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La risposta di Quentin Tarantino alle accuse di Uma Thurman
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La risposta di Quentin Tarantino alle accuse di Uma Thurman

Uma Thurman ha da poco rilasciato un'intervista in cui accusava Tarantino di averla quasi uccisa. In un'altra intervista il regista si difende e spiega la sua versione dei fatti

07 Feb. 2018

Dopo le dichiarazioni dell’attrice Uma Thurman rilasciate durante una lunga intervista con il New York Times, in cui raccontava gli obblighi e le situazioni di pericolo a cui era esposta durante le riprese dei film di Quentin Tarantino, non ha tardato ad arrivare la risposta del celebre regista di film pulp.

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Lunedì 5 febbraio il giornale Deadline ha deciso di dare a Tarantino la possibilità di spiegarsi e di fornire le sue ragioni in base all’incidente raccontato da Thurman, e alle accuse di violenza sessuale avanzate dall’attrice nei confronti del produttore Harvey Weinstein.

Durante l’intervista, Tarantino ha ammesso di aver sbagliato, seppur “non nel modo in cui le persone dicono che io sia colpevole di ciò”: raccontando la giornata dell’incidente, risalente a 15 anni fa, il regista ha spiegato di non aver trovato la sua richiesta particolarmente eccessiva o acrobatica.

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“Nessuno di noi l’ha mai considerata un’acrobazia. Stava solo guidando”, ha spiegato Tarantino.

E ha poi aggiunto, in risposta alle affermazioni di Thurman secondo cui sarebbe stato furioso di fronte alla perplessità dell’attrice: “Sono sicuro di aver alzato gli occhi al cielo e di essermi irritato. Ma sono sicuro che non ero infuriato e non ero livido”.

Leggi anche: Il video con cui Uma Thurman accusa Quentin Tarantino di aver tentato di ucciderla

Il regista ha continuato l’intervista ammettendo di aver effettivamente chiesto a Thurman di andare a una determinata velocità, e ha raccontato che, alla fine, la scena è stata girata nella direzione opposta alla quale era stata pensata, a causa di un cambiamento di luce.

“Le ho detto che sarebbe andato tutto bene. Le ho detto che la strada era una linea retta. Le ho detto che sarebbe stato sicuro. E non lo era. Mi sbagliavo. Non l’ho costretta a entrare in macchina. Ci è entrata perché si è fidata di me. Mi ha creduto”.

Questo, secondo Tarantino, è stato il suo sbaglio, e questo rimarrà sempre “il più grande rimpianto” della sua vita.

Per quanto riguarda le accuse mosse da Uma Thurman nei confronti di Harvey Weinstein, il regista ha detto di essere dispiaciuto perché sicuramente non si è assunto la responsabilità di ciò che aveva sentito.

Si è invece limitato a inserire una clausola nel contratto Miramax per la produzione di Kill Bill, che prevedeva le scuse di Weinstein nei confronti di Thurman.

“Non ho mai dato a Weinstein il beneficio del dubbio. Sapevo che stava mentendo, che tutto quello che Uma stava dicendo era la verità. Quando ha provato a divincolarsi, e dire come erano realmente andate le cose, non ho mai creduto alla sua storia. Ho detto ‘non ti credo. Credo a lei'”.

Attribuibile a Weinstein è anche la colpa di non aver mai permesso a Thurman di visionare il filmato dell’incidente, impedimento dal quale Tarantino si è dissociato, raccontando anzi di aver fatto personalmente ritrovare il video per consegnarlo al New York Times prima dell’intervista.

Per concludere, il regista ha parlato dei suoi metodi poco ortodossi per rendere più realistiche le scene violente dei suoi film, come strangolare apparentemente le attrici o sputargli in faccia.

“Possiamo farlo per ottenere un effetto realistico? E lei era d’accordo, sapeva che la scena sarebbe venuta bene e si è fidata di me per farla”.

E non si tratta in nessun modo di sessismo o prepotenza maschile, anzi: “chiederei ad un ragazzo la stessa cosa. In effetti, probabilmente sarei più insistente con un ragazzo”.

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