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Urla e botte contro i bambini: le maestre di un asilo italiano sotto accusa

Il video girato in un asilo privato di Pordenone mostra i presunti maltrattamenti nei confronti degli allievi. Quattro maestre e una bidella risultano indagate. L'avvocato di una delle due insegnanti interdette: “Basta gogna mediatica. Comportamenti inopportuni, ma non reato”

Immagine di copertina
Un fermo immagine del video dei Carabinieri.

Siamo in una struttura privata che ospita asilo nido e scuola materna nelle vicinanze di Pordenone. Un filmato, diffuso dai Comando provinciale dei carabinieri di Pordenone lo scorso 3 marzo, mostra le maestre mentre urlano agli alunni, li strattonano per spostarli da una stanza all’altra o li colpiscono alla testa.

Quattro maestre e una bidella risultano adesso indagate per maltrattamenti su minori. La struttura, gestita da una cooperativa, è stata posta sotto sequestro e due delle educatrici, di 20 e 46 anni, hanno ricevuto dal Gip il divieto di esercitare la professione. Giovedì 8 marzo entrambe sono state interrogate dal Gip e hanno raccontato la loro versione. TPI ha contattato l’avvocato di una delle maestre, Alberto Cassini, il quale ha riferito che la sua assistita al momento non ha intenzione di rilasciare dichiarazioni.

“Queste educatrici sono state sottoposte a una gogna mediatica che non ha eguali”, ha detto il legale, che definisce “una vergogna” aver diffuso il video. “Il filmato concentra in 52 secondi episodi diversi, spalmati nell’arco di alcuni mesi, e l’effetto è devastante nella pubblica opinione. Anche io vedendo quel video avrei avuto una reazione analoga a quella che è largamente condivisa. Ma in realtà sono episodi che trovano una loro coerente giustificazione”.

“Le educatrici stanno vivendo una tragedia, perché percepiscono che nella pubblica opinione c’è un atteggiamento intuibilmente ostile. Ma la stanno vivendo con dignità e con coerenza. Hanno ricevuto anche la solidarietà da molti genitori”, sostiene l’avvocato Cassini. “Va tutto ridimensionato in questa vicenda, con il tempo finirà anche la pressione mediatica”.

Il filmato mostra diversi momenti in cui le voci delle insegnanti si fanno alterati, e in cui urlano ai bambini per rimproverarli. Vengono inquadrate anche scene in cui le maestre afferrano i bambini e li trascinano fuori dalla stanza, o in cui danno loro dei colpetti sulla testa. Una scena mostra un’insegnante mentre sbatte una bottiglietta di plastica sulla testa di un allievo.

“Avrà sentito le voci concitate”, dice l’avvocato, “avrà visto i bambini che vengono spostati in un’altra stanza perché stavano disturbando gli altri e andavano separati. Sono bambini peraltro in età immediatamente prescolare, 5 anni. Ma in quel medesimo filmato non c’è un bambino che piange. Se assesti un ceffone, o sottoponi a una vessazione di sorta un bambino, c’è una sua reazione morale”.

“Gli davano degli schiaffetti sulla nuca”, sostiene, “ma in modo soft, morbido, tant’è che non c’è neanche una reazione istintiva di difesa da parte dei bambini. E poi possibile che nell’arco degli otto anni in cui è esistita questa struttura i centinaia di bambini che sono transitati da qui non si siano rifiutati di continuare a frequentare l’asilo nido o la scuola materna? E che le loro famiglie non abbiano percepito una situazione di disagio? Questi sono sintomatici riscontri”.

E la bottiglia con cui una delle maestre colpisce un allievo?

“Era una bottiglia di acqua minerale vuota che pesa 5 grammi”, sostiene l’avvocato. “Gliel’ha sbattuta sulla nuca dicendo ‘smettila’. Riconosco che sia inopportuno, così come è inopportuna la voce alterata, che è frutto di momenti di esasperazione di queste insegnanti. Ma altra cosa è il reato di maltrattamenti. Al di là dell’inopportunità o dell’alterazione abbiamo scatenato la gogna mediatica attribuendo loro dei reati”.

Durante l’interrogatorio di ieri, racconta Cassini, le due insegnanti interdette hanno riferito qual era il clima dell’istituto, quali erano i rapporti con i genitori. “Un istituto peraltro estremamente qualificato, che godeva di unanime apprezzamento”, sottolinea. “Le educatrici ora sono in uno stato di straordinaria e intuibile tensione sul piano emotivo”, aggiunge. “È stato detto loro: astenetevi dall’insegnamento e hanno sequestrato la struttura. Questi provvedimenti sono comprensibili per taluni aspetti, in questa fase emergenziale delle indagini. Ma col tempo la situazione si chiarirà”.

“Bisogna comunque ricostruire il contesto”, prosegue Cassini. “Si tratta di un istituto con insegnante d’inglese, già nell’asilo nido, di musica, la psicologa che teneva riunioni con educatrici e genitori, anche per affrontare alcuni casi critici. Inoltre la scuola materna e l’asilo nido sono collocati nei pressi di una caserma e gran parte dei bambini erano figli di militari, ufficiali e sottoufficiali, persone di medio livello culturale e sociale. Nessuno di loro ha mai avvertito che c’erano vessazioni, violenze e maltrattamenti. Ci sono stati inoltre episodi sintomatici che si sono verificati in questi giorni. Più di un bambino della scuola, quando ha saputo che sarebbe stato trasferito in un altro asilo con altri insegnanti,  ha detto no, io voglio tornare dalla mia maestra. Quella stessa cooperativa gestisce una diversa struttura, con analoga impostazione didattica, in un comune vicino. Aveva 16 allievi, 16 sono rimasti. I genitori hanno interrogato i bambini, con la sensibilità che si addice a casi di questo genere, e hanno deciso di mantenerli là”.

Cassini sottolinea che nessun genitore è andato a fare denuncia ai carabinieri. “Quest’indagine nasce da un’insegnante che aveva chiesto di essere assunta e dopo un periodo di cinque giorni di prova l’hanno ritenuta inadeguata alla struttura”, dice. “E non c’è nessun genitore che abbia ritirato il figlio nell’arco di otto anni”.

Il luogotenente Cito, del comando provinciale di Pordenone, contattato da TPI, chiarisce tuttavia che l’indagine è partita da varie segnalazioni, tra cui sia quella della maestra che avrebbe voluto essere assunta, sia quelle di genitori degli alunni. “Abbiamo rappresentato quali sono state le azioni di tutti i docenti all’interno della struttura, durante il periodo che noi abbiamo monitorato”.