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La vicenda del ragazzo bresciano partito per la Turchia nel 2016 e mai più tornato

Immagine di copertina

“Mi tengono prigioniero in Siria, aiutatemi. Il riscatto o mi uccidono”. A riferire queste parole è il Giornale di Brescia. A pronunciarle è invece un 32enne bresciano, Alessandro Sandrini, partito un anno e due mesi fa per la Turchia e mai più tornato a casa.

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La sua famiglia non ha avuto notizie di lui fino a ottobre 2017, quando la madre ha ricevuto una sua telefonata. “Non so dove sono, mi hanno sequestrato. Aiutami”, aveva detto. Qualche giorno fa una seconda chiamata: “Questi non scherzano. Avvisa l’Ambasciata. Mi vogliono uccidere”.

Alessandro è un dipendente in cassa integrazione di un’azienda bresciana che era partito il 3 ottobre 2016 per Adana, una città turca a 180 chilometri da Aleppo. Secondo quello che ha riferito , da oltre un anno sarebbe sotto sequestro in Siria.

La Procura ha aperto un’inchiesta e la Farnesina sta seguendo la vicenda. “Il caso del connazionale è da tempo noto e seguito anche dalla Farnesina”, riferisce il ministero degli Esteri.

La madre del ragazzo ha raccontato al Giornale di Brescia le due telefonate ricevute dal figlio.