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Cos’è la gamification e perché i millennials che cercano lavoro dovrebbero conoscerla

Trovare un lavoro non è facile, soprattutto in una società competitiva come quella odierna. A complicare le cose è arrivata la gamification

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Ottenere un lavoro non è mai facile. Credit: Pixabay

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni nel 2017 era al 34,7 per cento, e sebbene sia un numero in calo rispetto agli anni precedenti, la disoccupazione giovanile continua a essere un problema per l’Italia.

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Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, infatti, l’Italia è il paese con il più alto tasso di disoccupazione d’Europa, preceduta solo da Grecia e Spagna.

Ciò vuol dire che i giovani che escono dall’università e sono pronti a immergersi nel mondo del lavoro, devono sgomitare e fare molto di più di mandare semplici curriculum per ottenere un lavoro.

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E nell’ambito del reclutamento lavorativo i millennial, la generazione dei giovani nati tra i primi anni Ottanta e i primi anni Duemila, si stanno inventando di tutto e di più tra curriculum vitae, lettere e video di presentazione, Linkedin, application attraverso i siti delle aziende, colloqui e persino storie di instagram.

Ogni canale è buono per farsi notare e per farsi offrire un lavoro, insomma.

Ad aggiungersi a tutta questa serie di metodi per facilitare la ricerca di personale, è arrivata la gamification, e cioè l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in contesti esterni ai giochi.

Un nuovo metodo di recruiting: la gamification

Applicata al reclutamento lavorativo, la gamification indica l’utilizzo di meccanismi ludici per motivare, coinvolgere e valutare i candidati, che vengono sottoposti a una serie di prove ispirate alle dinamiche dei videogame e dei reality.

La gamification è nata grazie all’ispirazione fornita da Google: il colosso di Mountain View, infatti, utilizza un metodo di reclutamento caratterizzato da una serie di test e di domande spiazzanti.

Il motivo per cui la ricerca del personale si sta ampliando verso nuovi orizzonti, è il fatto che il colloquio individuale in ufficio sta perdendo di valore, in una società in cui per ottenere un lavoro bisogna passare per eventi online organizzati su piattaforme social, esperienze di gruppo che durano intere giornate o elevator speech.

Le aziende che in Italia assumono tramite gamification

La gamification è arrivata anche in Italia, e nello specifico la casa editrice Mondadori ha recentemente lanciato un’iniziativa per individuare otto giovani talenti a cui offrire un contratto a tempo determinato: prima di ottenere l’assunzione, i partecipanti devono superare tutta un serie di sfide.

Qualche anno fa, invece, MSC Crociere ha lanciato il gioco “Inner Island”, in cui i partecipanti dovevano accedere a facebook e descrivere la propria vacanza ideale e risolvere diversi test sui viaggi e su come offrire la migliore esperienza di viaggio.

In seguito, anche Audi ha sviluppato il suo metodo di reclutamento applicato alla gamification: ha concepito “The fast interview ever”, la video-intervista di lavoro in macchina.

Grazie all’utilizzo di uno schermo posizionato sul cruscotto della macchina, i partecipanti vengono sottoposti a una serie di domande a raffica mentre si trova su un’auto dell’azienda che gira a tutta velocità.

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