragitto e affondò in pochissimo tempo.

Il mistero, sebbene in molti pensino ad una leggenda, non è risolto. L’unica spiegazione plausibile, ad oggi, è che la nave trasportasse un carico di acido solforico che, esalando, avvelenò l’intero equipaggio. E che, nell’atto di essere rimorchiata, l’acido fece reazione con l’acqua di mare, provocando un incendio.

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L’affondamento della SS Ourang Medan. Credit: Wikipedia

YOGTZE e Günther Stoll

Günther Stoll fu un ingegnere di Anzhausen, in Germania, che soffriva di una leggera forma di paranoia. Questo disturbo lo portava, di tanto in tanto, a parlare da solo o con la moglie, e a credere che persone sconosciute da lui chiamate “loro”  lo seguissero per fargli del male.

La sera del 25 ottobre 1984, intorno alle ore 23:00, Stoll tornò a nominare “loro”, e cominciò a gridare “Jetzt geht mir ein Licht auf!”, “Ora ho capito!”, in tedesco.

Subito dopo scrisse su un foglio le sei lettere YOG’TZE, anche se non è ancora chiaro se la terza lettera fosse un 6 o una G.

Dopo essersi recato in un pub di Wilnsdorf e aver ordinato una birra, Stoll cadde a terra, pur non essendo ubriaco, stando alle dichiarazioni dei testimoni, e improvvisamente perse conoscenza dopo essersi ferito in volto.

Una volta tornato in sé, l’uomo lasciò con la sua auto.

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YOGTZE e Günther Stoll. Credit: Wikipedia

All’una di notte, Stoll si trovava a Haiderseelbach, la cittadina tedesca in cui era cresciuto, dove ebbe un incontro con una sua conoscenza d’infanzia, durante il quale parlò in un “incidente orribile”.

Alle tre di notte, due camionisti trovarono, a 100 chilometri da Haiderseelbach, l’auto di Stoll schiantata contro un guard-rail. Entrambi testimoniarono di aver visto una persona non meglio identificata che indossava una giacca bianca ed era ferita.

Günther Stoll si trovava invece all’interno dell’auto, ferito mortalmente e completamente nudo. Quando arrivarono le forze dell’ordine Stoll era cosciente, e parlò di quattro uomini che erano con lui in macchina e lo avevano picchiato a sangue.

L’uomo perse la vita nel tragitto per andare all’ospedale, lasciando irrisolto il mistero del suo incidente.

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YOGTZE e Günther Stoll. Credit: Wikipedia

Quello che si riuscì a capire successivamente fu solo che Stoll venne ferito prima dell’incidente, che fu picchiato altrove per poi essere posizionato nella sua auto, e condotto fino al lungo dell’incidente, e che era già nudo nel momento in cui venne investito.

La persona in giacca bianca non venne mai ritrovata, e attualmente ancora non si è riuscito a capire il significato delle lettere YOG’TZE.

La morte della famiglia Gruber nella fattoria Hinterkaifeck

Nel marzo del 1922, in un piccolo villaggio poco lontano da Monaco di Baviera, Andreas Gruber (63 anni) viveva con sua moglie Cäzilia, la figlia Viktoria Gabriel, e i nipoti Cäzilia e Josef.

Qualche giorno prima della tragedia, Andrea raccontò ai suoi vicini di aver visto delle impronte sulla neve che portavano verso la sua abitazione, ma non tornavano mai indietro; di aver sentito dei passi nella soffitta; di aver trovato un giornale per terra, cosa strana per una famiglia che non ne aveva mai acquistato uno.

Sei mesi prima di questo racconto, la donna di servizio della famiglia aveva lasciato il suo lavoro, convinta che la fattoria fosse infestata da una presenza ultraterrena e malvagia.

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La morte della famiglia Gruber nella fattoria Hinterkaifeck. Credit: Wikipedia

La tragedia avvenne il 31 marzo: prima Andreas, poi Cäzilia e infine Viktoria con la figlia, vennero in qualche modo attirati nella stalla da qualcuno o da qualcosa, e vennero uccisi.

L’assassino si recò poi in casa, dove uccise il piccolo Josef, e la nuova donna di servizio, entrata in servizio solo poche ore prima.

Il 4 aprile i vicini, preoccupati dall’assenza della famiglia in paese, andarono nella fattoria per vedere cosa stesse succedendo. Lì trovarono gli animali in salute, alcuni resti di pasti freschi consumati da poco, e la traccia evidente della presenza di qualche essere umano che aveva abitato la casa fino a poche ore prima.

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La morte della famiglia Gruber nella fattoria Hinterkaifeck. Credit: Wikipedia

Inizialmente si pensò che si potesse trattare di una rapina, idea che venne presto accantonata, dopo aver ritrovato grandi quantità di denaro in casa.

Nessuno venne mai accusato della strage, anche se il sospetto ricadde sul marito di Viktoria, dato per morto nelle trincee francesi 1914. Il suo corpo, però, non venne mai ritrovato. Il sospetto ricadde su di lui perché le autopsie rivelarono che Viktoria morì molte ore dopo il resto della famiglia.

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La morte della famiglia Gruber nella fattoria Hinterkaifeck. Credit: Wikipedia

I bambini della famiglia Sodder

Vigilia di Natale 1945. La famiglia Sodder, composta da dieci figli, va a dormire lasciando giocare tranquilli cinque figli, pur avendo notato che non avevano ancora chiuse le imposte delle finestre.

A mezzanotte circa, la donna ricevette una telefonata da brividi in cui, colui che aveva chiamato, cercava insistentemente un uomo dal nome incomprensibile, terminando la chiamata con una risata stridula e inquietante.

All’una e mezza un terribile incendio avvolse l’abitazione, e i genitori della famiglia Sodder riuscirono a rintracciare solo cinque dei loro dieci figli prima di fuggire all’esterno.

Ma quando il padre si affrettò ad andare a prendere la scala per raggiungere da fuori il piano superiore e salvare i suoi figli, notò che la scala era scomparsa.

Il mattino seguente nessun cadavere venne ritrovato nella casa, il filo del telefono era stato tagliato e la scala non venne mai più ritrovata.

I genitori, convinti che i bambini non fossero in casa al momento dell’incendio, ingaggiarono un detective privato, che però morì in circostanze misteriose.

Vent’anni dopo il terribile incendio che distrusse la famiglia, i Sodder ricevettero un’inquietante foto: lo scatto rappresentava un giovane ragazzo, incredibilmente somigliante a uno dei figli Sodder, e sul retro era scritto Louis Sodder.

I bambini non vennero mai più ritrovati, e la loro scomparsa rimane tutt’oggi un mistero, anche se venne più tardi ricollegata a un rapimento di stampo mafioso collegato con la Sicilia, dal momento che i Sodder, originariamente Soddu, avevano radici italiane.