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“Siamo respiriani, viviamo nutrendoci di aria. Il cibo non serve più, ci basta l’alimentazione pranica”
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"Siamo respiriani, viviamo di aria. Niente cibo, solo alimentazione pranica"

“Siamo respiriani, viviamo nutrendoci di aria. Il cibo non serve più, ci basta l’alimentazione pranica”

Vivere senza mangiare o senza bere, così come ridurre drasticamente il consumo di cibo, è una pratica pericolosissima dal punto di vista medico. Abbiamo intervistato Nicolas Pilartz, un "respiriano" convinto

16 Apr. 2018
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"Siamo respiriani, viviamo di aria. Niente cibo, solo alimentazione pranica"

“Sono 22 giorni che bevo solo acqua, un quarto di litro al giorno. Ma io sono al terzo livello, nel respirianesimo ci sono più livelli, il quarto prevede che non si provi più alcun bisogno di ingerire acqua o cibo”.

Nicolas Pilartz ha 47 anni, da sei sostiene di praticare l’”alimentazione pranica”, ossia un tipo di “alimentazione” che secondo chi dice di osservarla si basa sull’astensione dal cibo e dall’acqua per periodi prolungati.

Pilartz è originario di un piccolo paese nelle Marche ed è anche l’organizzatore del Pranic World Festival, un evento alla sua terza edizione, dedicato proprio a questa pratica.

L’evento, come sostiene il suo organizzatore, raccoglie ogni anno un numero consistente di partecipanti, tra cui respiriani al quarto livello, ossia persone che dicono di privarsi di acqua e cibo per mesi interi, anche anni.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente durante un suo viaggio in India per farci raccontare, come profondo conoscitore e praticante, cosa sia il “respirianesimo”, mossi da un articolo – apparso e poi rimosso – sul Corriere della sera.

L’articolo consisteva in un’intervista a due ragazze piemontesi, Federica e Marta, che raccontavano la loro esperienza da respiriane: “La prima ha 43 anni, l’altra 41 e tre figli. Entrambe normalmente non mangiano e se lo fanno è solo per voglia, non per appetito”. “Il cibo non è utile, ci nutriamo d’energia. A casa non ci sono più pentole”, dichiaravano le due.

L’articolo rendeva noto che l’”alimentazione pranica” è approdata anche in Piemonte, ciò è avvenuto grazie ai seminari, agli eventi e ai social. Eventi come il Pranic World Festival con tanto di prezzi per biglietto e alloggio, compresi i bambini.

Vivere senza mangiare o senza bere, così come ridurre drasticamente il consumo di cibo, è una pratica pericolosissima dal punto di vista medico, che in pochi giorni o al massimo in qualche settimana porta alla morte. Non si tratta di uno stile di vita potenzialmente dannoso, ma di una pratica che è incompatibile con la vita dell’uomo. La sopravvivenza non è una questione psicologica, ma legata al fabbisogno energetico giornaliero che può essere soddisfatto solo attraverso l’alimentazione.

Nonostante questo, persone come Nicolas Pilartz continuano a sostenere sia possibile e, senza alcuno scrupolo, “invitano” ad abbracciare questa pratica pericolosa.

Pilartz, cos’è il respirianesimo?

Il respirianesimo è uno stile di vita. Cerca di trovare il giusto equilibrio nell’alimentazione materiale, quindi cibo solido e liquido, con se stessi. Questo equilibrio è mutevole, a ogni stadio della vita può cambiare. E cambia anche da soggetto a soggetto. Bisogna ascoltare il proprio corpo.

Ci sono varie manifestazioni dell’alimentazione pranica. Il livello più alto, il quattro, si può anche definire un miracolo: alcune persone non hanno più bisogno di assumere cibi solidi e liquidi, e questo per anni o decenni.

La seconda manifestazione consiste nel livello tre, in cui in media si mangia una volta a settimana. Alcuni prendono solo liquidi, altri mangiano una volta al mese. Io ad esempio, ora sono 22 giorni che sono ad acqua. Più il tuo corpo è pulito, meno assumi cibi solidi, perché il nostro corpo non è fatto per assumere cibi solidi. Più prova a farlo, più si stanca. La digestione è un processo pesante che danneggia il corpo, che provoca malattie e diminuisce la longevità.

Prana (da cui alimentazione pranica) è una parola indiana e significa energia vitale. Questa energia è in noi ma è anche costantemente intorno a noi. Siamo già tutti respiriani, ma siamo addormentati. Quello che sta venendo fuori, e che è molto difficile da accettare, è la consapevolezza di questo scambio, questa digestione di energia che arriva dalla respirazione e che ci attraversa.

Come ci si accorge di essere respiriani?

In modo spontaneo, quello che è accaduto nella storia lo testimonia, come i santi cristiani che si nutrivano di spirito santo; anche loro hanno vissuto molti anni così, lo certifica anche la Chiesa. In Cina, in India, questo accade anche adesso.

Me ne accorgo perché non sento l’esigenza di mangiare, è come quando sei innamorato, passano i giorni e non pensi a nulla, quando sei toccato da questo amore lo verifichi che il tuo corpo è in salute, vai avanti naturalmente ed entri in questo stato di comunione, di pura presenza.

Anche i bisogni fisici non si manifestano più?

Si manifestano dei segni di detox, ossia di purificazione, come nel processo dei 21 giorni. Si tratta del processo di preparazione volontaria a ricevere questa energia. Si fa una guarigione e una pulizia del corpo. I nostri organi sono intasati di tossine. Con questo percorso di depurazione l’idea non è quella di soffrire o di sentirsi male, ma di percorrere una strada di consapevolezza e dopo si vede come sta il corpo.

Alcuni si spingono troppo in là e arrivano a livelli pericolosi come l’anoressia. Quello che noi facciamo non è un digiuno, è un atto consapevole di aprirsi a un grande mistero che avvolge la nostra esistenza, e a tutte le possibile energie che ci nutrono.

Qual è la differenza tra il digiuno e il respirianesimo?

È una questione di terminologia: si fa un’astensione dal cibo, il digiuno è una privazione del cibo. Si fa un’astensione dal cibo volontaria, il digiuno lo si fa per altri motivi, quasi mai volontario, e innesca una privazione. Sai che lo farai per un certo periodo, che dovrai sfruttare le tue riserve e dopo un po’ perdi peso, sei stanco, ti metti in pericolo.

Quello che noi facciamo alla fine di ogni percorso è verificare il peso di ognuno, peso che alla fine si dovrebbe ristabilire. Ci sono dei criteri che mettono in evidenza uno stato che nn è uno stato di digiuno. È vero che il corpo, anche se la mente non vuole, può manifestare uno stato di digiuno. In questo caso lo faccio notare e suggerisco che se il  peso cala, l’energia manca bisogna interrompere e piano piano riassumere dei cibi.

Non sente venir meno le energie, come affronta prove fisiche ad esempio?

Sono sei anni che sperimento questo stile di vita. All’inizio ci sono delle sfide, anche emozionali, hai a che fare con il passato della tua vita, momenti conviviali. Questo percorso serve anche a lasciarsi alle spalle le impronte delle emozioni.

A livello di energie non ho problemi, l’anno scorso ho affrontato una gara a ostacoli senza nemmeno prepararmi.

Quanti sono i respiriani in Italia?

Qualche migliaio di sicuro. Anche di più perché ormai sono passati 25 anni dalla prima volta che si è parlato di questo stile di vita. Senza contare che secondo me sono diverse migliaia le persone che hanno provato questo stile di vita da sole e che poi hanno desistito.

Il processo dei 21 giorni è pericoloso e si deve fare con un accompagnatore, ma chi oggi fa i digiuni sta facendo alimentazione respiriana probabilmente senza saperlo. Ti nutri di una forza incredibilmente possente.

Alcune precisazioni

Esistono molti articoli scientifici che spiegano quanto saltare i pasti e privarsi del cibo per periodi prolungati sia dannoso per il corpo umano.

Già a distanza di sei ore dall’ultimo pasto il corpo comincia a fare ricorso al glicogeno, ovvero alle molecole che immagazzinano energia. In questa fase viene prodotto glucosio, ovvero una molecola che viene utilizzata come fonte principale di energia e assorbita nel flusso sanguigno. 

In un normale stato di alimentazione, il glucosio viene quindi utilizzato come fonte di energia primaria, permettendoci di avvertire la sensazione di sazietà. A distanza di sei ore dal pasto, il glucosio non ci da più energie, ed iniziamo ad avvertire la comune sensazione di fame.

Dopo 3 giorni di digiuno, la riserva di glucosio sarà praticamente quasi esaurita, per cui non solo ci sentiremo affamati, ma il nostro corpo comincerà ad entrare in uno stato di chetosi, uno stato che comporta elevati livelli di corpi chetonici nel sistema. I corpi chetonici verranno utilizzati dal cervello come principale fonte di carburante.

Se il digiuno si protrae per più di 72 ore, si entra nella cosiddetta fase di autofagia, fase durante la quale il corpo consuma i materiali di riserva dell’organismo, e che comporta un progressivo deperimento dei muscoli. Pian piano il metabolismo rallenterà talmente tanto che il corpo utilizzerà solo una piccolissima quantità di energia per poter sopravvivere.

Nonostante si possa sopravvivere per diverse settimane senza mangiare, a un certo punto il sistema immunitario sarà talmente indebolito (a causa della mancanza di vitamine e minerali) che potranno presentarsi diverse malattie.

Due delle più comuni malattie provocate dalla mancanza di cibo prolungata possono essere il marasma (forma di grave carenza alimentare con conseguente deficit di energia) e la sindrome nota come kwashiorkor, ovvero una delle più comuni forme di malnutrizione nei paesi in via di sviluppo, malattia caratterizzata da affaticamento, edema e una progressiva diminuzione della massa muscolare.