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Spotify sbarca in Borsa, è la quotazione tech dell’anno

La piattaforma di streaming musicale punta su Wall Street per migliorare la sua situazione finanziaria, ma l'operazione nasconde dei rischi

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Daniel Ek, fondatore e amministratore delegato di Spotify. Credit: AFP PHOTO / Don EMMERT

Sportify, il colosso svedese dello streaming musicale, il 3 aprile 2018 sbarca in Borsa. Il titolo sarà quotato a Wall Street, sul New York Stock Exchange (Nyse), con il simbolo “Spot”.

Si tratta della quotazione più attesa dell’anno nel settore tecnologico. Secondo gli analisti la capitalizzazione potrebbe arrivare a 23 miliardi di dollari.

Fondata a Stoccolma nel 2008, la piattaforma ha rivoluzionato il mercato della musica e oggi conta 71 milioni di abbonati paganti e 159 utenti mensili attivi (cresciuti del 29 per cento nell’ultimo anno).

Il debutto sui mercati finanziari non avviene attraverso il convenzionale passaggio dell’Ipo, l’offerta pubblica iniziale.

Spotify, cioè, non ha emesso nuove azioni. Ma ha optato per una “quotazione diretta”: in altre parole, le azioni detenute dagli investitori privati ​​della società saranno rese disponibili direttamente in Borsa, evitando così tutte le procedure tecniche che solitamente precedono il debutto in Borsa di un nuovo titolo, compreso il coinvolgimento di una o più banche.

L’azienda ha deciso di quotarsi per aumentare i suoi profitti. Finora, infatti, i costi per i diritti di riproduzione della musica hanno superato le entrate.

Secondo i documenti depositati negli uffici della Securities and exchange commission, l’organo di vigilanza della Borsa statunitense, Spotify nel 2017 ha registrato ricavi per circa 4,09 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 2,9 dell’anno precedente, ma ha chiuso il bilancio in perdita, con un buco di 1,24 miliardi di dollari, raddoppiato rispetto a quello del 2016, pari a circa 539 milioni.

Spotify, peraltro, ha sempre affermato che la priorità è la crescita, non la profittabilità: l’azienda, in altre parole, è più attenta ai ricavi che ai margini di guadagno o alle perdite che subisce.

Nell’anno in corso l’azienda prevede di raggiungere tra i 92 e i 96 milioni di abbonati e tra i 198 e i 208 milioni di utenti attivi, compresi quelli paganti.

Tuttavia, aver scelto la quotazione diretta rappresenta, secondo alcuni analisti, un rischio. Spotify si presenta, infatti, a Wall Strett senza sottoscrittori già arruolati e dunque senza paracadute in caso di difficoltà.

Il settore tecnologico, che dalla Borsa ha spesso avuto delusioni, guarda con interesse a questa quotazione. A puntare gli occhi sull’operazione sono soprattutto aziende come AirBnB e Uber. I prossimi a sbarcare a Wall Street potrebbero essere loro.

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