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Pil italiano in crescita e disoccupazione giovanile ai minimi: gli ultimi dati Istat

L'Istituto di Statistica rileva un leggero aumento della disoccupazione a gennaio. Positivo il dato su giovani e donne, diminuisce la pressione fiscale

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Credit: AFP

L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha diffuso giovedì 1 marzo gli ultimi dati disponibili sul tasso di disoccupazione e sul Pil in Italia.

Si tratta di cifre che erano particolarmente attese, poiché vengono comunicate a soli tre giorni dalle elezioni del 4 marzo (Qui una guida breve e semplice per capire come si vota).

Fotografando l’andamento dell’economia e del mercato del lavoro in Italia, infatti, i numeri diffusi dall’Istat permettono di tracciare un ultimo bilancio sull’operato del governo nell’imminenza del voto.

Per quanto riguarda il lavoro, le rilevazioni dell’Istituto di Statistica tracciano un quadro in chiaroscuro.

In primo luogo, nel mese di gennaio 2018 il tasso di disoccupazione ha registrato un lieve incremento, aumentando dello 0,2 per cento e attestandosi all’11,1 per cento.

Si tratta del primo aumento da luglio 2017.

Il numero delle persone in cerca di occupazione è cresciuto del 2,3 per cento, dopo cinque mesi consecutivi di calo.

Le cifre migliori sono quelle relative al tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, calato al 31,5 per cento, il dato più basso da dicembre 2010.

Complessivamente, nel 2017 l’occupazione tra gli under 25 è salita di 6 punti percentuali.

Al momento ci sono 1 milione e 74mila giovani al lavoro, 61mila in più rispetto al 2016.

Si tratta della migliore performance di tutta l’Eurozona, sebbene a livello di numeri totali il dato italiano sui giovani in cerca di lavoro resti il terzo più alto dopo Grecia e Spagna.

Il dato sull’occupazione giovanile riflette con ogni probabilità gli effetti della Legge di stabilità 2018, con la quale sono stati varati nuovi sgravi contributivi per le aziende che assumono i giovani.

Un modello analogo a quello che aveva trainato il boom di assunzioni dopo l’approvazione del Jobs Act tra il 2014 e il 2015.

Proprio l’esaurimento degli sgravi contributivi per le imprese inizialmente elargiti dal governo Renzi è stato tra i fattori che più di tutti hanno prodotto un’inversione di tendenza, con un aumento esponenziale dei contratti a tempo determinato a scapito di quelli a tempo indeterminato.

Nonostante il leggero aumento del tasso di disoccupazione a gennaio, su base annua l’aumento degli occupati è stato dello 0,7 per cento (156mila lavoratori in più).

Andando nel dettaglio, però, su base annua ci sono stati 409mila contratti a termine un più, mentre si è registrato un calo di 191mila unità tra i lavoratori indipendenti e di 62mila tra quelli con contratto a tempo indeterminato.

Un dato molto interessante e importante è quello che riguarda il lavoro femminile.

Il tasso di occupazione delle donne in Italia, infatti, nel 2017 ha fatto un balzo in avanti, ed è attualmente del 49,3 per cento, pari a 2,916 milioni di donne al lavoro, massimo storico.

Si tratta, in questo ambito, di passi avanti significativi, sebbene l’Italia resti ancora lontana dal tasso di occupazione femminile di altri grandi paesi europei come Germania (74,5 per cento) e Francia (66,3 per cento).

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L’Istat ha diffuso anche i dati sul Prodotto interno lordo (Pil) italiano nel 2017, registrando una crescita dello stesso pari all’1,5 per cento, addirittura superiore alle stime fatte dal governo nel Documento di economia e finanza (Def).

Si tratta dell’aumento maggiore dal 2010.

Come detto, questi numeri erano particolarmente attesi dalle forze politiche, motivo per cui è stato lo stesso premier Paolo Gentiloni, tra gli altri, a rimarcare la crescita dell’economia italiana rilevata dall’Istat.

 

Va comunque rimarcato che in termini di crescita del Pil, l’Italia resta il fanalino di coda dell’intera Eurozona, la cui crescita media è del 2,4 per cento.

Altri dati positivi emergono però dal rapporto deficit/Pil, che scende all’1,9 per cento dal 2,5 del 2016 e dal rapporto debito/Pil, al 131,5 per cento rispetto al 132 dell’anno precedente.

Infine, diminuisce la pressione fiscale, il cui tasso in rapporto al Pil, nel 2017, è stato del 42,4 per cento, con un calo dello 0,3 per cento rispetto al 2016.

 

 

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