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Elezioni 2018, trattativa Lega-M5s: Salvini cerca un accordo con Di Maio sulla presidenza delle Camere
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Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Elezioni 2018, trattativa Lega-M5s: Salvini cerca un accordo con Di Maio sulla presidenza delle Camere

Salvini e Di Maio iniziano ora a fare sul serio: comincia la trattativa per tentare di trovare un accordo sui presidenti di camera e senato, e in seguito sulla formazione di un nuovo governo. I due vincitori delle elezioni politiche del 4 marzo hanno già escluso diverse possibilità, ma i loro partiti hanno anche molto in comune

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Continua l’opera di dialogo e trattativa tra M5s e Lega dopo il voto del 4 marzo, in vista dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato.

Oggi, mercoledì 14 marzo, Matteo Salvini ha chiamato il leader del M5s Luigi Di Maio proprio con l’obiettivo di trovare un accordo sulla presidenza delle Camere.

È lo stesso Di Maio che ha spiegato i dettagli della telefonata in un post su Facebook: “Ho ricordato a Salvini che il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica del Paese, con il 32 per cento dei voti, pari a quasi 11 milioni di italiani che ci hanno dato fiducia, e che alla Camera abbiamo il 36 per cento dei deputati. Per noi questa volontà è sacrosanta e vogliamo che venga rispecchiata attraverso l’attribuzione al MoVimento della presidenza della Camera dei Deputati”.

Salvini ha replicato: “A nome della coalizione più votata dagli italiani ho ritenuto mio dovere telefonare a Di Maio, Martina e Grasso, per aprire un dialogo sulle presidenze delle Camere, per garantire agli italiani che si perda meno tempo possibile e che si rispetti il voto del 4 marzo. Rendere più veloci e trasparenti i regolamenti, tagliare vitalizi e spese inutili sarà una nostra priorità”.

Il leader della Lega ha anche detto che lavorerà per formare una maggioranza che dia vita a un nuovo esecutivo, ma che tra gli interlocutori con cui intende dialogare non c’è il Pd.

Salvini deve in ogni caso fare i conti con Silvio Berlusconi, secondo partito della coalizione di centrodestra, grazie al quale oggi risulta uno dei “vincitori” di queste elezioni politiche (senza i voti di Forza Italia, la Lega da sola non peserebbe così tanto). Berlusconi nega fermamente una qualsiasi alleanza con i Cinque Stelle.

No al governo del presidente

L’ipotesi di un governo di tutti, un esecutivo istituzionale, non piace ai due leader dei partiti usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo. Salvini e Di Maio hanno escluso questa possibilità.

“Non contempliamo alcuna ipotesi di governo istituzionale o di governo di tutti”, ha detto ieri  Di Maio in un discorso all’Associazione della Stampa estera.

Nella stessa giornata Salvini ribadisce il suo rifiuto a un governo con il Pd: “Abbiamo avuto i voti per mandare a casa Renzi, e quindi mai nella vita farò un’alleanza con Renzi, visto che abbiamo fatto tanto per mandarlo a casa”.

I nuovi presidenti di Camera e Senato

Al momento la partita più imminente è quella per trovare un accordo sui nuovi presidenti di Camera e Senato, banco di prova delle alleanze che tra qualche settimana potrebbero riproporsi in tema di formazione del governo.

L’ipotesi di un governo Lega-Movimento Cinque Stelle inizia a prendere forma, secondo alcuni.

Durante un incontro a Palazzo Grazioli tra i leader del centro destra “Berlusconi non ha espresso un no pregiudiziale nei confronti del M5S”, ha dichiarato Salvini. Durante l’incontro non sono mancati i momenti di tensione, ma è stato escluso ogni possibile accordo con il Partito democratico.

Berlusconi, alleato della Lega alle elezioni avrebbe “offerto” a Salvini la presidenza del Senato, ma Salvini non sembra interessato all’ipotesi.

Da oggi inizieranno le trattative per trovare un accordo sui presidenti delle due Camere.

Le trattative per il centro destra saranno condotte proprio da Salvini, come indicato dagli altri due leader della sua coalizione Berlusconi e Meloni, per il Pd da Maurizio Martina e per il M5s da Luigi Di Maio.

Il Movimento Cinque Stelle e la Lega Nord, usciti vincitori dalla tornata elettorale, avrebbero sulla carta i diritto di vedere un proprio esponente sugli scranni più alti di Montecitorio e di Palazzo Madama.

Matteo Salvini nei giorni scorsi aveva dichiarato: “È molto chiaro quali sono le due forze politiche che hanno vinto e le elezioni, e di conseguenza non è difficile capire con chi ragioneremo per la presidenza della Camere”.

Tuttavia, in un discorso tenuto martedì 13 febbraio nella sede del parlamento europeo a Strasburgo, il leader della Lega ha parzialmente corretto il tiro: “Ascolterò tutti: Grasso, Di Maio, Renzi, stasera incontrerò i miei alleati. Leggo di retroscena sui giornali, ma non ho ancora sentito nessuno”.

Sul fronte dei Cinque Stelle, è stato Luigi Di Maio a rivendicare il diritto, per il suo partito, di avere un proprio esponente come presidente di una delle due Camere: “Noi per le individuazione delle presidenze delle Camere siamo aperti a tutte le forze ma chiaramente pretenderemo il riconoscimento del voto degli italiani che ci hanno indicato come prima forza del Paese”.

I nomi in lizza per la presidenza della Camera

Nell’ottica di un accordo tra Lega e Movimento Cinque Stelle, se al Senato andasse un esponente pentastellato, alla Camera il nome più accreditato è quello di Giancarlo Giorgietti, vicesegretario del Carroccio.

Nell’altro scenario invece, con un leghista a palazzo Madama, a Montecitorio potrebbe toccare al grillino Roberto Fico, che nella scorsa legislatura ha ricoperto il ruolo di presidente della commissione di Vigilanza Rai.

L’alternativa a Fico, tra i Cinque Stelle, sembra essere Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg 24 e per oltre 20 anni giornalista di punta delle reti Mediaset. Carelli, proprio per la sua passata vicinanza al mondo di Silvio Berlusconi, potrebbe essere particolarmente adatto a fare da “pontiere” tra i Cinque Stelle e il centrodestra.

Per il centrosinistra, si fa il nome di Dario Franceschini, attuale ministro dei Beni e delle attività culturali, ma una sua elezione al momento sembra improbabile.

I prossimi passaggi

La prima seduta delle nuove camere deve avvenire entro 20 giorni dalle elezioni legislative. Il 23 marzo è quindi il giorno in cui i neo eletti deputati e senatori si riuniranno per la prima volta e sceglieranno i loro presidenti.

L’elezione del presidente della Camera avviene a scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dei componenti nel primo scrutinio, con maggioranza dei due terzi dei voti al secondo e terzo e dal quarto in poi a maggioranza assoluta.

Per quanto riguarda l’elezione del presidente del Senato della Repubblica, il regolamento della camera, prevede che l’elezione avvenga a maggioranza assoluta dei voti nei primi due scrutini.

Al terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei presenti, e se nessuno vince, si procede al ballottaggio tra i due che hanno ottenuto il maggior numero di voti, che sarà eletto con maggioranza relativa.

Le elezioni dei presidenti è un banco di prova delle intese e delle alleanze che i partiti potrebbero mettere in campo nella formazione della maggioranza che andrà a sostenere l’esecutivo.

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