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Cosa dice il nuovo regolamento parlamentare del Movimento Cinque Stelle

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In seguito all’insediamento del parlamento per l’inizio della XVIII legislatura, il gruppo del Movimento Cinque Stelle ha presentato il nuovo regolamento parlamentare, nel quale sono presenti una serie di novità rispetto al passato.

La prima di queste è un ulteriore accentramento del potere decisionale verso Luigi Di Maio.

Il candidato premier del Movimento Cinque Stelle ricopre infatti attualmente il ruolo di capo politico, e a lui è stata data la competenza di proporre i nuovi capigruppo qualora gli attuali, Danilo Toninelli alla Camera e Giulia Grillo al Senato, dovessero lasciare.

All’assemblea dei parlamentari rimarrebbe solo la possibilità di ratificare o respingere la proposta.

Il capo politico potrà inoltre rimuovere uno o entrambi i capigruppo qualora lo ritenesse necessario, potere che invece non sarà detenuto dall’assemblea. Il mandato dei primi due capigruppo durerà in tutto 18 mesi, mentre quello di chi verrà nominato dopo di loro solo 12 mesi.

Un potere particolarmente ampio quello in mano a Di Maio, e che potrebbe essere ancora più grande qualora venisse nominato presidente del Consiglio.

Non tutti hanno visto di buon occhio questa decisione. La senatrice Elena Fattori, ad esempio, ha dichiarato all’Adnkronos di non gradire questo potere per Di Maio, dal momento che qualora diventasse premier il suo potere di nomina sugli organi parlamentari rischierebbe di risultare un’interferenza del potere esecutivo su quello legislativo.

Un altro punto importante del nuovo regolamento, e che rappresenta un’importante novità per il Movimento Cinque Stelle, è quello della possibilità di aderire al gruppo parlamentare pentastellato anche per esponenti eletti in altri partiti.

Ciò rappresenta una forte rottura, dal momento che il movimento non lo aveva mai permesso in passato e si era sempre fortemente battuto contro i cambi di casacca.

Questa possibilità è comunque normata in maniera molto rigida. Potranno infatti essere valutate le adesioni al gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle di esponenti eletti in altri partiti solo qualora questi siano incensurati, siano in parlamento da al massimo una legislatura oltre quella in corso e abbiano accettato e sottoscritto preventivamente il codice etico del movimento.

Fa discutere, ma era già stato annunciato, l’articolo per cui qualora un parlamentare pentastellato dovesse lasciare il gruppo parlamentare – sia per scelta volontaria che per espulsione – dovrà pagare 100mila euro di penale al Movimento Cinque Stelle. Una clausola questa che  diversi osservatori ritengano possa essere priva di effetti dal punto di vista legale.