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Cinque nuove importanti rivelazioni su Donald Trump

Il libro in uscita del giornalista Michael Wolff fa agitare la Casa Bianca, portando alla luce importanti informazioni sul ruolo di Trump nel Russiagate

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Credit: Photo by Cheriss May/NurPhoto

Si intitola “Fire and Fury: inside the Trump White House” e deve ancora essere messo in vendita, ma passerà alla storia come il libro che ha fatto infuriare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Il volume redatto dal giornalista Michael Wolff sulla presidenza di “The Donald” è già stato messo al bando dalla Casa Bianca come un “libro pieno di pettegolezzi che può essere descritto solo come una fiction scandalistica da quattro soldi”.

In oltre 200 interviste realizzate da Michael Wolff, un esperto di media e biografo del magnate Rupert Murdoch, emergono nuove importanti rivelazioni sul presidente statunitense, in particolar modo quelle realizzate con il contributo di Steve Bannon, ex chief strategist del presidente.

Bannon, licenziato da Trump ad agosto 2017, pone l’accento sull’ascesa del tycoon alla Casa Bianca e sui suoi rapporti con i russi durante la campagna elettorale. 

Quegli stessi rapporti che sono al centro del Russiagate, l’indagine sul ruolo svolto dalla Russia nelle scorse elezioni presidenziali americane che sta diventando un serio problema per Donald Trump.

1. Trump prese parte all’incontro con i russi alla Trump Tower

Nel libro, Bannon rievoca in particolar modo l’incontro avvenuto a giugno 2016 alla Trump Tower, al quale parteciparono il figlio del presidente, Donald Trump jr. (o Don Jr), il genero di Donald, Jared Kushner e l’ex portavoce della campagna elettorale Paul Manafort con l’avvocata russa Natalia Veselnitskaya, dopo aver avuto la promessa di ottenere dei documenti utili ad accusare la candidata democratica Hillary Clinton.

Un intermediario, conferma Bannon dopo le rivelazioni del New York Times di qualche tempo fa, aveva promesso materiale che avrebbe incriminato la Clinton.

Si tratta esattamente della circostanza per cui il figlio di Donald Trump – che in quell’occasione aveva scritto “I love it” in un’email al procuratore Rob Goldstone anziché allertare l’Fbi – è stato successivamente pressato dagli inquirenti statunitensi nell’ambito del Russiagate.

Nessuno dei partecipanti da parte americana sentì il bisogno di avvertire l’Fbi o l’autorità giudiziaria che alcuni cittadini russi si stavano immischiando in modo sospetto nella campagna elettorale più importante per gli Stati Uniti.

“Anche se non pensavano che fosse un atto di tradimento, o antipatriottico, o anche solo un azzardo – e per me era tutte queste cose insieme – avrebbero dovuto chiamare immediatamente l’Fbi”, afferma Bannon nel libro.

Secondo colui che può essere considerato uno degli ex consiglieri più fidati del presidente degli Stati Uniti, anche Donald Trump aveva partecipato all’incontro con gli esponenti russi alla Trump Tower durante la campagna elettorale, e sarebbe stato suo figlio, Don Jr, ad aver portato gli ospiti nell’ufficio del padre.

“La possibilità che Don Jr non abbia portato questi jumos (parola apparentemente inventata) su nell’ufficio del padre al 26esimo piano è zero”, afferma Bannon nel libro.

All’errore di fare quell’incontro se ne sono aggiunti altri, come la decisione di Trump di licenziare il capo dell’Fbi James Comey o di immaginare che l’indagine affidata al magistrato indipendente Robert Mueller si sarebbe risolta rapidamente in qualcosa di innocuo.

Al contrario, secondo quanto rivelato da Bannon, la cosa continuerà ad ingigantirsi, e si concentrerà su un elemento ben preciso: il riciclaggio di denaro sporco.

“La gente che Mueller si è presa come collaboratore”, spiega ancora Bannon “è esperta in materia. E oggi la strada per fregare Trump passa attraverso Paul Manafort, Jared Kushner e Donald Jr. Chiaro come l’acqua”.

2. Trump “sconcertato e inorridito” dalla sua vittoria

In un articolo uscito su NYMag e adattato per il suo libro, il giornalista Wolff descrive lo stupore e lo sgomento di Trump non appena avuta notizia della sua vittoria elettorale del novembre 2016.

“Poco dopo le 8 dell’Election Night, quando era ormai stata confermata la previsione che Trump avrebbe vinto, suo figlio Don Jr disse a un amico di aver incontrato suo padre, che gli era parso come un fantasma”, scrive Wolff.

“Lacrime, e non di gioia”.

Secondo le importanti rivelazioni contenute nel volume di Wolff, in un’ora soltanto, “Trump era passato dall’essere incredulo per la sua vittoria, poi ad esserne inorridito, e infine, in pochissimo tempo, ad auto-convincersi che sarebbe stato del tutto in grado di essere il presidente degli Stati Uniti”.

3. Flynn sapeva che i legami con la Russia sarebbero stati “un problema”

“L’ex consigliere della sicurezza nazionale degli Stati Uniti Mike Flynn sapeva che accettare denaro da Mosca per un discorso a pagamento poteva ritorcersi contro di lui”, si afferma nel libro.

Wolff scrive che prima delle elezioni Flynn avrebbe detto ad alcuni amici che “non era una buona idea prendere 45mila dollari dai russi per un discorso. Sarebbe solo un problema se dovessimo vincere”, avrebbe ribadito loro.

Flynn era uno degli uomini di Trump più disponibili nei confronti della Russia: ha sempre parlato della prospettiva di collaborare con il governo di Vladimir Putin per combattere il terrorismo.

Nel 2015 tenne un discorso a pagamento alla festa per il decimo anniversario di RT, la tv e il sito di notizie in lingua inglese controllati dal governo russo.

Mesi dopo le sue dimissioni, ha ammesso di aver preso soldi per garantirne gli interessi durante le ultime elezioni presidenziali.

Flynn è anche l’uomo che Trump cercò di proteggere, chiedendo all’allora capo dell’Fbi James Comey di lasciar perdere le indagini che le autorità federali avevano iniziato a condurre sulle sue relazioni coi russi. 

4. Trump ha trovato la Casa Bianca “spaventosa”

“Trump ha trovato la Casa Bianca irritante e persino un po ‘spaventosa al momento del suo insediamento”, si legge nel volume di Wolff.

“La prima notte si ritirò da solo nella sua camera da letto, dormendo in una stanza separata rispetto alla moglie – fatto che, ricorda Wolff – non accadeva dalla presidenza Kennedy”

“Nei primi giorni alla Casa Bianca, ordinò due schermi tv, oltre a quelli già lì, e una serratura per la porta della sua stanza, decisione che causò un breve scontro con i servizi segreti, i quali insistevano per avere accesso alla stanza”.

5. Il desiderio della figlia Ivanka di correre per la Casa Bianca

La figlia di Trump e il marito Jared avevano concordato che se ci fosse stata un’occasione sarebbe stata lei a correre per la Casa Bianca. “La prima donna presidente, avrebbe detto divertita, non sarebbe stata Hillary, ma Ivanka Trump”.