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Il caso dei falsi invalidi in Sardegna di cui nessuno parla

Il commento dell'economista Carlo Valdes che porta alla luce un dato sconcertante: in soli tre anni, il numero di invalidi sardi ogni 100mila abitanti è aumentato di oltre 600 unità

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I recenti dati dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli, commissario alla spending review nel 2013/2014 ed ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, hanno portato nuovamente alla luce il preoccupante fenomeno della crescita delle prestazioni agli invalidi.

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Le evidenze testimoniano un aumento diffuso delle prestazioni su tutto il territorio nazionale, con un incremento di oltre l’8 per cento solo negli ultimi tre anni. Questo dato è già sufficiente per destare stupore, ma occorre maneggiarlo con cura.

In effetti, tra le cause che generano un deciso aumento delle prestazioni agli invalidi, alcune sono meritevoli di massimo rispetto, come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie per le quali viene riconosciuta l’invalidità, alcuni adeguamenti normativi o il numero di ricorsi vinti in materia. 

Tuttavia, queste cause da sole non bastano per spiegare il fenomeno. Occorre, quindi, interrogarsi su quali siano le cause meno nobili che hanno guidato la corsa alle prestazioni di invalidità degli ultimi anni, tra cui i casi di abuso, noti alla cronaca come “false invalidità”.

Sul tema, già parzialmente noto a livello nazionale, c’è molto da dire a livello regionale. Infatti, negli anni precedenti, le attenzioni delle cronache erano state riservate quasi esclusivamente alla Calabria, prima regione per numero di prestazioni agli invalidi. Tuttavia, l’eccesso di clamore intorno alle vicende calabresi aveva tenuto fuori dal dibattito pubblico l’altra grande protagonista del fenomeno a livello nazionale: la Sardegna.

L’isola, seconda regione italiana per numero di prestazioni agli invalidi ogni 100mila abitanti, presenta numeri meritevoli di essere discussi, anche perché molto simili a quelli della Calabria. Infatti, nel 2017, il numero di prestazioni pro capite in Sardegna è stato quasi il doppio di quello dell’Emilia-Romagna, e oltre un terzo in più della media delle altre regioni.

In soli tre anni, il numero di invalidi sardi ogni 100mila abitanti è aumentato di oltre 600 unità, passando da 6.837 del 2014 a 7.442 del 2017. Il dato è significativo, e lo è ancor più se paragonato all’aumento medio nazionale di 390 unità.

Ma questi numeri, se possibile, non raccontano ancora tutta la verità: se già le differenze regionali nel paese sono particolarmente accentuate, i dati sulla Sardegna evidenziano disparità ancora più significative a livello provinciale.

Il primo gennaio di quest’anno, le prestazioni ogni 100mila abitanti nella provincia di Oristano erano 9.720, quasi il doppio delle 5.862 della provincia di Olbia-Tempio. In ordine, dopo Oristano compaiono Nuoro (8.482), Carbonia-Iglesias (8.417), Medio Campidano (8.001), Sassari (7.905), Ogliastra (7.210) e Cagliari (6.382).

È bene ricordare che la media nazionale è di poco più di 5mila prestazioni ogni 100mila abitanti, quindi nessuna delle province sarde si è piazzata al di sotto della media italiana. A questo si aggiunga che l’alto livello della media nazionale è interamente guidato dal sud e dalle isole, che raggiungono numeri molto più elevati delle regioni del nord.

Lo sguardo al problema può essere arricchito osservando la crescita delle prestazioni dal 2014 ad oggi.

Nella provincia di Carbonia-Iglesias, dal 2014 al 2017, il numero di prestazioni ogni 100mila abitanti è cresciuto di quasi 1.300 unità (oltre il doppio della variazione media calcolata sulle altre province, pari a 540 unità). In altre parole, nel 2014 le prestazioni erano 7.150, mentre nel 2017, come scritto prima, sono arrivate a essere quasi 8.420.

A corredare questo quadro però, possono concorrere anche i numeri relativi alla spesa. Banalmente, infatti, ci si potrebbe chiedere: quanto costa agli italiani la crescita delle prestazioni di invalidità?

L’Osservatorio sui conti pubblici italiani stima che la spesa pubblica per gli invalidi civili nel 2017 sarà pari a 17,8 miliardi, oltre 700 milioni in più rispetto alla spesa del 2014. Per dare un’idea del ruolo della Sardegna in questa crescita, basti pensare che il 1 gennaio del 2017 la spesa pro capite in Sardegna per prestazioni vigenti agli invalidi civili era il doppio rispetto a quella di regioni come Piemonte, Veneto e Emilia Romagna.

Tenendo presente che non è possibile avere evidenze precise sull’esistenza di abusi nella regione, è certo che i dati riportati rendono manifeste differenze tra la Sardegna e le regioni del nord Italia che, ad oggi, non trovano una ragionevole spiegazione.

Infatti, guardando il numero di studenti sardi con disabilità presenti nella scuola pubblica o il tasso di infortuni sul lavoro, non si riscontrano differenze particolarmente significative rispetto alle altre regioni. E anche quando differenze di questo tipo esistono, non sono comunque sufficientemente grandi da spiegare questo singolare ruolo sardo nella distribuzione delle prestazioni di invalidità.

Una speranza di miglioramento, comunque, esiste: negli ultimi anni l’INPS e le Fiamme Gialle stanno prestando crescente attenzione al problema e non esistono ragioni per pensare che questa tendenza sarà sospesa in futuro.

Ma ad oggi, ciò che fa maggiormente riflettere è che ogni spreco di risorse in materia di invalidità civile, oltre ad appesantire i conti pubblici, sottrae denari da destinare a chi davvero necessita di assistenza da parte dello stato. 

Questa sola riflessione è sufficiente per chiedere, su questo tema, il massimo impegno della classe politica regionale e nazionale, e di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione e nel monitoraggio delle prestazioni.

*Testo a cura dell’economista Carlo Valdes.