Alleanza Lega-M5s: ecco come vogliono cambiare la legge elettorale per tornare presto al voto
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Alleanza Lega-M5s: ecco come vogliono cambiare la legge elettorale per tornare presto al voto

Per evitare lo stallo, Lega e M5s potrebbero trovare un accordo per un governo di scopo che cambi la legge elettorale. Problema: proprio sulla legge elettorale le idee dei due partiti sono molto diverse

16 Mar. 2018  
m5s lega legge elettorale
Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Le elezioni del 4 marzo 2018 hanno visto trionfare la Lega e il Movimento Cinque Stelle (qui i risultati definitivi con i seggi in parlamento).

Tuttavia, né i grillini né la coalizione di centrodestra hanno i numeri per poter formare un governo da soli.

Si è aperto quindi il walzer delle trattative tra i partiti per capire in che modo si possa formare una maggioranza parlamentare. Il primo passaggio da affrontare sarà quello dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato, previsto per il 23 marzo.

Al momento l’asse che con più probabilità potrebbe formarsi è proprio quello tra le Lega e il Movimento Cinque Stelle. Un accordo che potrebbe partire dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato per poi diventare una vera e propria alleanza di governo.

Mercoledì 14 marzo, Matteo Salvini ha chiamato il leader del M5s Luigi Di Maio proprio con l’obiettivo di trovare un accordo sulla presidenza delle Camere.

Su TPI abbiamo analizzato su quali proposte Movimento Cinque Stelle e Lega potrebbero trovare un accordo, quali sono cioè i punti dei rispettivi programmi su cui questi due partiti si trovano in sostanziale sintonia.

Tuttavia, al momento una delle ipotesi che circolano è quella di un accordo tra Movimento Cinque Stelle e Lega per un governo di scopo, che avrebbe il compito di cambiare la legge elettorale e approvare alcune misure economiche, con l’obiettivo di tornare al voto entro un anno.

Ma quale legge elettorale vorrebbero Salvini e Di Maio? È veramente possibile un accordo tra grillini e leghisti sulle regole del gioco?

La legge elettorale che vorrebbe la Lega

Giovedì 15 marzo, Matteo Salvini ha parlato proprio della possibilità di un governo di scopo e della necessità di cambiare le legge elettorale per tornare presto al voto.

“L’unico modo per non prendere in giro gli italiani – ha detto il leader della Lega – è formare in tempi rapidi un governo. Per farlo, bisogna applicare un premio di maggioranza all’attuale legge elettorale, cosa che già proponemmo e il Pd rifiutò perché probabilmente fiutava l’aria”.

“Se di nuova legge elettorale si tratta, bisogna prendere questa che c’è e nell’arco di una settimana aggiungere un premio per la coalizione vincente, ed è l’unico modo per fare in fretta”, ha concluso Salvini.

Lo schema previsto dalla Lega, quindi, prevede un premio di maggioranza verosimilmente per chi raggiunge il 40 per cento delle preferenze.

Sarebbe difficile scendere sotto questa percentuale, perché le precedenti sentenze della Corte Costituzionale sul Porcellum e l’Italicum hanno tracciato una linea chiara: va bene il premio di maggioranza, ma ci vuole una soglia minima di voti da raggiungere, e questa soglia deve essere piuttosto alta.

Il problema però è il seguente: a chi dovrebbe andare il premio di maggioranza? Per la Lega non c’è dubbio: alla coalizione che raccoglie più voti. Questa impostazione, come è ovvio, favorirebbe il centrodestra qualora si presentasse nuovamente unito. La Lega, da sola, non avrebbe alcuna speranza di raggiungere il 40 per cento dei consensi.

La legge elettorale che vorrebbe il Movimento Cinque Stelle

Esattamente opposta è la situazione del Movimento Cinque Stelle. Poiché i grillini non intendono allearsi con nessuno, per loro il premio di maggioranza dovrebbe necessariamente andare non alla coalizione, bensì al partito più votato.

Il punto è assolutamente dirimente: ognuno vuole fare il proprio interesse, ma in questo caso gli interessi dei pentastellati e del Carroccio sono agli antipodi, e una mediazione sembra molto difficile da trovare.

Se, dunque, il prossimo esecutivo dovesse essere effettivamente un governo di scopo fatto con l’obiettivo di tornare al voto a breve, le trattative per il nuovo sistema elettorale rischierebbero di incagliarsi.

La posizione di Mattarella

A complicare il quadro c’è la posizione del presidente della Repubblica. Secondo quanto filtra dagli ambienti del Quirinale, infatti, Mattarella non sarebbe per nulla favorevole a un ritorno al voto in tempi brevi.

Ci sono importanti misure economiche da varare, e il Colle vuole dare alle istituzioni europee un’immagine di stabilità.

La posizione del Partito Democratico

Anche il Pd, al momento, non sembra favorevole a nuove elezioni in tempi brevi. Il motivo è semplice: con i consensi al minimo storico, i dem sperano che a risollevare il partito sia la disillusione degli elettori verso Lega e M5s una volta visto che le loro promesse non vengono mantenute.

In altre parole, al Pd conviene, almeno secondo quanto pensano i dirigenti del partiti, che questi partiti si confrontino con le responsabilità di governo. Un ritorno al voto a breve rischierebbe invece di ridurre ulteriormente i consensi dei democratici.

È colpa del Rosatellum se non c’è una maggioranza in parlamento?

Il Rosatellum, la legge elettorale con cui si è votato il 4 marzo, è un sistema misto proporzionale-maggioritario. In entrambe le Camere, il 36 per cento dei membri è statp eletto con il sistema maggioritario in collegi uninominali, mentre il rimanente 64 per cento con il proporzionale.

La legge non prevede alcun premio di maggioranza.

Il primo commento arrivato subito dopo che i risultati elettorali iniziavano a delinearsi è uno: se non ci sono i numeri per governare è colpa del Rosatellum. O ancora, “Renzi e Berlusconi hanno fatto questa riforma elettorale per impedire al Movimento 5 stelle di governare”.

Tuttavia, Youtrend, società di ricerca, ha mostrato come con gli attuali voti, qualunque sistema elettorale si fosse utilizzato, non ci sarebbe stata una maggioranza per governare.

Questo è dovuto al fatto che l’Italia, con l’entrata sulla scena del Movimento Cinque Stelle, è ormai lontana dal bipolarismo del passato, e di conseguenza, con un sistema tripolare è più difficile che uno dei tre poli sia sufficientemente forte da poter governare da solo.

Youtrend ha simulato i diversi scenari che si sarebbero potuti creare in Italia se si fosse votato con altre leggi elettorali, prendendo come modello sia proporzionali che maggioritari. In nessuno dei caso un partito o coalizione avrebbe ottenuto da solo la maggioranza per governare.

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