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Tutto quello che c’è da sapere sul solstizio d’inverno

Il giorno in cui inizia l'inverno ha da sempre suscitato un fascino mistico e religioso nelle culture per le quali il sole aveva un ruolo fondamentale

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Un uomo in bici a Baikonur, Kazakistan. Credit: / AFP PHOTO / Kirill KUDRYAVTSEV

Ogni anno, tra il 21 e il 22 dicembre, cade il solstizio d’inverno. Quest’anno sarà il 21 dicembre il giorno più corto dell’anno, con solamente 9 ore e 8 minuti di luce.

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Il solstizio d’inverno è il giorno in cui il sole raggiunge la sua declinazione massima, lo Zenith, posizionandosi nel suo punto più vicino alla Terra. Nonostante questo, l’inclinazione dei raggi solari favorisce la dispersione del calore: per questo motivo la giornata del solstizio d’inverno non è più calda rispetto alle altre, a dispetto di ciò che si potrebbe pensare.

Dopo il 21 dicembre, le giornate ricominciano ad allungarsi, fino ad arrivare al solstizio d’estate.

Questa giornata ha da sempre suscitato un fascino mistico e religioso nelle popolazioni che vedevano nel sole il principio di tutto.

La tradizione voleva che si aspettasse la fine del ciclo negativo del sole, e che, dopo la notte più lunga dell’anno, il sole stesso risorgesse per cominciare una nuova stagione, basata sulla luce e la prosperità.

Questo spiega il motivo per cui il 25 dicembre è la data in cui viene celebrata la nascita delle divinità di moltissime religioni, anche molto distanti e diverse tra loro.

• Nell’antico Egitto, nel 3.000 a.C. circa, si festeggiava il dio Sole babilonese Shamash, mentre veniva celebrata la nascita del dio Horus, raffigurato spesso tra le braccia di Iside, che rappresentava il sole appena levato al mattino. In seguito in Egitto si cominciò a celebrare la nascita di colui che veniva considerato l’incarnazione del Sole: Tammuz, nato dalla dea Ishtar. Anche Tammuz, similmente all’iconografia cristiana, viene raffigurato in braccio a sua madre Ishtar, con il capo sovrastato da un’aureola. Bisogna aggiungere inoltre che anche nella tradizione babilonese, il dio Tammuz muore e risorge dopo tre giorni.

• Nell’antica Grecia, durante i giorni in corrispondenza del solstizio d’inverno, veniva venerato il dio Dioniso, attraverso l’organizzazione di una festa rituale chiamata Lenaea. Mentre nell’antica Roma, dal 17 al 23 dicembre venivano organizzati i Saturnali, festività dedicate all’insediamento nel tempio di Saturno, dio dell’agricoltura. Sempre nell’antica Roma, inoltre, veniva festeggiato il “Sol invictus”, simboleggiante la rinascita del Sole che, dopo un periodo nell’oscurità, tornava a splendere più forte di prima.

• Nella tradizione celtica e germanica antecedenti al cristianesimo si festeggiava Yule, che, nel paganesimo e nel neopaganesimo rappresentava uno degli otto giorni solari.

• In Persia veniva celebrata la nascita del dio guerriero Mithra. Egli, proprio come il dio cristiano, venne partorito da una vergine e venne chiamato “il Salvatore”.

• In Azerbaigian a nascere dopo il solstizio d’inverno era Zarathustra.

• In Oriente nasceva Buddha.

• Nel Messico pre-colombiano, gli Aztechi raffiguravano il sole attraverso un giovane guerriero che muore ogni sera, rinascendo la mattina dopo, sconfiggendo la luna e le stelle. La leggenda vuole che, per compiacere il dio, gli indigeni gli offrissero vittime umane in sacrificio per nutrirlo. Nei giorni che seguivano il solstizio veniva inoltre festeggiata la nascita del dio Huitzilopochtli.

• Nello Yucatan si celebrava la nascita del dio Sole Bacab, anch’egli nato da una madre vergine: Chiribirias.

• In India, la divinità venerata durante le festività di dicembre è Krishna.

• In Cina nasceva Scing-Shin.

• Infine, nei popoli slavi e del Nord, si festeggiava la nascita del figlio del dio Odino e la dea Freya: il dio Freyr.