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“Almeno in paradiso c’è il cibo, qui a Ghouta no”
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tregua Ghouta
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“Almeno in paradiso c’è il cibo, qui a Ghouta no”

Video testimonianza dall'inferno siriano del Ghouta, dove i bombardamenti delle forze di Assad hanno decimato gli ospedali e ucciso almeno 450 civili nell'ultima settimana

23 Feb. 2018
tregua Ghouta
BBC

“Sto aspettando che mio figlio muoia, andrà dritto in cielo, almeno in paradiso il cibo c’è”.

Sono le parole di una madre straziata dal dolore in un ospedale del Ghouta orientale, l’area intorno a Damasco che da cinque giorni vive sotto il fuoco incessante delle bombe del governo siriano.

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Da circa un mese il governo di Bashar al-Assad ha infatti avviato una pesantissima offensiva per tentare di sottrarre la zona, in cui vivono circa 400mila persone, al controllo dei ribelli.

L’operazione, partita mentre la Turchia avviava il suo attacco nei confronti di Afrin, città siriana lungo il confine turco, ha raggiunto nell’ultima settimana livelli inauditi di violenza, consistenti in brutali bombardamenti che colpiscono case ed ospedali (di cui ben quattro colpiti il 19 febbraio 2018).

Sono almeno 450 le vittime civili degli ultimi sei giorni, di cui minimo 70 bambini, che si aggiungono ai circa mille civili uccisi negli ultimi tre mesi dalla guerra siriana nell’area.

Da tre anni non si assisteva ad un simile massacro, che non è purtroppo il primo di una guerra iniziata nel 2011 ed estesa su gran parte del territorio siriano, ma di cui ancora non si riesce ad intravedere la fine.

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Per far fronte all’ultima crisi umanitaria numerose nazioni hanno proposto all’ONU un immediato cessate il fuoco, chiedendo una tregua di 30 giorni per permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione locale e di evacuare i feriti in gravi condizioni di salute.

Tuttavia il veto della Russia, strategico alleato di Assad, ha obbligato il Consiglio di sicurezza dell’Onu a bocciare la risoluzione e programmare un nuovo voto, venerdì 23 febbraio 2018.

Nel frattempo, il sistema sanitario nel Ghouta orientale in Siria è prossimo al collasso, con le tre uniche strutture sanitarie rimaste operative oberate di feriti.

Solo nell’ultima settimana, infatti, i bombardamenti hanno colpito 22 tra ospedali e cliniche, in quella che pare essere un’azione studiata a tavolino per mettere in ginocchio la popolazione.

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In un forte video della BBC si vede la dottoressa Amani Balour tentare di aiutare numerosissimi feriti in un ospedale stracolmo.

Un continuo viavai di persone si fa largo tra i feriti appoggiati sulle scale e le bende insanguinate sparse per tutto il pavimento.

“Da ormai tre giorni, una feroce campagna militare sta distruggendo Ghouta. Stanno usando ogni tipo di arma, compresi aerei da guerra, missili e barili bomba” spiega la dottoressa Balour alla telecamera.

“Non possiamo fare niente, ci hanno prosciugati”.

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All’arrivo di un bambino appena estratto dalle macerie, impotente, spiega “non sappiamo cosa fare per lui”, e crolla in pianto stringendosi alla madre, tra le urla del piccolo.

“Stavo facendo il pane per mio figlio e ci è precipitato addosso il soffitto” racconta la madre, sotto shock.

“Andrà dritto in cielo. Almeno in paradiso il cibo c’è”. Non sono solo le bombe ad uccidere i figli del Ghouta, infatti.

Oltre 1.100 bambini stanno morendo di fame e di stenti, come ha denunciato a TPI Wassim Khatib, direttore dell’Ufficio per la documentazione a Damasco e periferia e giornalista di inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Siria.

Dall’inizio degli attacchi mancano i beni di prima necessità e il costo del cibo è ormai proibitivo.

Qui sotto il video dall’interno dell’ospedale (attenzione, le immagini sono forti e potrebbero urtare la vostra sensibilità).

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