Il nostro sistema solare ha un suono, ed è straordinariamente simile a una canzone dei Radiohead
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Il nostro sistema solare ha un suono, ed è straordinariamente simile a una canzone dei Radiohead

Un esperimento di un astrofisico e musicista canadese ha convertito i movimenti dei pianeti in note e ha composto una melodia che sorprendentemente simile al brano True Love Waits

30 Mar. 2018  
L'esperimento di Matt Russo. Credit: System Sound

Convertire i dati della Nasa sul nostro sistema solare in composizioni musicali. È quello che ha fatto Matt Russo, astrofisico e musicista del  Seneca College di Toronto.

In pratica lo studioso ha inserito i dati delle orbite create da pianeti e asteroidi in un software che ha interpretato i movimenti orbitali come se fossero note e li ha trasformati in un file formato midi.

Il risultato gli ha immediatamente ricordato una nota canzone dei Radiohead, come ha raccontato lui stesso. I suoi del nostro sistema solare sono sorprendentemente simili al brano True Love Waits, della band britannica

Secondo quanto ha raccontato Russo, l’armonia e le note erano molto simili. “È quasi un’identica introduzione alla stessa canzone, stessa armonia esatta, stesse note”, ha detto al quotidiano The Outline.

Qui di seguito una versione rielaborata in studio con Andrew Santaguida, Dan Tamayo e il musicista Thom Gill, nella parte di Thom Yorke.

 

Il video è stato un successo e ha spinto Russo a continuare. “Mi sono reso conto che c’è molta più musica là fuori, in attesa di essere ascoltata, e così abbiamo affrontato alcuni altri sistemi come gli anelli di Saturno e l’ammasso stellare delle Pleiadi, ma tutti volevano sapere come suonava il sistema solare”.

“Lo vedo come una canzone d’amore tra il sole e i pianeti”, ha spiegato ancora Russo.

Ogni volta che un pianeta completa una rotazione completa intorno al sole, suona una nota. La velocità dell’orbita di ogni pianeta è aumentata, quindi ci vuole meno di un anno per ascoltare ogni nota. Nel caso di “True Love Waits”, ad esempio, Marte si sposta a 34 giri al minuto o bpm. Anche le note che ogni pianeta suona sono basate sul loro movimento, se le acceleri di milioni o miliardi di volte, il loro movimento crea intonazioni musicali. I dati sono presi dal catalogo HORIZONS della NASA.

Il software che usano per creare le composizioni è disponibile su Github. È open source e Russo incoraggia chiunque a creare le proprie composizioni.

“Il nostro universo trascorre lentamente il suo tempo, canticchiando silenziosamente una delle canzoni più deprimenti mai registrate”, scrive il quotidiano Outline.

La canzone True Love Waits è considerata la canzone più triste dei Radiohead. La ricerca, condotta dall’esperto di analisi dei dati Charlie Thompson, è stata effettuato sulla base di un complesso algoritmo in grado di calcolare l’umore degli ascoltatori mentre ascoltano una traccia musicale.

Questo metodo, chiamato Gloom Index, analizza i dati del database di Spotify per calcolare, su una scala da 1 a 100, il livello di tristezza di ogni brano.

La canzone, tratta dall’ultimo album dei Radiohead, ha ottenuto un punteggio di 1, nella scala sopracitata. Secondo quanto riportato dalla rivista Rolling Stone, il motivo è che il brano è dedicato all’ex moglie del leader della band, scomparsa di recente per un cancro.

A Matt Russo l’idea è venuta quando ha visto le simulazioni di Trappist-1, un sistema planetario distante 40 anni luce.

“Ci sono notevoli modelli nelle orbite di Trappist-1”, spiega Russo. “Quindi tutti e sette i pianeti sono coordinati, in un ritmo fisso e ripetuto”.