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La nuova Italia uscita dalle elezioni del 4 marzo

Le elezioni 2018 hanno sancito il crollo dei partiti tradizionali, in primis Partito Democratico e Forza Italia, e l'avanzata delle forze anti-sistema come Lega e Movimento Cinque Stelle

Immagine di copertina
Credit (Laura Melissari/TPI)

L’Italia uscita dalle urne alle elezioni del 4 marzo è un’Italia diversa, politicamente parlando, da quella a cui eravamo abituati.

Basta guardare le mappe con i risultati elettorali per rendersi conto che si tratta di un paese nuovo, lontano dal bipolarismo che ha caratterizzato la cosiddetta seconda repubblica.

Già le elezioni 2013 avevano sancito l’entrata di un terzo polo, il Movimento Cinque Stelle, ma a questa tornata gli equilibri tradizionali sono stati completamente stravolti.

I partiti tradizionali sono crollati e quelli anti-sistema, che hanno intercettato il malcontento e il voto di protesta, avanzano inesorabili.

Il Movimento Cinque Stelle passa al 31 per cento, crescendo di oltre 5 punti percentuali dalle precedenti elezioni, in cui aveva ottenuto il 25 per cento alla Camera e il 23 al Senato.

Una vittoria schiacciante l’ha ottenuta nel sud Italia, dove ha raggiunto picchi di oltre il 50 per cento delle preferenze.

Un altro risultato clamoroso è quello della Lega, che diventa il primo partito della coalizione di centrodestra, superando di gran lunga Forza Italia, ferma al 14 per cento, e crescendo di quasi 13 punti percentuali, rispetto alle elezioni del 2013.

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L’Italia è divisa a metà. Al sud si afferma senza mezzi termini il Movimento Cinque Stelle, a Nord la Lega diventa il primo partito, con quasi il 18 per cento.

La mappa della “nuova” Italia:


Nessuno spazio per i partiti tradizionali, il Pd e Forza Italia, che per anni si erano alternati al governo del paese, bilanciandosi a vicenda.

Il Pd ha subito un netto crollo rispetto alle elezioni del 2013, quando la coalizione guidata da Bersani ottenne il 25 per cento che le consentì di esprimere tre governi fino allo scadere della legislatura.


I risultati delle elezioni del 4 marzo 2018

Il voto del 4 marzo 2018 ha sancito il trionfo del M5S alla Camera e al Senato, primo partito in Italia, con un risultato schiacciante al Sud, dove ha letteralmente dominato.

Il Pd ha subito un netto crollo, è al suo minimo storico. Liberi e Uguali non pervenuto, di poco sopra alla soglia del 3 per cento necessaria per entrare in parlamento.

La Lega ha invece ottenuto il suo massimo storico, superando Forza Italia e divenendo il primo partito all’interno della coalizione del centrodestra.

Il centrodestra, nel complesso, è la prima coalizione politica, con circa il 37 per cento dei voti. Il centrosinistra invece si attesta intorno al 22,6 per cento dei consensi.

Se ci sono dei vincitori, dunque, questi sono due: il M5S e la Lega. Capaci non solo di essere riusciti a ottenere un risultato schiacciante (quasi un italiano su due ha votato per le forze politiche di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio).

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Se c’è uno sconfitto, quello è senz’altro il PD, lo schieramento più colpito dal risultato di questo voto.

Elezioni politiche 2018: cosa succede adesso

In questa situazione, la principale possibilità è quella che il presidente della Repubblica dia un incarico – almeno esplorativo – al leader della coalizione di centrodestra.

Il problema è uno: la coalizione di centrodestra ha deciso di non indicare un unico candidato premier, ma di attribuirlo solamente dopo il voto al partito più votato tra i quattro alleati.

In queste elezioni, a raccogliere più voti nello schieramento è stata la Lega, cosa che porterebbe ad attribuire l’incarico a Matteo Salvini. Su questo, però, si attende un pronunciamento ufficiale dagli alleati.

Tuttavia, il centrodestra non avrebbe la maggioranza da solo e dovrebbe cercare di allargarla ad altri, cosa non scontata, vista l’eterogeneità della coalizione, divisa tra una fazione più liberale ed europeista, composta da Forza Italia e Noi con l’Italia, e una più sovranista formata da Lega e Fratelli d’Italia.

Tutti gli scenari probabili che potrebbero verificarsi. 

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