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Le più importanti decisioni di Trump, a un anno dal suo ingresso alla Casa Bianca

Immagine di copertina
Saul Loeb / AFP

Il 20 gennaio 2017 Donald Trump, quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti, si è insediato alla Casa Bianca dopo aver vinto le elezioni del novembre 2016.

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Il presidente magnate si è subito messo all’opera, rivelandosi molto più prolifico nel redarre ordini esecutivi (già 57) rispetto al suo predecessore, che durante il primo anno ne firmò solo 39.

Nel frattempo la sua popolarità è calata notevolmente, passando dall’iniziale 45 percento al momento dell’insediamento all’attuale 39 percento.

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Secondo i dati dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, mai nessun altro presidente americano era sceso così in basso nel gradimento ad un solo anno dall’elezione.

A questo punto del mandato, Obama aveva un tasso di approvazione del 52 percento, mentre Bush junior dell’85 percento (in seguito agli attentati dell’11 settembre 2001 al World Trade Center).

Questo calo di popolarità potrebbe rivelarsi determinante nel midterm del 6 novembre 2018, quando gli elettori saranno chiamati a rinnovare i 435 seggi della Camera e un terzo di quelli del Senato, cosa che potrebbe cambiare radicalmente la presa di Trump sull’organo legislativo.

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Ripercorriamo il suo operato fino a questo momento attraverso il calendario delle sue decisioni più importanti. Eccole:

Gennaio

  • Aborto: Trump cancella i finanziamenti governativi a tutte le ONG internazionali che praticano l’aborto o fanno informazione sulla possibilità di interrompere la gravidanza all’estero. La norma riesumata da Trump era stata introdotta da Reagan e modificata più volte dai suoi successori. Durante la presidenza Obama era proibito finanziare i servizi di interruzione di gravidanza, ma le organizzazioni potevano ricevere fondi per diffondere contraccettivi e fornire cure post-operatorie in seguito all’aborto.
    A differenza del  vicepresidente Mike Pence, convinto antiabortista, Donald Trump ha cambiato più volte la sua posizione sul tema durante la campagna elettorale, in maniera anche radicale.
  • Petrolio: via libera agli oleodotti “Dakota Access” e “Keystone XI”, che trasportano il petrolio rispettivamente dal North Dakota all’Illinois, passando per Sud Dakota ed Iowa, e dal Canada al Texas in un percorso lungo quasi 2.000 chilometri. La realizzazione degli oleodotti era stata bloccata da Obama nel 2015, in seguito a sette anni di proteste di ambientalisti e nativi americani, per proteggere l’ambiente e contrastare il cambiamento climatico (considerato da Trump “una bufala”). Secondo il presidente statunitense il progetto dovrebbe fornire oltre 28mila posti di lavoro (precari).
  • Primo Muslim Ban: per 90 giorni vengono impediti gli ingressi negli USA dei migranti provenienti da sette paesi a maggioranza islamica (Iraq, Siria, Yemen, Libia, Iran, Somalia e Sudan), e viene bloccato ad oltranza l’ingresso dei rifugiati siriani. Subito vari giudici federali ne impediscono l’applicazione in varie zone del paese, fino a quando il giudice distrettuale James Robart (nominato da Bush junior nel 2004) ne blocca l’applicazione nell’intero territorio statunitense. Il 9 febbraio la Corte federale di appello conferma la decisione di Robart. Il ban sarà seguito da altre due versioni.
  • Commercio: gli Stati Uniti escono dal Trattato transpacifico (TPP), grande accordo commerciale firmato nel 2015 da 12 stati (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Vietnam e Stati Uniti, che ancora dovevano ratificalo). Obama si era impegnato nella stipulazione del trattato per costruire una stabile connessione commerciale tra USA ed Asia dell’est, in grado di competere anche con la Cina.

Febbraio

  • Difesa: storico aumento della spesa militare, cui vengono destinati 54 miliardi di dollari.Nel dicembre 2017, con il National Defense Authorization Act, il Congresso approva la devoluzione di altri 700 miliardi alle spese belliche. Lo scopo è quello di “accelerare il processo di ripristino completo della potenza militare americana”, come promesso da Trump in campagna elettorale.
  • Genere: dietrofront sulle linee guida dettate da Obama a supporto degli studenti transessuali, che permetteva loro si scegliere liberamente i bagni e gli spogliatoi che preferivano in relazione alla loro identità di genere.

Marzo

  • Secondo Muslim Ban: blocco di 90 giorni per gli ingressi dai paesi elencati nella prima versione, salvo l’Iraq, e di 120 giorni per tutti i rifugiati. Diversamente dal primo, quest’ordine esecutivo non si applica a chi è in possesso di un visto valido. Due giudici federali delle Hawaii e del Maryland ne bloccano l’esecuzione un giorno prima della sua entrata in vigore.

Aprile

  • Ambiente: Trump chiede la revisione di 27 monumenti nazionali (cioè aree naturali) di cui 6 verranno ritenuti idonei ad un ridimensionamento. La misura cancella circa 8mila chilometri quadrati di aree protette. Vengono ridotti dell’85 percento il Bears Ears National Monument e del 50 percento il Grand Staircaise dello Utah, molto ricchi dal punto di vista minerario.

Maggio

  • Sicurezza: viene licenziato James Comey, direttore della FBI nominato da Obama nel 2013. Comey stava indagando sulle interferenze della Russia nelle elezioni dello scorso anno. L’amministrazione di Trump lega ufficialmente il licenziamento all’indagine sulle email di Hillary Clinton, ma la tesi viene ritenuta poco credibile dai democratici.

Giugno

  • Clima: Trump annuncia l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi, al fine di “tutelare gli interessi americani”. L’accordo è uno snodo essenziale nella cooperazione internazionale per affrontare efficacemente i cambiamenti climatici e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

    Gli Stati Uniti cessano di contribuire al Green Climate Fund delle Nazioni Unite, che secondo il presidente americano “azzoppa gli Stati Uniti e favorisce altri Paesi”.Secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15 per cento delle emissioni globali nel 2015, gli USA si erano impegnati a ridurle del 26-28 percento entro il 2025.

Luglio

  • Genere: Trump annuncia in un tweet che il suo governo non permetterà più a soldati transessuali di far parte dell’esercito, per via dei “tremendi costi medici e dei disagi che la loro presenza causerebbe”. La disposizione è stata bloccata dal giudice distrettuale di Washington Colleen Kollar su ricorso di alcuni militari.

Agosto

  • Difesa: Trump interrompe il ritiro dell’esercito statunitense dall’Afghanistan, dove le truppe americane sono presenti da 16 anni. Nonostante le sue dichiarazioni vaghe, è atteso l’arrivo di 3,900 soldati a supporto degli 8,400 già presenti sul suolo afghano. In passato il miliardario aveva più volte chiesto un ritiro delle truppe, la cui permanenza in Medio Oriente ritiene ora invece necessaria per sconfiggere lo Stato Islamico ed al Qaeda.

Settembre

  • Migranti: Trump revoca il DACA, programma di tutela rivolto agli immigrati entrati clandestinamente negli Stati Uniti quando erano ancora minorenni. I “dreamers”, così chiamati dal nome del primo tentativo di legislazione varato da Obama (il Dream Act, appunto), possono quindi nuovamente essere espulsi dallo stato. Quando il provvedimento viene fermato da un giudice federale californiano, Trump si rivolge alla Corte Suprema.Il presidente americano si è mostrato disposto a barattare il piano con l’approvazione da parte del Congresso dei fondi per costruire il muro tra USA e Messico.
  • Terzo Muslim Ban: riguarda Siria, Libia, Iran, Yemen, Somalia, Ciad, Corea del Nord e Venezuela e, a differenza dei due precedenti, non ha carattere provvisorio. Il 17 ottobre viene bloccato dal giudice federale delle Hawaii Derrick K. Watson, ma il 4 dicembre la Corte Suprema ne autorizza l’entrata in vigore fino a una sua decisione definitiva.

Ottobre

  • Sanità: dopo aver fallito più volte nel tentativo di riformare completamente la materia, Trump aggira con un provvedimento l’Obamacare, riforma sanitaria voluta dal suo predecessore. Le novità permettono alle compagnie assicurative di proporre coperture che non comprendano alcune cure (come quelle pediatriche, ginecologiche e psichiatriche). Contestualmente viene approvata anche la riforma fiscale: le tasse vengono ridotte per circa 1.500 miliardi di dollari totali, a beneficio delle aziende, grazie all’aumento del debito statunitense di mille miliardi di dollari in 10 anni.
  • Ambiente: Trump abroga definitivamente il Clean Power Plan voluto da Obama, rinunciando così al ruolo di leader mondiale per la green economy. Il piano, che Trump aveva promesso di abolire in campagna elettorale, chiedeva il taglio del 32 percento delle emissioni degli impianti a carbone entro il 2030, ed era stato sospeso nel 2017 dalla Corte Suprema a causa delle forti opposizioni.

Novembre

  • Rete: Trump prende provvedimenti contro la net neutrality, insieme di norme di neutralità  del web che garantiva l’accesso alla rete senza discriminazioni a tutti i fornitori di servizi e contenuti. Questa deregulation in senso disegualitario cambia radicalmente la fisionomia del web, da sempre spontaneamente guidato da spinte democratiche.
  • Petrolio: il governo autorizza le trivellazioni esplorative in Alaska. Eni è la prima compagnia a poter perforare il Mar Glaciale Artico.

Dicembre

  • Medio Oriente: Trump riconosce Gerusalemme capitale di Israele, annunciando la sua intenzione di spostare lì l’ambasciata statunitense, e contestualmente gli Stati Uniti escono dal Global Compact, il patto dell’Onu che punta a migliorare la gestione mondiale dei rifugiati.

    Il premier israeliano Nethanyau mostra il suo apprezzamento per la decisione, dichiarando: “Gerusalemme è la capitale di Israele da 3mila anni”. Le dichiarazioni di Trump provocano però anche reazioni indignate da parte dei leader di tutto il mondo e violente proteste in Medio Oriente, dove Hamas annuncia una nuova intifada sul web.