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Geoverdose, la mappa sulle morti di overdose in Italia in tempo reale

Il portale comunica il numero delle morti, il sesso, l'età, la provenienza delle vittime e altri dati ancora più specifici in tempo reale

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Quarantotto è il numero di persone morte di overdose in Italia dal 1 gennaio 2018 fino ad oggi 28 marzo. Duecentoquarantatre i decessi dal 1 gennaio 2017 fino ad ora, dei quali 207 uomini e 36 donne, 201 erano le persone italiane e 40 stranieri, due di cittadinanza non definita.

A rendere noti ed accessibili questi e altri dati ancora più specifici (se le morti sono avvenute al chiuso o all’aperto, se le vittime erano sole o in compagnia al momento della morte o di che tipo di droga stavano facendo uso) è la mappa interattiva Geoverdose, rilasciata lo scorso 21 marzo.

Il progetto è stato ideato dal Gruppo di Interesse “Riduzione del Danno” di S.I.T.D. (Società Italiana Tossicodipendenze) ideato e gestito da Salvatore Giancane ed Ernesto de Bernardis ed edito dalla stessa società che pubblica la rivista Medicina delle Dipendenze (Italian Journal of Addiction).

“L’idea di costruire un sistema informatico con interfaccia web in grado di restituire una rappresentazione geografica, aggiornata in tempo reale, della mortalità acuta per droghe in Italia discende da numerose considerazioni”, comunicano gli ideatori.

La mappa viene aggiornata sulla base di segnalazioni e notizie di stampa.

Se si analizzano nel dettaglio i dati ufficiali disponibili circa la mortalità acuta correlata all’uso di droghe nel nostro paese e poi si incrociano con le notizie di stampa, se ne ricava che i decessi per overdose accidentale in Italia presentano due caratteristiche, peculiari e distintive: la caratterizzazione geografica e la presenza di focolai sporadici di mortalità, precisa la ricerca.

Se ne ricava che, malgrado i numeri complessivi sulla mortalità per overdose non siano mai stati così tranquillizzanti come quelli odierni, esistono aree del paese dove la probabilità di morire per droga è molto più elevata che in altre.

Queste differenze possono essere dovute ad una serie infinita di ragioni, non ultima la geografia e le dinamiche del narcotraffico, ma non sono mai state indagate a fondo.

Grazie alla ricerca e alla mappa si nota infatti che le città con più decessi per overdose nello scorso 2017 siano state Venezia, Milano, Bologna, Arezzo e Torino, e che in generale la mortalità è più alta al Nord che al Sud Italia.

Inoltre la maggioranza dei decessi, l’80 per cento, è dovuto al consumo di eroina e che circa il 90 per cento delle vittime sono uomini e quasi tutti cittadini italiani.

La ricerca fa luce anche su un terribile fenomeno, spiega cioè che negli ultimi anni ci sono numerosi segnali di una ripresa del mercato dell’eroina. E che “tra gli operatori dei servizi pubblici e privati vi è anche l’impressione crescente, che finora non ha trovato conferme nei dati ufficiali, che il numero odierno di consumatori di eroina ‘sommersi’ e non in contatto con i servizi (e come tali a maggiore rischio di morte) sia molto più ampio che in passato”.

Il dott. Giancane, cocreatore del portale Geoverdose, chiarisce tristemente che “le persone in overdose da eroina possono essere resuscitate in pochissimi minuti dal naloxone, un farmaco efficace e dal costo irrisorio. L’unico farmaco iniettabile che si può acquistare liberamente in farmacia, senza ricetta medica”.

“Se c’è stato un decesso, la vittima era da sola oppure, se in compagnia, qualcuno non ha chiamato in tempo utile i soccorsi. Questo comportamento aberrante (che costituisce anche un grave reato) è sempre più frequente, come difesa dalle indagini che seguono un episodio di overdose, anche non fatale. Salvare una vita è certamente molto più importante che punire chi ha ceduto una dose”.

Questo avviene proprio perché “tutte le overdose fatali altro non sono se non il tragico esito finale di una sfortunata catena di eventi banali a rischio, tutti prevenibili, a patto che ogni rischio venga tenuto in debita considerazione. Compreso quello derivante dalle proprie pratiche”, spiega Giancane.

I sistemi di raccolta dei dati e di analisi epidemiologica utilizzati dal team di medici e ricercatori sono però tutti di tipo retrospettivo ed i dati sono organizzati su base annuale.

Ciò significa che essi permettono soltanto una ricostruzione a posteriori, e non sono in grado di informare tempestivamente sulle dinamiche e sulle tendenze in atto e pertanto nemmeno di attivare una risposta adeguata in termini di prevenzione.

La Società Italiana Tossicodipendenze si auspica quindi che con il tempo un sistema di monitoraggio in “diretta”, invece, possa essere in grado di fornire un quadro quanto mai aggiornato ed attuale ed informare sulle tendenze in atto in ogni momento.