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Perché proprio ora così tante minacce terroristiche all’Italia?

Giampiero Gramaglia, direttore di AffarInternazionali (IAI), commenta su TPI il crescente numero di proclami terroristici diretti all'Italia negli ultimi mesi

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È Pasqua. E cresce la percezione d’una minaccia terroristica integralista in Italia (i numeri sono raddoppiati nei primi mesi del 2018). E pure l’attività di prevenzione di attentati: nelle ultime 48 ore, arresti (come quelli che hanno sgominato la  rete terroristica di Amrida Lanzo, nel Torinese, ad Aprilia, a Sud di Roma, ed in altre località hanno dato all’opinione pubblica la sensazione dell’efficacia dell’azione di contrasto e, nel contempo, dell’immanenza – e dell’imminenza – del pericolo.

In questo articolo abbiamo fatto il punto sulla minaccia terroristica al nostro paese con gli ultimi arresti realizzati su tutto il territorio italiano.

Sensazioni entrambe rafforzate da quanto realmente avveniva in Francia, con attacchi terroristici non prevenuti e letali. Vi sono, a tutto ciò, ragioni psicologiche e sostanziali.

Il significato religioso di feste come Pasqua, o Natale, può costituire un incentivo a un’azione terroristica integralista anti-cristiana.

E, in effetti, così è stato, specie in Pakistan, in Nigeria, in Egitto, ma finora mai in Italia, dove anche il Giubileo è trascorso con grande apprensione, ma – fortunatamente – zero attentati.

Roma simbolicamente compare a più riprese nella propaganda integralista, ma non è mai divenuta un obiettivo, finora.

Il che può avere molte spiegazioni, tutte parzialmente valide – ma nessuna davvero esaustiva -: c’è la diversa e più recente composizione dell’immigrazione musulmana in Italia, rispetto ad esempio alla Francia o alla Gran Bretagna; c’è il fatto che l’Italia è Paese di transito e non d’insediamento degli immigrati radicalizzati; c’è la maggiore efficacia delle strutture di prevenzione e di contrasto del terrorismo – intelligence e forze dell’ordine – nel nostro Paese, già ‘allenate’ dall’esperienza degli Anni di Piombo; c’è l’azione di dissuasione attribuita alla criminalità organizzata, che non vuole essere disturbata sul proprio territorio.

Ma nessuna analisi sociologica e nessuna azione preventiva può metterci al riparo da un nemico che può essere chiunque e dovunque e che può colpire dovunque e chiunque.

L’integralismo in America attacca una pista ciclabile e uno snodo urbano; e in Europa attacca i mercatini di Natale e la Festa del 14 Luglio, Westminster e il concerto di una rockstar, una chiesa e una sinagoga, la Rambla e un supermercato di provincia, simboli e luoghi comuni.

Attacca dove può, ancor prima di dove vuole. Ed è pure altrettanto vero che ogni giorno che la passiamo liscia, qui in Italia, avvicina il giorno, non inevitabile, ma certo possibile, forse probabile, in cui qualcosa accadrà.

Meglio, dunque, non starcene ad aspettare con le mani in mano, ma darci da fare, smantellando reti di contatto e intercettando cattivi maestri. Il rischio non è solo statistico.

Un elemento di accresciuto pericolo c’è. La sconfitta del sedicente Stato islamico, l’Isis, tra Iraq e Siria ha lasciato senza scopo e senza soldo frotte di foreign fighters andati a combattere per l’autoproclamato Califfo.

Molti sono morti a Mosul e a Raqqa. Moltissimi avranno raggiunto i nuovi fronti dell’integralismo dall’Afghanistan al Sahel. Ma alcuni hanno pure fatto ritorno a casa, in patria.

E qui, da noi, costituiscono una minaccia supplementare e un rischio di contagio ulteriore: capaci di colpire come lupi solitari o di aggregare cellule di fanatici magari poco addestrati, ma non meno pericolosi. È Pasqua. Viviamola in pace. Ma teniamo la guardia alzata.

A cura di Giampiero Gramaglia, direttore di AffarInternazionali (IAI)

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– I reparti antiterrorismo della polizia e dei carabinieri italiani si sono accorti che a partire da gennaio 2018 i messaggi sul web che invitano a colpire l’Italia sono raddoppiati rispetto all’anno passato. E la gran parte non è scritta in arabo ma in un perfetto italiano (Leggi l’articolo completo).

– Secondo il ministro degli Interni, Marco Minniti, la minaccia della jihad in Italia non è mai stata così forte. “Il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Anzi, la caduta di Raqqa e Mosul, se da una parte fa venir meno l’elemento ‘territoriale’ del Califfato, dall’altro aumenta la pericolosità dell’altra componente, quella terroristica”, ha detto il ministro in un’intervista pubblicata il 28 marzo 2018 dal quotidiano La Stampa (Leggi l’articolo completo).