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I cinque giorni che decideranno il futuro politico della Germania

Dopo il fallimento della coalizione "Giamaica", va in scena il tentativo della riedizione della Grande coalizione tra Cdu, Spd e Csu

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credit: Bernd von Jutrczenka/dpa

Sono iniziati ieri i colloqui esplorativi tra i partiti tedeschi della Cdu, Spd e Csu per formare il nuovo governo a oltre tre mesi di distanza dall’esito delle elezioni politiche.

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L’intento è quello di rimettere in piedi la Grosse Koalition, ipotesi che fino a pochi giorni fa sembrava assai remota dopo il secco “no” del leader socialdemocratico Martin Schulz, che aveva dichiarato di voler restare all’opposizione per concentrarsi esclusivamente sul partito, crollato nelle consultazioni del 24 settembre al 20,5 per cento dei voti.

Ma dopo il fallimento della creazione della coalizione Giamaica con i liberali e i verdi, alla cancelliera Angela Merkel non resta che tentare una riedizione dell’esecutivo che ha guidato per anni la Germania per evitare un governo di minoranza o un ritorno alle urne.

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Il termine ultimo per arrivare a un accordo è fissato per giovedì, e fino a quella data gli incontri saranno coperti da una forte riservatezza, vista la delicatezza del momento.

I colloqui tra gli esponenti dei tre partiti sono iniziati nella sede dell’Spd a Berlino, dove Schulz ha accolto Merkel e Horst Seehofer, leader dell’Unione Cristiano-Sociale bavarese.

“La Cdu entra in questi colloqui con l’obiettivo di mettere i presupposti per un governo stabile, ma c’è un enorme lavoro da fare nei prossimi giorni”, le parole della cancelliera, mostratasi cautamente ottimista.

Schulz ha dichiarato che “Cinque giorni devono essere sufficienti per esplorare se ci sono abbastanza cose in comune”, aggiungendo di “non voler tirare linee rosse”, senza tuttavia rinunciare a dare una spinta a sinistra nel governo.

Saranno quindici i gruppi di lavoro che dovranno elaborare un documento finale lungo circa un paio di pagine. I negoziatori sono 39, tredici per ogni partito.

Il primo argomento trattato ieri è stata l’economia, in particolare tasse e finanze pubbliche.

Altro tema centrale sarà la politica europea, con i socialisti intenzionati ad avere un ruolo maggiore rispetto alla legislatura appena conclusasi, dove lasciarono ai fautori dell’austerity ogni decisione in chiave di politica economica comunitaria in cambio dell’approvazione del salario minimo garantito.