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Niger: l’Italia non ci ha mai informati della missione militare, cui siamo contrari. Lo abbiamo appreso da un’agenzia di stampa
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Soldati dell’esercito del Niger. AFP PHOTO / KAMBOU SIA

Niger: l’Italia non ci ha mai informati della missione militare, cui siamo contrari. Lo abbiamo appreso da un’agenzia di stampa

Il governo di Niamey è venuto a conoscenza della missione italiana in Niger approvata dal parlamento grazie al lancio di un'agenzia stampa; ha già informato Roma di non essere d'accordo

14 Feb. 2018
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Soldati dell’esercito del Niger. AFP PHOTO / KAMBOU SIA

Il governo del Niger non è stato informato ufficialmente dall’Italia della missione militare approvata dal parlamento nel paese africano.

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Il governo di Niamey è venuto a conoscenza della missione italiana in Niger e del dispiegamento dei militari grazie a un lancio dell’agenzia di stampa francese Afp, secondo quanto riporta Radio France Internationale.

L’emittente RFI, che cita le dichiarazioni di diverse fonti anonime interne al governo di Niamey, riporta che le autorità del paese africano hanno già informato il governo italiano di non essere d’accordo con la missione militare approvata dal parlamento.

“Non siamo stati consultati né informati”, ha detto una fonte del governo nigerino a Radio France Internationale. “Siamo rimasti sorpresi”.

“Abbiamo detto agli italiani attraverso il nostro ministro degli Esteri che non siamo d’accordo”, ha aggiunto un’altra fonte dell’amministrazione di Niamey.

Angelino Alfano, il ministro degli Esteri italiano, ha visitato il Niger dal 3 al 5 gennaio di quest’anno, incontrando il suo omologo nigerino, Ibrahim Yacouba, e il presidente del paese, Mahamadou Issoufoul, in occasione dell’inaugurazione della prima ambasciata d’Italia nel paese africano e nell’intera regione del Sahel.

Secondo il governo, l’invio di soldati in Niger serve a “rafforzare le misure di sicurezza sul territorio, i confini del paese africano e a sostenere le forze di polizia locale”.

Fonti di RFI sostengono però che la formazione dei militari e delle forze di sicurezza del Niger sia già affidata ad altre nazioni e che il governo di Niamey ne sia soddisfatto.

“Riceviamo già quello che ci serve dagli americani e ci siamo anche coordinati con i francesi”, ha detto una fonte del governo nigerino all’emittente francese.

Queste fonti hanno comunque confermato a Radio France Internationale l’esistenza di un dialogo in materia di sicurezza e coordinamento tecnico con l’Italia, ma tutto ciò “non implica in alcun modo che il Niger possa ospitare tale missione”.

Il 17 gennaio, il parlamento italiano ha approvato il dispiegamento della missione “di supporto nella Repubblica del Niger”, una missione che secondo il ministero della Difesa è “non combat ma di addestramento”. 

Questo intervento prevede lo schieramento di un contingente di 120 uomini nel primo semestre di quest’anno per poi raggiungere il numero massimo di 470 militari entro fine anno, non impiegati però contemporaneamente ma a rotazione. 

La media annuale dovrebbe essere infatti di “circa 250 soldati”. Oltre al personale militare, verranno poi inviati in Niger anche 130 mezzi terrestri e due aerei, per una spesa complessiva totale di 49,5 milioni di euro per tutto il 2018.

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La missione italiana in Niger, così come l’aumento del numero di militari impegnati nella missione in Libia, nella missione NATO di supporto in Tunisia, nella missione Onu per il Sahara occidentale e in quella dell’Unione europea di addestramento delle forze armate locali nella Repubblica Centrafricana, mostra come l’Italia stia cercando una propria dimensione in Africa.

All’inizio dell’anno, durante il suo tour africano, il ministro degli Esteri italiano ha affermato che i paesi a sud del Sahara sono considerati una priorità dell’agenda del governo italiano per il 2018. Il 5 gennaio, proprio durante la sua visita a Niamey, Alfano ha quindi annunciato che l’Italia destinerà al Niger il 40 per cento dei fondi governativi di assistenza per l’Africa.

Il Niger è uno dei cinque paesi della regione del Sahel, insieme a Mali, Ciad, Burkina Faso e Mauritania, ad aver costituito una forza congiunta anti-terrorismo per affrontare la minaccia jihadista che affligge questi paesi da anni.

L’anno scorso, l’Unione europea ha stanziato più di 50 milioni di euro per finanziare questo corpo militare, che ha ricevuto finanziamenti anche da Francia, Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

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