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Quel giorno in cui un ginecologo mi molestò durante una visita

Ci sono donne intimamente subordinate alla figura del maschio, donne che non giudicano alcuni comportamenti come molestie, ma come inevitabili avance che scatenano in loro anche qualche lusinga

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“Se avessi avuto trent’anni di meno avrei provato a farti cambiare idea… e ci sarei riuscito”.

Queste sono le parole che mi ha rivolto un ginecologo sulla sessantina, dall’aspetto borghese e il fare educato, appena venuto a conoscenza della mia omosessualità.

Mi ha rivolto questa frase insinuante guardandomi negli occhi, mentre mi sottoponeva a una transvaginale.

“Perché vai a letto con le donne? Avrò la muffa dentro io, ma trovo strana sta cosa dell’omosessualità. Non credo accetterei un figlio gay” ha continuato, biasimando.

“Sei troppo bella, torna agli uomini invece di stare con le tue amichette. Ma non ti manca la penetrazione?” ha detto mentre ero nuda davanti a lui, a gambe aperte sul suo lettino.

“Sei proprio una monella”, mi ha detto, tastandomi il seno e riferendosi ai miei tatuaggi.

Non vado oltre, credo questo basti.

Purtroppo molto altro c’è stato, e non basterebbero le parole per descrivere una situazione di umiliazione tale.

Non basterebbero per descrivervi il tono della sua voce, o il modo in cui i suoi occhi brillavano sul mio corpo giovane. Il mio anno si è aperto con una denuncia per molestia sessuale. Il mio anno si è aperto come si apre quello di molte donne, e allo stesso modo troppo spesso continua e finisce.

Molte cose potrei dire, ma è l’8 marzo e la cosa più importante per me oggi è dire grazie.

Grazie a tutte le donne che ho accanto, che anche solo con lo sguardo, un abbraccio o un bicchiere di vino, hanno saputo farmi capire il loro disgusto, il loro sostegno, la loro comprensione.

Grazie alle donne che sostengono altre donne, le loro battaglie e il loro punto di vista; che possono capire profondamente cosa voglia dire questo tipo di abuso e, vestendo i tuoi panni, sanno darti calore e valore. Purtroppo non tutte sono questo tipo di donna.

E non credevo fosse possibile, ma mi vedo costretta con dolore a dire che è così. Questa vicenda è stata per me anche chiarificatrice della natura di chi avessi accanto.

Oggi, 8 marzo, scrivo anche per rendermi conto che ci sono donne che per prime dubitano davanti a questi eventi e che, invece di sostenere, accusano la donna stessa, la vittima stessa. Ci sono donne intimamente subordinate alla figura del maschio, donne che non giudicano questi comportamenti come molestie, ma come inevitabili avance e che scatenano in loro anche qualche lusinga.

Donne deboli che non vogliono vedere i soprusi, che non hanno il coraggio per rendere migliore questo mondo, e si limitano ad accettare di buon grado qualsiasi parola di troppo, arrivando anche a giustificare i molestatori.

Ecco, io oggi non dico grazie a quelle donne. Non a loro. Troppo spesso l’anno di molte di noi si apre, continua o finisce con una denuncia per molestia sessuale, quando ci va bene.

E non grazie alle donne che non alzano la testa o che non sostengono le loro sorelle cambieremo questo mondo. Donne forti, vi ringrazio.

Alle altre donne dico: vi aspetto dall’altra parte. Là dove c’è il coraggio, l’amore per le altre, per voi stesse e magari, forse, un futuro diverso.

A cura di Viola Fronterré

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