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Nel mondo la metà dei bambini vittime di abusi ha meno di 10 anni. I dati dell’Unicef sulla pedopornografia

Il rapporto dell'Unicef "Figli dell’era digitale", analizza i modi in cui la tecnologia digitale ha già cambiato la vita e le opportunità dei bambini e le loro prospettive per il futuro.

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Credit: AFP PHOTO / Raul Arboleda

“Se un estraneo mi dice “spogliati”, allora io mi spoglio…Gli stranieri provengono da USA, Australia, Regno Unito, Cina. Io allora chiedo: “Vuoi acquistare uno spettacolo?” E lo straniero risponde: “Sì.” Per ogni “spettacolo”, guadagna l’equivalente di circa 3 dollari”, racconta una bambina filippina di 12 anni, costretta a trasmettere in diretta atti sessuali dalla casa del suo vicino.

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Ad un certo punto, uno di quegli estranei è arrivato dagli Stati Uniti per incontrarla, ma lei è riuscita ad evitare l’incontro ed è stata salvata dalla polizia in un raid. “I miei genitori non sapevano che stessi facendo gli spettacoli. Ho mentito loro. Ma mi dispiace di averlo fatto”.

Adesso è tenuta in regime protetto finché il suo vicino non sarà giudicato in tribunale.

A raccontare questa storia è il rapporto dell’Unicef “Figli dell’era digitale”, che analizza i modi in cui la tecnologia digitale ha già cambiato la vita e le opportunità dei bambini e le loro prospettive per il futuro.

Non è mai stato così facile per i pedofili contattare le potenziali vittime in tutto il mondo, condividere le immagini del loro abuso e incoraggiarsi a vicenda a commettere ulteriori reati.

“La portata di questo crimine è scioccante”, ha affermato Jürgen Stock, segretario generale dell’Interpol, “ed è peggiorato dal fatto che queste immagini possono essere condivise globalmente solo premendo un pulsante e restano online per sempre. Ogni volta che un’immagine o un video vengono condivisi o visualizzati, la vittima viene perseguitata un’altra volta”.

Secondo la Internet Watch Foundation (IWF), la fondazione per la sorveglianza di internet, nel 2016, 57.335 uniform resource locators (URL) contenevano materiale pedopornografico. Di questi, il 60 per cento era ospitato su server in Europa e il 37 per cento in Nord America.

Il 92 per cento delle Url contenenti materiale pedopornografico identificati dall’IWF era ospitato sui server di cinque paesi: Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Francia e Russia.

Il 53 per cento delle vittime di abusi ha 10 anni o meno: un dato sconcertante, ma allo stesso tempo inferiore al 69 per cento del 2015. Tuttavia, il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30 per cento nel 2015 al 45 per cento nel 2016.

Un dei motivo di questo incremento è rappresentato dai contenuti autoprodotti condivisi online. Nel 2016 NetClean Report, un’indagine di polizia condotta in 26 paesi ha rivelato che il materiale esaminato raffigura principalmente bambini provenienti dall’Europa e dal Nord America, da paesi con numerosi dispositivi internet a persona e servizi internet affidabili e paesi senza un’adeguata legislazione che vieti i reati sessuali e l’accesso nei confronti dei minori.

Una nuova sfida nell’individuazione del materiale pedopornografico è la comparsa di materiale sessualmente esplicito autoprodotto, che viene spesso accorpato al “sexting” consensuale ma che può anche includere materiale prodotto non consensualmente, ad esempio in seguito a istigazione, adescamento ed estorsione sessuale.

Un rapporto dell’IWF del 2015 sui “contenuti sessuali prodotti dai giovani” ha evidenziato la facilità con cui si può perdere il controllo sui contenuti una volta pubblicati online: l’89,9 per cento delle immagini e dei video valutati nello studio era stato “prelevato dalla postazione di caricamento originaria e ridistribuito da siti web di terze parti”. Un ulteriore risultato chiave di questo studio è stata l’elevata percentuale di contenuti che mostrano bambini fino ai 13 anni.

L’IWF ha chiesto “ulteriori ricerche mirate a comprendere le motivazioni che spingono i bambini a creare e distribuire tali contenuti” e la “necessità di campagne di sensibilizzazione destinate alle fasce di età più giovani, per mostrare ai minorenni e ai loro genitori i rischi che corrono online”.

Quando si tratta di abuso e sfruttamento sessuale, la vulnerabilità dei minorenni può variare a seconda dell’età del bambino. I bambini più piccoli, per esempio, sono particolarmente vulnerabili agli abusi da parte di un adulto o di un coetaneo, sia all’interno della famiglia che in altri contesti o rapporti in cui esiste una base di fiducia.

Al contrario, gli adolescenti sono spesso esposti ad un maggior rischio di abuso da parte di persone al di fuori della famiglia, inclusi i criminali della sfera digitale.

A El Salvador, una ragazza sfruttata sessualmente online all’età di 14 anni – non da uno sconosciuto, bensì dal suo ex fidanzato – ha raccontato che lui le aveva chiesto delle foto “senza vestiti addosso”. “Ciò mi ha fatto sentire molto a disagio”.

Dopo aver rotto la relazione pochi mesi dopo, il ragazzo ha creato un profilo sui social media pubblicando le sue foto nuda. “Quando ho ricevuto la richiesta di amicizia. Ho sentito il mondo crollarmi addosso. Aveva mandato la richiesta di amicizia a tutti i miei amici, a mia madre, a mia sorella”.

Quando il profilo è stato reso pubblico, lei è andata alla polizia. “Mi hanno detto che era solo colpa mia perché gli avevo mandato le foto”.

Dopo l’incidente, ha detto “mi sono sentita abusata, davvero ferita. Lui non è mai stato punito”. Spera adesso che altri teenager possano imparare dalla sua esperienza: “Ho deciso di raccontare la mia storia per aiutare altre ragazze, perché questo non accada anche a loro”.

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