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Egitto, arrestata una donna che aveva denunciato alla BBC la sparizione di sua figlia

L'arresto arriva poco dopo la diffusione, da parte dell'emittente britannica, di un documentario che aveva messo in luce i casi di sparizione forzata in Egitto

Immagine di copertina

In Egitto, la procura del Cairo ha arrestato una donna che aveva rilasciato alcune dichiarazioni alla BBC riguardo alla sparizione di sua figlia.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Afp, Mona Mahmud Mohammad, questo il nome della donna, sarebbe stata interrogata dalle autorità egiziane mercoledì 28 febbraio e successivamente condotta in carcere.

L’accusa è quella di aver mentito all’emittente britannica, che in un breve documentario diffuso la settimana scorsa ha messo in evidenza i casi di sparizione forzata e tortura in Egitto perpetrati dalle forze di sicurezza egiziane da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito al potere nel 2014.

Il servizio è stato mandato in onda alcune settimane prima delle elezioni che vedranno la quasi certa rielezione del presidente uscente, Al-Sisi.

La BBC ha pubblicato anche un rapporto in cui si cita il caso di Mona Mahmud Mohammad

La donna aveva accusato le autorità del Cairo di aver fatto sparire sua figlia, e ora dovrà rispondere all’accusa di aver aderito ad un’organizzazione illegale e sovversiva.

Dopo la diffusione del documentario e del rapporto, il Servizio informazioni di Stato egiziano, che gestisce il suo centro stampa estera, ha invitato “tutti i funzionari egiziani e l’élite egiziana che lo desiderasse, a boicottare le interviste e gli incontri con i corrispondenti e i redattori della Bbc fino a quando la Bbc non si scuserà formalmente”.

Il procuratore capo dell’Egitto, Nabil Sadeq, ha detto che la magistratura ha il compito di “monitorare da vicino i media”, avviando anche azioni legali contro chi metta a rischio la sicurezza del paese.

Questo perché, sempre secondo il procuratore, ci sarebbero delle “forze del male” che, attraverso i media, sono impegnate nella diffusione di notizie false attraverso vari canali, soprattutto i social network.

Le organizzazione per la difesa dei diritti umani affermano che c’è una crescente repressione contro gli oppositori politici prima delle elezioni e che già da maggio 2017 l’Egitto ha oscurato decine di siti di notizie locali.

Il 19 febbraio, si è saputo che due giovani egiziani di cui si erano perse le tracce da circa due settimane sono stati arrestati e si trovano nella sede dei servizi segreti egiziani a Sheikh Zayed City-Giza.

Si tratta di Hassan, un correttore di bozze per il giornale indipendente al-Shorouk, e Mustafa, attivista per il “centro regionale dei diritti e delle libertà”, dove si occupa di libertà di espressione e violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti dei giornalisti.

All’inizio di questo febbraio 2017, un politico di alto profilo e l’ex candidato alla presidenza sono stati arrestati dopo aver rilasciato un’intervista critica ad Al-Sisi ad Al Jazeera, un canale con sede in Qatar, vietato in Egitto.

L’Italia è particolarmente coinvolta nelle vicende di torture e sparizioni forzate che riguardano l’Egitto, dopo che il 3 febbraio 2016 il corpo di Giulio Regeni è stato ritrovato senza vita alla periferia del Cairo.

Da oltre due anni nel nostro paese la società civile sta portando avanti una battaglia per chiedere verità sulla morte del giovane ricercatore.

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