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Sei consigli per aiutare qualcuno che soffre di disturbi alimentari
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Credit: Amelie Benoist / BSIP

Sei consigli per aiutare qualcuno che soffre di disturbi alimentari

In media, chi soffre di disturbi alimentari aspetta 149 settimane prima di chiedere aiuto: sono quasi tre anni. Per questo è necessaria una campagna di sensibilizzazione

26 Feb. 2018
Credit: Amelie Benoist / BSIP

Sono tre milioni e mezzo, con 8.500 nuovi casi all’anno, le persone che in Italia convivono con i disturbi del comportamento alimentare (Dca). secondo le stime ufficiali, il 95,9 per cento sono donne.

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L’incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8 nuovi casi ogni 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi.

Per quanto riguarda la bulimia, invece, ogni anno si registrano 12 nuovi casi ogni 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini.

Dati Sdo (Scheda di Dimissione Ospedaliera) riferiscono che nel 2016 l’anoressia aveva fatto 3.240 vittime, e in questo numero sono compresi molti casi di bulimia, poiché in oltre il 50 per cento dei pazienti c’è una compresenza dei disturbi e si può arrivare a un grave sottopeso anche se si è affetti da bulimia.

Il rischio, poi, aumenta dello 0,5 per cento per ogni anno di malattia. Inoltre ci sono gravissimi danni all’organismo e alle relazioni sociali, e non è detto che riprendere un po’ di peso coincida con la guarigione completa.

Quest’anno, la giornata nazionale dei disturbi alimentari (del Fiocchetto Lilla) si svolgerà il 15 marzo 2018 e la campagna sarà concentrata sulla sensibilizzazione e la prevenzione.

In media, chi soffre di disturbi alimentare aspetta 149 settimane prima di chiedere aiuto. Sono quasi tre anni, 37 mesi o 1.043 mila giorni.

“I disordini alimentari sono malattie devastanti che possono comportare un grave disagio fisico e psicologico per chi soffre, avendo il più alto tasso di mortalità rispetto a qualsiasi altro disturbo psichiatrico”, ha detto a The Independent il dietista di Harley Street Rhiannon Lambert , che lavora con molte persone che soffrono di disturbi alimentari.

Spesso chi è preoccupato che un familiare o un amico possa soffrire di un disturbo alimentare, può trovare difficile pensare di sollevare il problema direttamente.

“Spesso le persone con disturbi alimentari negano o non si rendono conto che c’è un problema, ma questo non significa che non siano malati”, spiega Lambert.

Se si sospetta che una persona cara possa soffrire di un disturbo alimentare, ecco sei suggerimenti su come sostenerla.

1. Sapere con cosa si ha a che fare

“Bisogna familiarizzare e informarsi sui sintomi di un disturbo alimentare, in modo da sentirsi consapevoli quando se ne parla” dice Lambert.

Dopo aver fatto un po’ di ricerca, è necessario scegliere il momento giusto ma senza fretta, “trovare un momento di tranquillità per parlare al proprio caro, senza agitazione o preoccupazioni” consiglia Lambert, “magari evitando i momenti prima o dopo i pasti, in cui ci può essere più tensione”.

Leggi anche: Imparare a distinguere l’anoressia dalla bulimia

2. Far sentire al sicuro

È importante non “mettere all’angolo” la persona che si vuole aiutare, quindi è meglio parlarne a tu per tu.

“Bisogna cercare di rassicurare e far sapere indirettamente di essere tutti presenti in caso di necessità”, raccomanda Lambert.

3. Non parlare del peso

È importante  non centrare la conversazione sul cibo o sul peso. “Anche se potrebbe essere necessario chiarire questo aspetto perché si è preoccupati, questa è una delle cose su cui una persona affetta da disturbi alimentari è particolarmente sensibile” spiega Lambert.

La radice di un disturbo alimentare va oltre il problema del cibo, riguarda lo stato interiore di una persona, infatti il medico inglese sottolinea che “se si inizia a discutere sul modo in cui si assume cibo, quella persona può iniziare a sentirsi attaccata ed essere meno propensa ad aprirsi”.

4. Essere gentili

Bisogna sforzarsi consapevolmente di non usare un linguaggio accusatorio che possa far sentire la persona in un angolo. “Mi chiedevo se ti piacerebbe parlare di come ti senti” è un approccio più gentile di “hai bisogno di aiuto” suggerisce Lambert.

Anche se si può finire per scontrarsi e ricevere risposte aggressive, è importante cercare di evitare di arrabbiarsi a propria volta e non scoraggiarsi. “Rassicurali che sarai presente quando saranno pronti e che la tua preoccupazione è il loro benessere”, spiega Lambert.

5. Essere di supporto

“Concedi il tuo tempo, ascolta e cerca di non dare consigli o criticare: questo può essere difficile quando non si è d’accordo con ciò che dicono di loro stessi e ciò che mangiano” dice Lambert.

Ma non bisogna pensare di avere tutte le risposte, ci si deve solo assicurare che sappiano che si è lì per loro. A volte ci si potrebbe sentire come se quella persona stesse rifiutando il proprio aiuto, ma in realtà ha solo bisogno di sapere di trovarvi quando sarà pronta.

“È importante ricordare che i disturbi alimentari sono gravi malattie mentali e chi ne soffre non ha colpa”, sottolinea Lambert. Gli individui che cadono vittime di queste malattie devastanti possono essere stati colpiti da eventi traumatici e spiacevoli di cui spesso proprio i famigliari e gli amici sono ignari.

6. Chiedere aiuto a propria volta

Stare vicino a una persona malata di disturbo alimentare non è semplice. Spesso si ha bisogno di consigli e di un adeguato supporto a propria volta. Non bisogna vergognarsi di questo, ma ammettere i propri limiti è importante per dare un esempio al proprio caro che ne è affetto.

In tutta Italia sono moltissime le associazioni che danno aiuto ai familiari di persone affette da Dca. Il numero verde, attivo 24 ore su 24 dal lunedì al venerdì, dedicato ai disturbi del comportamento alimentare, è 800.180.969 .

A rispondere sono operatori esperti (psicologi, nutrizionisti, dietisti) che danno informazioni e consigli utili, oltre che ascoltare e fornire supporto e aiuto ai malati e ai loro familiari e amici.

 

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